Agnelli e Elkann: "Juve unica: 100 anni al vertice, nessuno come noi"

Dopo lo stop forzato causa pandemia, ritorna il rito bianconero a Villar Perosa: Andrea e John portano la squadra davanti alla tomba di famiglia: "Solo chi conosce il passato può costruire il futuro"
Agnelli e Elkann: "Juve unica: 100 anni al vertice, nessuno come noi"© Juventus FC via Getty Images

VILLAR PEROSA - La storia siamo noi, canterebbe Francesco De Gregori. I tifosi della Juventus dimostrano invece che la storia sono anche loro. Insieme agli Agnelli. E stavolta più che mai, come si capirà. Due anni di stop per il covid non smorzano l’amore bianconero. I tifosi salgono a Villar Perosa con l’emozione di sempre. Vero, ce n’è meno che nel passato sulle tribune, circa duemilacinquecento, ma i prezzi da oltre 50 euro a posto e la crisi pandemica sono fatti. Non parole. Dunque meno quantità, ma stessa qualità. Passione pura, con la gente arrivata non solo dal Piemonte che va in delirio quando i giocatori escono dallo spogliatoio per il riscaldamento e non pare vero di vederseli lì, a dieci metri. Qualche idolo raggiunge di corsa il campo con un “cinque” lungo venti metri a toccare i più fortunati, col loro braccio teso verso la gioia. Vedi Bonucci. Altri lo seguono timidamente e dopo i primissimi metri si trovano a meraviglia, vedi Gatti, al debutto nel feudo degli Agnelli.

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Già. Villar Perosa è soprattutto la Casa della famiglia che in questo campionato, quando si scollinerà nel 2023, festeggerà 100 anni di Juventus. Qualcosa di unico in assoluto, reso ancora più affascinante dal fatto che nel frattempo i competitor, per usare una di quelle parole care a chi crede di parlare bene o meglio degli altri, sono finiti in mano a cinesi o fondi stranieri. La Juve no. La Juve era, è e sarà degli Agnelli. In condivisione con la declinazione Elkann, unica recente novità semantica in un secolo di storia. E la presenza dei cugini Andrea e John scalda i tifosi alla stessa maniera di Vlahovic e Di Maria. Quando i due si materializzano allo stadio di Villar Perosa, circa quaranta minuti prima dell’amichevole in famiglia che come tradizione durerà poco più di un tempo prima dell’invasione pacifica, scoppia un boato. E se i giocatori la passerella la fanno di corsa per andare a scaldarsi per la partita, loro due invece se la godono proprio, con tempi lenti e quasi romantici. Si fermano per firmare decine di maglie con i tifosi che a stento trattengono la felicità con la maglia che sta per essere impreziosita da una firma che verrà esibita ai nipotini. Andrea e John parlano con i tifosi che chiedono lo scudetto, loro rispondono che si proverà anche quest’anno a vincerlo. John, poi, ai bambini chiede il nome e loro rispondono divertiti.

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Il doppio discorso

Ma ieri i due cugini sono arrivati al campo dopo una tappa inusuale e certamente non casuale. La squadra questa volta non è stata invitata nella villa di famiglia, bensì davanti alla tomba di famiglia, nel camposanto del paese. Poco prima dell’ingresso il bus bianconero si è fermato per far scendere la truppa che ha raggiunto il luogo in cui Andrea e John hanno toccato le corde dei giocatori con pensieri profondi, che partono dalla storia. Il primo a prendere la parola, il presidente della Juventus: «Da qui, dal campo di Villar Perosa sono passati tutti i più grandi campioni che hanno vestito la maglia dagli Anni 50. Da Sivori a Platini, da Del Piero a Zidane e Baggio. Abbiamo scelto di fermarci in questo luogo così particolare per una ragione molto semplice e importante: nel 2023 saranno 100 anni che la famiglia Agnelli è proprietaria della Juventus. Si tratta di qualcosa di unico al mondo. Non esiste un club sportivo di qualsiasi disciplina che possa vantare una proprietà così longeva. Sappiate bene che se la Juventus è quello che è, tanto lo dobbiamo a chi sta riposando qui dentro, dal senatore Agnelli che ha fondato la Fiat, a suo figlio Edoardo che ha creduto tantissimo nello sport, che ha voluto acquisire la Juventus e fondato Sestriere. Passando poi dall’avvocato Agnelli e mio padre. Se siamo qui lo dobbiamo alle persone che sono dietro di noi. Abbiamo voluto portare un omaggio a chi ha creato tanto e che sia d’auspicio per tornare qui con uno o più trofei. Omaggiando così la tradizione».

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Appena Andrea Agnelli termina, il testimone passa al cugino John Elkann, che parla così alla squadra e allo staff tecnico: «La cosa più importante è conoscere il passato. Solo chi conosce il passato può costruire il futuro vivendo il presente al massimo. Il mister, il capitano e tutti voi avete grande responsabilità perché si possa vivere quest’anno dei 100 anni in un modo importate. Questo è un anno speciale che si divide in due fasi per il Mondiale e dobbiamo attaccare subito al meglio. Voi dovete dimostrare di essere da Juventus. La Juve ha una storia importante. E’ un momento di raccoglimento per ricordare il passato e chi ha costruito la nostra storia. Chi non è mai stato a Villar Perosa vedrà la festa, la passione, il calore e l’amore dei tifosi. Apprezzatelo perché avete la responsabilità di mantenere quella fede viva». Sarebbe stato impossibile cercare di entrare nel cuore dei giocatori in maniera ancora più profonda. Dunque non solo i fatti, grazie a un mercato di qualità destinato a essere ulteriormente impreziosito, ma anche le parole. La famiglia sta pensando a tutto per riportare la squadra a essere vincente su tutti i fronti anche se la concorrenza si è rinforzata.

Juve, Pogba e Villar Perosa: l'ultima volta nel 2015 FOTO
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Le dichiarazioni

Verso la fine del primo tempo John Elkann, si è poi concesso così ai microfoni di Sky: «Siamo molto felici di essere qui, tutti insieme, dopo la pandemia, proprio nell’anno di una ricorrenza importante come il centenario della nostra famiglia insieme alla Juventus. Villar Perosa porta sicuramente bene alla Juventus, lo dimostra la nostra storia, questo decennio eccezionale sotto la presidenza di Andrea e i tanti titoli che abbiamo vinto in questi 100 anni. Abbiamo vinto 38 scudetti con la prima squadra maschile, cinque con quella femminile, siamo la squadra con più Campioni del Mondo e abbiamo in bacheca tutte le Coppe che ci sono da vincere: questo è per noi uno stimolo per guardare al futuro, adesso dobbiamo stare attenti, perché rispetto al passato il campionato è più competitivo, con avversari come l’Inter, molto solida, il Milan campione in carica e la Roma; va detto che anche in Europa il livello di competitività si è alzato molto. Per questa partita in famiglia è bello vedere tanti campioni in campo che sono qui da tempo: oggi vediamo anche un’Under 23 competitiva, che gioca bene e ha elementi si sperimenteranno anche in prima squadra. Sono sicuro che Di Maria darà tanto alla Juve e al calcio italiano».

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Le donne e l’abbraccio

Dunque una giornata ricca di passione e di vibrazioni. Sulle tribune e sul campo. Per i tifosi e per i giocatori. Ma non solo. Anche le calciatrici campioni d’Italia, Girelli , Rosucci , Bonansea e Zamanian si sono emozionate nell’esibire, nell’intervallo, i trofei vinti (campionato, Coppa Italia e Supercoppa) con le Women bianconere per la gioia del tecnico Montemurro e del responsabile Braghin presenti anche loro a Villar. Ma non finisce qui. Emozioni anche per un ex calciatore juventino che ha fatto la storia, quando nel 1982 trasformò a Catanzaro un rigore che consegnò lo scudetto alla Juventus: Liam Brady. Invitato dalla Juventus, l’irlandese è stato omaggiato al centro del campo dal pubblico tra un tempo e l’altro raccogliendo una vera e propria ovazione. Ma il momento più toccante lo ha vissuto pochi minuti prima, quando ha incrociato Beppe Furino, suo ex compagno e gladiatore di centrocampo, ieri sulla sedia a rotelle per i postumi di un ictus: «È stato bellissimo rivederlo e poterlo abbracciare. Se ricordo quel rigore ogni tanto? Sì, qualche volte capita, ma feci bene a non pensare troppo all’importanza di quel penalty: tirai quasi subito e fu meglio così». Un pomeriggio d’amore e di grande rispetto per il passato. Come il gesto di Bonucci, che ha regalato la maglia proprio a Furino dopo averlo accarezzato con dolcezza. Piccoli gesti che possono essere i semi per una grande stagione.

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