La rivincita di Bonucci: da panchinaro a Monza a indispensabile per la Juve

Rilanciato ai massimi livelli dalle due partite con la Nazionale, dopo essere stato inopinatamente escluso dalla partita con i brianzoli, il Capitano si riprende il posto da titolare. Forse Allegri ha capito che per uscire dalla crisi ha più che mai bisogno dell’ultimo Veterano bianconero. Meglio tardi che mai.
La rivincita di Bonucci: da panchinaro a Monza a indispensabile per la Juve© Juventus FC via Getty Images

La partita con il Bologna è la prima delle dodici che, fra campionato e Champions, la Juve deve giocare in 42 giorni. E che non può sbagliare. La notizia del giorno è il ritorno di Bonucci al centro della difesa bianconera. Inopinatamente escluso da Allegri a Monza, dove la retroguardia ha pagato un dazio pesante alla sua assenza, il campione d’Europa si è rifatto indù Nazionale grazie ale due splendide prestazioni contro l’Inghilterra e l’Ungheria. In azzurro, il trentacinquenne difensore viterbese ha raggiunto quota 118, diventando il quarto nella classifica assoluta delle presenze. Dei Campioni d’Europa, Bonucci è il Capitano e il Veterano. Lo è anche nella Juve (481 presenze, 34 gol, 9 scudetti, 4 Coppe Italia, 5 Supercoppe italiane), sebbene con Allegri nel corso del tempo abbia vissuto un rapporto tormentato e tormentoso. A cominciare da quella sera che lo vide appollaiato sullo sgabello di Porto, era il 22 febbraio 2017, “l’ultima goccia”, così la definì in seguito, spiegando le ragioni del repentino divorzio che lo portò al Milan.

Bonucci a Monza non ha giocato, ma ci ha messo la faccia, beccandosi pure la reprimenda dei tifosi più delusi e più imbufaliti, sconcertati dalla falsa partenza stagionale. Apprezzato o criticato che sia, anche dai giudizi prevenuti al Bar Web, Bonucci coltiva il pregio della franchezza. Come quando Esplose dopo il burrascoso pareggio interno con la Salernitana, macchiato da uno dei più gravi errori commessi nella recente storia arbitrale: “Da un paio di stagioni viviamo sulle montagne russe, non si possono regalare dieci, venti minuti a qualsiasi squadra. Quando sei alla Juve esiste solo la vittoria, quando non siamo squadra facciamo fatica in tutto. La differenza della Juve che vince è nella mentalità. Tutto quanto sta accadendo non può, esistere: siamo la Juve. Non possiamo mai permetterci di non dare il massimo, è vero che abbiamo cambiato tanto, ma non possiamo cercare alibi”.

Era il 12 settembre, sono trascorsi diciotto giorni, nonostante la filippica di Bonucci, sino alla sosta la Juve ha continuato ad andare sulle montagne russe, complicandosi la vita prima con il Benfica e poi con il Monza. Per spiegare il lungo momento no, Allegri ha usato un altro lessico rispetto al suo Capitano, decisamente improvvido, a tratti stucchevole, mai incisivo. Per esempio, non ha ancora spiegato perché a Monza il pilastro della difesa sia rimasto in panchina tutto il tempo. Non sappiamo se sia stata la punizione comminata a Bonucci per ciò che ha detto dopo la Salernitana. Sappiamo che, decidendo di schierarlo contro il Bologna, l’allenatore se ne sia reso conto: se nessuno è indispensabile e tutti sono necessari, nell’attuale momento juventino Bonucci costituisce un’evidente eccezione alle regola. Meglio tardi che mai.

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