La Juve in Borsa non ha più senso

L’inchiesta a cui è sottoposto il club bianconero manderebbe in crisi un numero abbastanza ampio di altre società, che sono massicciamente ricorse alle plusvalenze per sistemare i conti o che si muovono disinvolte sotto il peso di debiti enormi

Se non fosse quotata in Borsa, la Juventus sarebbe lo stesso in questa tempesta giudiziaria sparpagliata su tre fronti? Probabilmente no. Come, d’altronde, non ci si trovano molti altri club italiani che hanno agito e agiscono in modo analogo, senza tuttavia essere sottoposti alle stesse regole e, soprattutto, agli stessi controlli. Il che non significa che fuori dalla Borsa si possa fare un po’ quello che pare e piace.

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Ma che è difficile coniugare certe logiche con la gestione di un’azienda nel mondo calcio. O come un recente comunicato della Juventus l’ha definito: “football industry”, meraviglioso eufemismo dentro il quale si fondono un giro d’affari di 10 miliardi di euro e modalità ereditate da quando era solo il gioco del pallone. Perché il calcio può essere considerato un’industria, come pretende, per il suo giro d’affari, ma non per certo per modalità gestionali, per la tolleranza di certi personaggi e per quel meccanismo in nessun modo regolabile - almeno allo stato attuale delle cose - che si chiama calciomercato. L’inchiesta a cui è sottoposta la Juventus manderebbe in crisi un numero abbastanza ampio di altre società, che sono massicciamente ricorse alle plusvalenze per sistemare i conti o che si muovono disinvolte sotto il peso di debiti enormi. Sarebbe interessante capire quanti bilanci non traballerebbero di fronte a perquisizioni e quanti dirigenti sarebbero entusiasti di farsi ascoltare tutte le telefonate, leggere tutte le email e intercettare perfino le conversazioni a tavola. La Juventus sta affrontando tutto questo e vedremo come andrà a finire. Nel frattempo un pensiero sul delisting, ovvero sull’uscita dalla Borsa, è probabile che venga elaborato anche da parte della proprietà. La Roma è appena scappata. E anche in Inghilterra c’è chi ci pensa. La Juventus fuori dalla Borsa sarebbe una società forse più maneggevole per chi la guida e tornerebbe, a tutti gli effetti, a essere un affare di famiglia, senza nessun dovere nei confronti del mercato. Finora, la Borsa ha dato poco alla Juventus e oggi, a un ventennio dal progetto di quotazione, sfugge anche quello che avrebbe dovuto dare (a parte un’importante liquidità per Ifil all’epoca). Forse non c’è una risposta ed è una ragione in più per pensare all’addio.

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