Il caso Juve e la demagogia della politica che dice: il calcio è la sentina di tutti i mali

Un conto sono le inchieste che accerteranno la verità dei fatti, conclamata soltanto dopo le sentenze di primo, secondo e terzo grado; un altro è la demagogica strumentalizzazione di chi vuole affossare l'intero sistema di un'azienda fra le prime del nostro Paese che conta 4,6 milioni di praticanti, fattura 5 miliardi all'anno, paga 1,4 miliardi di tasse, dà lavoro a 112 mila persone e, per ogni euro investito dal Governo, il Sistema Paese ottiene un ritorno di 18,3 euro in termini fiscali e previdenziali
Il caso Juve e la demagogia della politica che dice: il calcio è la sentina di tutti i mali© Juventus FC via Getty Images

Come già capitò in piena pandemia, il Sistema Calcio Italia è di nuovo demagogicamente, populisticamente sotto attacco da parte della politica di qualunque colore, secondo la quale è tutto da buttare. Due anni fa era il Virus a spingere autorevoli esponenti del Palazzo a tirare addirittura giù la saracinesca a tempo indeterminato: tentativo sventato dalla resilienza del calcio stesso. Due anni dopo, il caso Juve e le inchieste giudiziarie a esso collegate dettano l'assist per urticanti strumentalizzazioni giustizialistico-demagogiche. Un conto sono le indagini che accerteranno la verità dei fatti, conclamata soltanto dopo le sentenze di primo, secondo e terzo grado perché nè un avviso di garanzia né una richiesta di rinvio a giudizio equivalgono a una sentenza di colpevolezza. Un altro conto è la chiusura alle richieste di aiuto di un'azienda fra le prime del nostro Paese. E chi fa finta di non saperlo, mandi a memoria questi numeri ufficiali, contenuti nel Report 2021 stilato dalla Figc.

  • 4,6 milioni di praticanti e 1,4 milioni di tesserati per la FIGC.
  • Il 20% dei ragazzi italiani tra i 5 e i 16 anni tesserati per la Federcalcio.
  • Oltre 570.000 partite ufficiali disputate ogni anno nel pre COVID-19 (una ogni 55 secondi), all’interno di quasi 15.000 campi da gioco.
  • Impatto socio-economico (Economia, Socialità e Salute): € 4,53 miliardi.

Interesse generato:

  • Quasi 30 milioni di tifosi, il 55% della popolazione italiana di età superiore a 18 anni.
  • 50 partite di calcio tra i primi 50 programmi televisivi più visti della storia della tv italiana.
  • 6,7 miliardi di telespettatori a livello mondiale (audience cumulata).

Impatto economico e fiscale:

  • Fatturato diretto: € 5 miliardi, il 12% del PIL del football business mondiale.
  • 12 settori merceologici coinvolti nella catena di attivazione di valore del calcio.
  • Impatto indiretto e indotto sul PIL: € 10,3 miliardi, con oltre 112.000 posti di lavoro attivati e 235.000 volontari.
  • Contribuzione fiscale e previdenziale 2019 (calcio professionistico): € 1,5 miliardi, circa il 70% del contributo fiscale generato dall’intero sport italiano.
  • Negli ultimi 14 anni, il contributo fiscale e previdenziale è stato pari a € 15,5 miliardi; per ogni euro «investito» dal Governo italiano nel calcio, il Sistema Paese ha ottenuto un ritorno in termini fiscali e previdenziali pari a € 18,3.

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Il Bilancio Integrato inoltre torna anche sul successo dell’Italia nel Campionato Europeo, che ha appassionato l’84,3% degli italiani facendo registrare 115,7 milioni di telespettatori totali in Italia e 5,2 miliardi a livello mondiale. La vittoria degli Azzurri ha avuto un impatto economico diretto per la FIGC stimabile in circa 36 milioni di euro (il valore totale della produzione 2021 è stato di 229,5 milioni di euro, miglior risultato di bilancio nella storia della Federcalcio) e un impatto economico indiretto e indotto per il Sistema Paese stimabile in almeno lo 0,7% del Pil (circa 12 miliardi di euro).

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I numeri schiacciano le parole e legittimano la richiesta del calcio, come viene concesso ad altre aziende, di rateizzare i 500 milioni di tasse e contributi il cui pagamento è stato rinviato al 22 dicembre causa pandemia. Dicono che il governo possa concedere il frazionamento dei pagamenti, ma con un balzello del 3%. Bontà sua. L'importante è che i demagoghi del Palazzo la piantino di concionare su un sistema che è certamente da riformare, ma altrettanto certamente non è da buttare.

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