TORINO - «Rispettate le sentenze!», dicono da quasi vent'anni quando si tenta di parlare di Calciopoli con una narrazione alternativa a quella omologata nelle sagrestie calcistico-mediatiche di Roma e Milano. E ce n'è una fresca fresca, appena scesa dalla macchina del tempo della giustizia italiana, in grado, a vent'anni di distanza, di riesumare processi sepolti e rianimare coscienze sopite. La Corte di Cassazione, infatti, asciuga uno degli ultimi rivoli del processo di Napoli, agganciato al quale c'era la richiesta danni del Bologna del compianto Gazzoni Frascara. Il Bologna, nell'incriminata stagione 2004-05, oggetto delle indagini di Calciopoli, era retrocesso in Serie B e il suo presidente voleva i danni di quella retrocessione, perché secondo lui era stata frutto delle macchinazioni arbitrali di Luciano Moggi. Il ricorso della Victoria 2000 (la società cui faceva capo il Bologna di quegli anni) era stato già respinto due volte, il 7 marzo la sua vicenda è stata definitivamente chiusa dalla Cassazione con l'ordinanza numero 6116 emessa dalla sezione III Civile. E per chi si dà pena a ricostruire la storia con i documenti e non con le chiacchiere, vale la pena leggerla, perché ribadisce un concetto troppo spesso offuscato dal racconto favolistico della storia con i buoni, vittime innocenti, da una parte e i cattivi, brutti e sporchi, dall'altra.
Il campionato era pulito
La Cassazione tratta il ricorso della Victoria come il compito in classe di un alunno che non ha studiato: «È bene mettere in luce che la società Victoria 2000 non si è neppure in minima parte preoccupata di confutare la ricostruzione compiuta dalla sentenza impugnata», si legge in un passaggio che ricorda a chi, invece, è sempre stato un secchione di Calciopoli la superficialità di certe analisi colpevoliste, basate su titoli di giornale e non sulla lettura degli atti. Ma, soprattutto, la Cassazione ribadisce un concetto che è stato ribadito sia nella sentenza di primo grado (scritto in modo esplicito e chiarissimo dalla giudice Casoria) che nell'appello del processo penale, ovvero che «gli eventi di frode sportiva accertati non avevano determinato, in pratica, alcun significativo mutamento della classifica finale». Nella stagione 2004-05, oggetto di minuziose indagini e di qualcosa come 195mila intercettazioni effettuate, pedinamenti, infiltrazioni in borghese al sorteggio arbitrale, non è stato possibile riscontrare alterazioni nella classifica finale. Cioè, secondo i giudici, Moggi e Giraudo avevano cercato di alterare i risultati e per questo sono stati condannati, ma essendo stati assolti tutti gli arbitri (tranne uno, De Santis, condannato per una partita che non riguarda la Juventus), di fatto non si può dire che il campionato venne condizionato in alcun modo.
