Perché la nuova maglia Juve piace a metà e i motivi del cambiamento

Il club bianconero ha presentato la prima maglia ‘25-26 che i giocatori indosseranno già contro l'Udinese. Ma il nostro sondaggio vede i tifosi divisi: cosa c'è dietro le nuove scelte

La storia è il marketing di chi ha storia”, una vecchia regola che non dovrebbe mai passare di moda e che di conseguenza dovrebbe guidare le logiche di coloro che si confrontano con la commercializzazione di marchi che si portano appresso una tradizione ultracentenaria. E che, contemporaneamente, devono pure fare i conti con le esigenze innescate dalla modernità e dalla globalizzazione. Poi, pur considerando quest’ultima necessità, a nessuno verrebbe in mente di immaginare il Real Madrid senza la maglia bianca, o il Liverpool senza quella rossa e via dicendo.

La ragione che spinge al cambiamento e il valore della tradizione

Ma neppure la Juventus senza le strisce a righe verticali bianconere (a palatura fitta come negli iconici Anni 70) che hanno segnato la storia del calcio italiano, europeo e mondiale. Ma i tempi cambiano e il marketing si adegua: così come Andrea Agnelli cambiò il logo della Juventus per renderlo più globale (effetto raggiunto, salvo poi verificare che la maglia più gradita e venduta è stata quella con la zebra rampante che storicamente campeggiava sotto l’araldica che certificava il legame con Torino. Il legame, attenzione: lo sguardo nel mondo, ma le radici in un posto ben connotato e riconoscibile) così il disegno delle strisce sulle maglie si modifica a seconda dei tempi. E ora, quando l’obiettivo grosso del marketing è direzionato verso gli Usa e i paesi dell’Asia dove le righe bianconere simmetriche rimandano alle casacche degli arbitri, è necessaria un lavoro di differenziazione che si sforzi di stare a mezzo tra la tradizione e la novità.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Debutto contro l'Udinese

La sintesi dei progettisti Adidas ha prodotto la maglia che la Juventus utilizzerà la prossima stagione e che verrà utilizzata in anteprima perché altrimenti, per regolamento Fifa, non potrebbe essere utilizzata al Mondiale per club negli Usa: il mercato per la quale è stata sostanzialmente progettata. Così Juventus e Adidas spiegano la ratio della nuova maglia: “Racchiude l’essenza dell’identità juventina, rendendo omaggio alla storia gloriosa del Club e al contempo allo spirito giovanile che lo definisce. Ogni giorno, “We Are Youth. Since 1897” è la filosofia che definisce un’identità in continua evoluzione, guidata dalla stessa intensità e dallo stesso scopo che ci hanno animato fin dall’inizio. E questo spirito è presente, a pieno titolo, nel Kit Home 2025/26, che vede le classiche strisce bianche e nere reinterpretate con un nuovo design rivoluzionario e innovativo, con diversi livelli di spessore, con un cenno all’estetica che caratterizza la moda italiana. I dettagli rosa sono visibili sullo stemma del Club, sul logo Adidas e sulle tre strisce che corrono lungo le spalle, in omaggio alle radici storiche del Club. Progettate per garantire prestazioni elevate e aiutare i campioni a giocare con sicurezza sotto pressione, queste maglie leggere sono dotate della più recente tecnologia Adidas e sono state create in stretta collaborazione con i giocatori durante tutto il processo di sviluppo”. La parola, ora, spetta ai tifosi (che nel sondaggio sul sito di Tuttosport si sono divisi a metà sul gradimento). Perché c’è solo un totem che non si può e non si deve abbattere: la maglia. 

 

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La storia è il marketing di chi ha storia”, una vecchia regola che non dovrebbe mai passare di moda e che di conseguenza dovrebbe guidare le logiche di coloro che si confrontano con la commercializzazione di marchi che si portano appresso una tradizione ultracentenaria. E che, contemporaneamente, devono pure fare i conti con le esigenze innescate dalla modernità e dalla globalizzazione. Poi, pur considerando quest’ultima necessità, a nessuno verrebbe in mente di immaginare il Real Madrid senza la maglia bianca, o il Liverpool senza quella rossa e via dicendo.

La ragione che spinge al cambiamento e il valore della tradizione

Ma neppure la Juventus senza le strisce a righe verticali bianconere (a palatura fitta come negli iconici Anni 70) che hanno segnato la storia del calcio italiano, europeo e mondiale. Ma i tempi cambiano e il marketing si adegua: così come Andrea Agnelli cambiò il logo della Juventus per renderlo più globale (effetto raggiunto, salvo poi verificare che la maglia più gradita e venduta è stata quella con la zebra rampante che storicamente campeggiava sotto l’araldica che certificava il legame con Torino. Il legame, attenzione: lo sguardo nel mondo, ma le radici in un posto ben connotato e riconoscibile) così il disegno delle strisce sulle maglie si modifica a seconda dei tempi. E ora, quando l’obiettivo grosso del marketing è direzionato verso gli Usa e i paesi dell’Asia dove le righe bianconere simmetriche rimandano alle casacche degli arbitri, è necessaria un lavoro di differenziazione che si sforzi di stare a mezzo tra la tradizione e la novità.

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