Henry, l'addio Juve tra Moggi e Ancelotti: "Mandateci Del Piero in prestito"

Il francese ha ripercorso alcune tappe della sua carriera tra cui l'esperienza con la Vecchia Signora tra difficoltà e retroscena: "Ho capito quanto fosse difficile..."

Intervistato da "The Overlap", Thierry Henry, ex attaccante di Juventus, Arsenal e Barcellona, ha parlato della breve esperienza esperienza nel club bianconero e dei motivi del suo addio. Lex nazionale francese e campione del Mondo nel 1998 ha iniziato dichiarato: "Cosa era differente tra Arsenal, Juve e Monaco? È stata un'evoluzione che mi ha aiutato a crescere. Al Monaco i quattro attaccanti erano infortunati, l'allenatore non prese in considerazione le riserve e ha messo me a 17 anni. Sono arrivato in prima squadra come punta ma sono stato subito spostato come ala perchè ero molto veloce". Poi, subito una precisazione: "Non sapevo come si giocava da ala, essere veloce e basta ed essere veloce con la palla sono due cose completamente diverse. Ho vinto il campionato, mi sono guadagnato la Nazionale e sono diventato campione del Mondo nel 1998 con la Francia".

Henry e l'arrivo alla Juve

In seguito, le parole sull'arrivo alla Vecchia Signora: "A gennaio del 1999 sono approdato alla Juve con Marcello Lippi allenatore: ho giocato solo quattro partite con lui, la squadra era in difficoltà, erano undicesimi quando sono arrivato io e abbiamo chiuso al sesto posto. Era un caos. Poi è arrivato Ancelotti che stava giocando 3-5-2 e io ero l'esterno difensivo...sono passato da numero 9 a laterale, non potevo fare quello che facevo prima. Ho giocato la maggior parte delle partite da laterale. Ho capito lì quanto fosse difficile essere un vero giocatore professionista e cosa volesse dire giocare per la squadra. Devi essere il quarto difensore, il quinto centrocampista, l'ala, quello che crossa dall'altra parte... È stata dura, soprattutto da 9. Ho scoperto quanto è una cosa grande fornire assist".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

"Moggi, Ancelotti e l'addio alla Juve"

Henry ha poi spiegato i motivi del suo addio alla Juventus: "Non me ne sono andato a causa del ruolo in cui giocavo, avevo finito la stagione facendo gol e fornendo assist. Poi è successa una cosa ed è lì che ho capito di avere carattere: alla fine di una partita Moggi, che era il direttore sportivo ma, fidati di me era molto molto di più, mi ha chiamato in una stanza insieme ad Ancelotti e mi ha detto: "Ti manderemo in prestito all'Udinese perché noi vogliamo Amoroso e ce lo venderanno solo se tu andrai lì in prestito. Noi ci fidiamo di te". La mia risposta? "Bella fiducia. Vi fidate di Del Piero? Mandateci lui allora in prestito".

Parlando dell'episodio, il francese ha aggiunto: "Sono stato stupido a dare quella risposta, lo ammetto ma quello era il mio punto di vista. Da quel momento ho capito che non avrei mai più giocato per quella squadra, non per i tifosi: è un club eccezionale, davvero un grande club, in Italia ti trattano come se fossi al di sotto solo di Dio ma quello non era stato rispettoso, quindi sono andato via. Non mi è piaciuta quella situazione, non l'ho accettata e per questo dico sempre alla gente che non devi accettare tutto se non lo vuoi, tipo prendere il controllo della tua vita. Avevo appena compiuto 22 anni, non mi sono sentito rispettato e me ne sono andato". Infine, il suo passaggio ai Gunners: "L'opzione era l'Arsenal: mi sono innamorato del club grazie a Ian Wright e all'Arsenal c'erano molti francesi come Vieira, Anelka e Petit".

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Intervistato da "The Overlap", Thierry Henry, ex attaccante di Juventus, Arsenal e Barcellona, ha parlato della breve esperienza esperienza nel club bianconero e dei motivi del suo addio. Lex nazionale francese e campione del Mondo nel 1998 ha iniziato dichiarato: "Cosa era differente tra Arsenal, Juve e Monaco? È stata un'evoluzione che mi ha aiutato a crescere. Al Monaco i quattro attaccanti erano infortunati, l'allenatore non prese in considerazione le riserve e ha messo me a 17 anni. Sono arrivato in prima squadra come punta ma sono stato subito spostato come ala perchè ero molto veloce". Poi, subito una precisazione: "Non sapevo come si giocava da ala, essere veloce e basta ed essere veloce con la palla sono due cose completamente diverse. Ho vinto il campionato, mi sono guadagnato la Nazionale e sono diventato campione del Mondo nel 1998 con la Francia".

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In seguito, le parole sull'arrivo alla Vecchia Signora: "A gennaio del 1999 sono approdato alla Juve con Marcello Lippi allenatore: ho giocato solo quattro partite con lui, la squadra era in difficoltà, erano undicesimi quando sono arrivato io e abbiamo chiuso al sesto posto. Era un caos. Poi è arrivato Ancelotti che stava giocando 3-5-2 e io ero l'esterno difensivo...sono passato da numero 9 a laterale, non potevo fare quello che facevo prima. Ho giocato la maggior parte delle partite da laterale. Ho capito lì quanto fosse difficile essere un vero giocatore professionista e cosa volesse dire giocare per la squadra. Devi essere il quarto difensore, il quinto centrocampista, l'ala, quello che crossa dall'altra parte... È stata dura, soprattutto da 9. Ho scoperto quanto è una cosa grande fornire assist".

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