700 camere da letto, 33 suite e 9 ristoranti: dentro la nuova casa Juve

Tra due settimane l’esordio al Mondiale negli Stati Uniti: i bianconeri alloggeranno a White Sulphur Springs
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TORINO - Addolciti ormai i bollenti spiriti post qualificazione in Champions - con Tudor che ha concesso a tutto il gruppo squadra una settimana di sosta, prima della ripresa dei lavori di lunedì scorso - alla Continassa è scattato ufficialmente il timer mondiale. Sì, perché mancano esattamente due settimane all’esordio della Juventus nella rassegna americana con l’Al Ain. Il tecnico avrà a disposizione poco più di una manciata di sessioni di allenamento, per giunta con una rosa decimata dagli impegni con le rispettive nazionali, prima che i bianconeri salgano a bordo del charter diretto a Washington Dc. Un’occasione preziosa per ergere le fondamenta della Juve che verrà. Per capire appieno - tra profili di rientro da prestiti, ed altri già con la valigia pronta - quali interpreti manchino all’organico bianconero e quali, invece, meritino una riconferma in vista della prossima stagione. Si ragionerà con calma, freddezza e senza forzature, giorno dopo giorno, tra una sessione di allenamento e l’altra. Un modus operandi - almeno sulla carta - incompatibile con il caotico e sfavillante logorio delle metropoli americane.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Ecco dove alloggerà la Juve per il Mondiale per Club

Forse è anche per questo che la Juventus ha deciso di fuggire dalla capitale, per ritirarsi tra le verdi praterie di White Sulphur Springs. Una piccola cittadina di appena 2.000 abitanti, sperduta nel cuore del West Virginia, sede del Greenbrier. Un resort extralusso che a inizio estate accoglie da più di cento anni le famiglie più abbienti dello Stato, in cerca di sollievo dal caldo, dall’umidità e dalle malattie che i cambi di stagione sono soliti portare con sé. Sarà questa la sede del ritiro della squadra di Tudor. Una struttura imponente, dall’inestimabile valore storico: tra quelle mura hanno soggiornato ben 26 presidenti degli Stati Uniti, l’ultimo - in ordine cronologico - Dwight D. Eisenhower. Oltre 700 camere da letto, 33 suite e 9 ristoranti, al di sotto dei quali vi era persino uno smisurato bunker antiatomico, ideato alla fine degli anni 50 (e dunque in piena Guerra fredda) per ospitare il Congresso degli Stati Uniti. La proprietà, che si estende su una superficie di oltre 5mila metri quadrati, comprende - oltre a un iconico campo da golf che ha ospitato la prima edizione America vs Europa della Ryder Cup - due campi in erba e uno in sintetico. E poi sale riunioni, uffici, spogliatoi per giocatori e allenatori, una sala per trattamenti, una di idroterapia, magazzini per le attrezzature e molto altro, offrendo tutto il necessario per le attività operative di una squadra. L’hub sportivo, in particolare, è stato inaugurato nel 2014 nel tentativo di attrarre alcuni dei più importanti club di Football del Paese per i ritiri estivi. Fra le squadre di Nfl che vi hanno soggiornato vi sono i New Orleans Saints, Houston Texans, Cleveland Browns, New England Patriots, Arizona Cardinals e i San Francisco 49ers. La Juve si allenerà al Greenbier dal 14 giugno (data di arrivo negli States) fino al 21, data in cui è calendarizzata la partenza per Filadelfia per la seconda gara con il Wydad Casablanca. Poi tutti in Florida, precisamente al Championsgate di Orlando - dove la Juve ha già soggiornato due estati fa durante la tournée negli States - per l’ultima sfida contro il City di Pep Guardiola.

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TORINO - Addolciti ormai i bollenti spiriti post qualificazione in Champions - con Tudor che ha concesso a tutto il gruppo squadra una settimana di sosta, prima della ripresa dei lavori di lunedì scorso - alla Continassa è scattato ufficialmente il timer mondiale. Sì, perché mancano esattamente due settimane all’esordio della Juventus nella rassegna americana con l’Al Ain. Il tecnico avrà a disposizione poco più di una manciata di sessioni di allenamento, per giunta con una rosa decimata dagli impegni con le rispettive nazionali, prima che i bianconeri salgano a bordo del charter diretto a Washington Dc. Un’occasione preziosa per ergere le fondamenta della Juve che verrà. Per capire appieno - tra profili di rientro da prestiti, ed altri già con la valigia pronta - quali interpreti manchino all’organico bianconero e quali, invece, meritino una riconferma in vista della prossima stagione. Si ragionerà con calma, freddezza e senza forzature, giorno dopo giorno, tra una sessione di allenamento e l’altra. Un modus operandi - almeno sulla carta - incompatibile con il caotico e sfavillante logorio delle metropoli americane.

 

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