Pagina 0 | David e la Juve, la frase che farà piacere ai tifosi: è già al centro di tutto

C’è una frase che, più di altre, Jonathan David continua a ripetere a chi gli chiede dell’ambientamento a Torino. Cioè: è esattamente come se l’aspettava. La chiave è evidentemente positiva, perché dalla Juventus JD attende lo step decisivo, fondamentale per la sua carriera: un passo in avanti, per rendersi definitivamente uno dei migliori attaccanti al mondo, e non solo un giocatore con una manciata di presenze tra Ligue 1 e Champions League. Il canadese ha così iniziato la sua marcia verso la nuova stagione, la prima in bianconera, e l’ha fatto col sorriso stampato sul volto. Che quasi sembra una risposta allo sguardo corrucciato del primo giorno. Tutti a chiedersi: quand’è che sorride? E il sorriso è poi arrivato alla firma, all’ufficialità, al regalo - gradito - della divisa ghiacciata per lui che è Iceman, e soprattutto come risposta alla fatica quotidiana, quella da cui non si tira affatto indietro. Non solo: David, in questi primi giorni di stanza al JHotel, si è dimostrato pure tra i più disponibili con i tifosi che hanno avuto la fortuna di incrociarlo.

David abituato a far parlare il campo

Qualcuno gli ha menzionato il fantacalcio, qualcun altro ha cercato di strappargli una promessa sui gol. Lui no, non ne ha fatte: è abituato a far parlare il campo, e il numero di reti sarà il suo manifesto sull’annata che sta per nascere. Una grossa mano dovrà dargliela Igor Tudor, in questo senso: il tecnico ha chiesto e ottenuto un’alternativa di livello da centravanti, così da replicare (almeno) l’ultimo modello con Vlahovic e Kolo Muani nel ventaglio delle opzioni. Con Dusan in partenza, e Kolo potenzialmente in arrivo, il suo acquisto si è fatto già decisivo. Nel senso: molto passerà dal suo adattamento, da quanto darà e in quali tempistiche. Già nei primi giorni di raduno, con la parte atletica al centro di ogni discorso, le esercitazioni tattiche avevano un grande scopo, il fine più nobile: quello di piazzarlo davanti alla porta, dove David tende a sbagliare poco, molto poco. È stato questo, a convincere la dirigenza ad accelerare, prima che fosse troppo tardi, prima che le sirene dall’Arabia Saudita o quelle della Premier League potessero persino mettere in pericolo le promesse fatte, ma fatte in un altro contesto e con altri protagonisti.

David, uno da 'doppia doppia'

In attesa di ascoltare le sue prime parole da calciatore della Juventus, c’è una frase che quasi riassume il senso di ciò che potrà essere JD a Torino. «Mi piace essere al centro del gioco e trovare modi per coinvolgere i miei compagni - aveva raccontato in sede di presentazione, ai canali ufficiali -. Il mio principale punto di forza è trovare spazi ed essere nel posto giusto al momento giusto». E sarà esattamente questo, nell’idea dell’allenatore croato: quel giocatore in grado di migliorare non solo il risultato finale, dunque andando a scrivere il suo nome sul tabellino, ma una sorta di boost pure per i compagni, pronti a beneficiare dalle sue caratteristiche e in particolare dalla sua generosità. Nell’ultima stagione, David ha totalizzato 55 passaggi chiave e creato 19 grandi occasioni in una cinquantina di presenze. Non solo: è uno da “doppia doppia”, cioè facilmente in doppia cifra sul fronte gol e poi sul numero di assist. Al Lille ne ha fatti 30 in tutto, ma 12 soltanto nella stagione che si è appena messo alle spalle.

 

 

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Tocca affinare... l'affinità

Insomma: le doti ci sono, tocca affinare... l’affinità. Un gioco di parole che vale la base del gioco di squadra: tutti saranno al servizio di Jonathan, ma anche Jonathan sarà al servizio di tutti. Come un moschettiere fedele alla sua Signora, e proprio come quel giocatore che tanto mancava. E che un anno fa avrebbe fatto molto comodo a Thiago Motta, passato dalle geometrie di Zirkzee alla profondità cercata da Vlahovic. Un anno dopo, ecco, ogni cosa è diversa. Ed è la Juventus di Tudor, quella a ritrovarsi con il nove e mezzo necessario per innescare gli esterni, dare più respiro alla manovra, riempire di nuovo i serbatoi di sogni. O comunque di realizzazioni. Sin da questi primi giorni, trascorsi un po’ a capire e un po’ a capirsi, con la sponda di un amico ritrovato: il cicerone è Weah, lo sta instradando prima di fare anche lui il suo percorso.

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