Si è alzato il sipario e Bari, per una notte, è diventata l’epicentro dell’universo bianconero. Al teatro Forma, i tifosi juventini nella serata di ieri hanno intrapreso un viaggio nella storia del club, accompagnati - mano nella mano - da chi ha contribuito a scriverla un gol dopo l’altro: David Trezeguet. Sul palco, la leggenda franco-argentina ha ripercorso gli attimi più significativi della sua avventura alla Juventus: dagli scudetti vinti al fianco di Alex Del Piero alle memorabili notti di Champions, fino ad arrivare a quel gesto che ha trasformato il campione in bandiera: la scelta di restare alla Juventus dopo la retrocessione in Serie B, per riportarla nei palcoscenici più prestigiosi.
Trezeguet: "Juve vita"
Un atto di cuore nei confronti del club che l’ha consacrato nell’olimpo dei più forti centravanti della storia. «Mi emoziona ricevere ancora tutto questo affetto - ha sottolineato Trezeguet nel corso dell’evento organizzato dal Juventus Official fan club di Bari “Spirito Gobbo Bari Gianluca Vialli” (nato tre anni fa grazie alla passione di un piccolo gruppo di sostenitori juventini, tra cui il presidente Massimiliano Toto e il responsabile della comunicazione Mimmo Sciacovelli). La Juve è stata la mia vita: lì ho scritto la mia storia. Rimanere a Torino anche dopo la retrocessione penso abbia rappresentato il momento più importante della mia carriera. La società ci diede la possibilità di andare via, ma io non volevo. Sentivo il bisogno di ricambiare l’amore del club. Purtroppo ci hanno tolto degli scudetti nonostante ce li fossimo guadagnati sul campo. Abbiamo dimostrato di essere i più forti, la squadra più importante eppure è andata come è andata. Il gol a cui sono più legato? Facile: quello del 5 maggio».
Gli aneddoti su Lippi
David si è poi soffermato sugli ex compagni e allenatori con cui ha condiviso lo spogliatoio della Juventus. A cominciare da Marcello Lippi: «Per distacco il tecnico che mi ha dato di più nel corso della carriera. Tra di noi era iniziata malissimo. Lui non voleva me, ma Vieri, così chiese alla società di intavolare uno scambio di cartellini. Poi per una serie di motivi i due club non sono riusciti a trovare l’accordo e sono rimasto. La prima settimana è stata all’insegna del nervosismo tra noi due. Poi un giorno venne da me e mi disse che se avessi segnato più di 30 gol gli avrei dovuto fare un regalo. In caso contrario lui lo avrebbe fatto a me. Quell’anno alla fine ne feci 38. Spero abbia ancora l’orologio che gli ho comprato…».

