Le cinque pere in Champions e “Siamo quelli delle tre stelle”: l’altra Juventus-Inter

La sconfitta nella finale di Champions al centro degli sfottò anti interisti. Il discorso dello speaker esalta lo Stadium

Dentro e intorno l’Allianz Stadium tira un’aria diversa, e tira bella forte. Così forte da riuscire a sollevare e cancellare quella patina appiccicaticcia, polverosa, che sembrava essersi posata sull’ambiente Juventus. È vero che i tifosi bianconeri non hanno mai fatto mancare il loro apporto, anche i numeri della campagna abbonamenti lo dimostrano, così come i 41.664 presenti per il Derby d’Italia contro l’Inter. Ma è altrettanto vero che l’avvicinamento alla stagione non ha dato le stesse scosse elettriche di un anno fa, è stato vissuto a volume basso, quasi come fosse un sottofondo più che una colonna sonora che ad un certo punto deflagra. Vuoi la scottatura della passata stagione, vuoi una campagna acquisti esplosa solo nell’ultimo giorno, vuoi una squadra che non presenta troppe novità, panchina di Tudor compresa, e insomma i motivi sono diversi. Ma a questo è servita la partita contro l’Inter, a rompere quella sorta di apatia, scaldare l’ambiente e dare davvero inizio alla stagione. Perché è nell’avversaria che più si sente distante che poi si trovano radici e origini della propria identità: quello che si è e quello che non si vuole essere.

Sfottò anti interisti

E questo si traduce nei più classici degli sfottò: negli stendardi con le cinque pere che hanno accolto il pullman dell’Inter all’ingresso nello Stadium e nelle tante maglie e felpe che ricordavano la finale di Monaco. Si traduce anche nelle parole dello speaker bianconero che, prima di dare lettura delle formazioni, ricorda: «Siamo la squadra con 38 scudetti, siamo quelli con 3 stelle, siamo quelli che vincono sul campo». D’altronde, nessuno la cita direttamente, ma l’elefante nella stanza di Juve-Inter resta sempre Calciopoli che tra invocazioni alla Serie B e cartoni rimbalza da curva a curva. Per il resto, ritmi e volumi seguono l’andamento del match e i gol riscaldano a turno una parte o l’altra. Negli ultimi minuti, dopo il gol di Marcus Thuram, cala il silenzio e anche l’attaccante nerazzurro non viene eccessivamente beccato dopo aver mostrato la sua maglia, quasi fosse una sorta di rispetto dovuta al fratello.

 

 

Fuochi d'artificio fuori lo Stadium

Quasi si sapesse che poi sarebbe stato proprio il fratello a cambiare nuovamente le sorti del match. Con la rete finale di Adzic c’è l’esplosione dello stadio, di un ambiente che esce definitivamente dal torpore. Che magari non lo dice, ma inizia a sussurrare al vicino di posto che si può anche sognare in grande. E mentre c’è chi sabaudamente sussurra, c’è anche chi fa esplodere fuochi d’artificio intorno allo Stadium, mentre chi è rimasto dentro riparte con gli sfottò.

 

 

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