Comolli è l’uomo della ricostruzione Juve: com’è nato lo stretto rapporto con Elkann

Il dirigente francese è diventato il nuovo amministratore delegato della società bianconera: il perché della scelta

Una parabola, costantemente in ascesa. E chissà se proiettata verso ulteriori orizzonti. Damien Comolli è diventato il nuovo amminstratore delegato della Juventus: l'ha fatto dopo quattro mesi da direttore generale, con la consapevolezza che questo ruolo sarebbe stato fondamentalmente sono una fase di passaggio. E infatti. Del resto, sin da subito, il dirigente francese era arrivato a Torino con pieni poteri. E mentre sparivano quelli di Giuntoli, e si ridimensionavano quelli di Scanavino, nelle prime settimane alla Continassa ha intanto avuto l'opportunità di comprendere cosa sia la Juventus. Soprattutto per non lasciarsi travolgere.

Obiettivo ricreare una Juve vincente

Ecco: non è stato tutto rose e fiori. Anzi, non lo è stato proprio per nulla. Sin dal suo arrivo, Comolli ha avuto a che fare con la questione allenatore: appena arrivato, si è trovato sostanzialmente costretto a confermare Tudor, salvo poi sollevarlo dall'incarico al termine di un percorso che "non mi fa dormire la notte". Scherzava, ma neanche tanto. Di sicuro, Spalletti è stata una sua decisione: la candidatura sarà stata pure avanzata da Giorgio Chiellini, però la scelta è stata totalmente di Comolli. Comolli chiamato - almeno per i prossimi tre anni - a far rinascere il feeling tra la vittoria e la Juventus, provando a essere sì sostenibili, ma soprattutto competitivi. Non è un caso che la Juve abbia comunque speso quel che ha speso la scorsa estate, e che per gennaio (dando un occhio al Fair Play Finanziario) alla fine rimanga piuttosto vigile sul da farsi. Sarebbe molto più facile star fermi, ma non è nelle intenzioni di Comolli, che ha accettato la proposta sottoscrivendo un patto di fondo con la proprietà: far ripartire la macchina Juve sotto tutti i punti di vista.

Il rapporto con Elkann

Con Elkann, il rapporto è fondamentalmente solidissimo: il dirigente francese era stato segnalato al numero uno di Exor per i suoi (ottimi) risultati nell'organizzazione delle squadre. Aveva convinto per il curriculum, Comolli. Però anche per la capacità di essere un costruttore, un uomo in grado di porre basi solide in un club, uno dunque da cui ripartire. Dopo il primo colloquio telefonico, la proprietà bianconera non ha poi avuto dubbi: sarebbe stato l'uomo della ricostruzione. E da lì si è partiti. Insieme. Con l'arrivo a Torino del dirigente, con l'avventura negli Stati Uniti, con le scelte - pure forti - prima controllate e poi avallate dall'alto. Adesso è tutto nelle sue mani, esattamente come gli era stato promesso.

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