Luciano Spalletti ha scelto la Juve perché ferocemente convinto di potersi riprendere, con gli interessi, quel sorriso che si era spento con la fine dell’avventura alla guida della Nazionale. Ed è persino già riuscito a sconfiggere un avversario sempre complicato da gestire per gli allenatori: la scaramanzia. Ci si abitua a comportamenti e rituali che portano apparente fortuna, del resto. Anche i calciatori sono affezionati ad una simbologia positiva da ripetere, spesso anche con maglie diverse. Sì, Spalletti avrebbe gradito ripartire in Serie A con altri indumenti. Con la tuta, per esempio. Magari non in tutte le partite, ma un utilizzo ripetuto l’avrebbe rasserenato. Neutralizzando la cabala. Ricordate il dress code di Luciano nell’anno dello scudetto del Napoli? Tuta lunga, colore grigio scuro, nelle serate più fredde accompagnata da un giubbotto. Ha portato bene, a giudicare da come è terminata la stagione. In carriera Spalletti ha spesso alternato outfit eleganti a versioni più sportive, non è mai stato un suo tarlo il vestiario: ci sono aspetti ben più importanti a cui pensare. Ma la tuta della stagione 2022-2023 è stata una grande compagna di viaggio e non voleva rinunciarci.


Alla Juve niente deroghe dopo la gestione Sarri
Alla Juve però, da regolamento interno, in panchina si va con l’abito elegante. Giacca e cravatta. Non sono più ammesse deroghe dopo la gestione Sarri. Al tecnico di Figline Valdarno venne concessa una polo maniche lunghe, una sorta di compromesso. Un indumento casual con una vaga tendenza alla formalità, insomma. Ha indossato l’abito, sì, ma solo nelle cerimonie: le cene aziendali, la festa di Natale, la conferenza stampa di presentazione. E niente più. Per Spalletti non sono ammesse variazioni sul tema: andrà sempre in panchina in abito elegante come gli ultimi predecessori Tudor, Thiago Motta, Allegri e Pirlo. Le regole bianconere sono chiare e non ci saranno modifiche ad hoc. Luciano lo sa e ha accettato serenamente pure questo aspetto, sfidando la scaramanzia, che ai tempi di Napoli l’ha ovviamente condizionato. D’altronde vincere lo scudetto al Maradona l’ha segnato: è un’impresa talmente grande che non si può dimenticare. Anzi, Spalletti è ripartito proprio da quell’adrenalina. Da quelle sensazioni positive che ha ripescato nel cassetto della propria anima. Vincere alla Juve, in abito o in tuta, non cambia nulla. Conta solo il verbo: vincere, appunto.
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