Juve, allarme calci piazzati: doppia mossa Spalletti e c'è il top player che può fare la differenza

Il modello è il lavoro di Napoli: il tecnico costruì il tricolore anche su questo particolare. E c'è un giocatore che può compiere uno step di maturazione in questo senso: ecco di chi si tratta

TORINO - Alla fine ruota tutto attorno ai gol. Quelli da fare e quelli da non subire. I primi vanno ricercati ovunque, in qualsiasi forma: pensare ai soli attaccanti non può essere la soluzione, sebbene le punte della Juve abbiano notevoli margini di miglioramento nel rendimento sotto porta. Quelli da non incassare vanno evitati in ogni modo, perché la fatica per rimontare, aggiustare o migliorare qualsiasi situazione di gioco è troppa. E l’energia va dosata accuratamente nella gestione di tre competizioni e di un calendario che nei prossimi 40 giorni sarà fittissimo. Luciano Spalletti, con i giocatori che sono rimasti alla Continassa, ha iniziato ad impostare il lavoro sulle palle inattive insieme al suo staff. Un programma complesso: non basterà qualche allenamento. È un processo a tutti gli effetti e servirà tempo. Il modello aulico a cui Spalletti mira è il capolavoro di Napoli. Già nel 2021-2022, l’anno prima del tricolore, gli azzurri trovavano la via del gol sui piazzati con una facilità estrema. Basti pensare a quanto le punizioni, i rigori e i corner abbiano inciso in quel terzo posto: 38 punti sui 79 complessivi. Nessuno fece meglio in Serie A, nell’anno dello scudetto del Milan di Pioli. Senza quei punti - secondo l’analisi di Youcoach - gli azzurri avrebbero chiuso al 7° posto. La stagione successiva rappresentò il raccolto di quella semina: 17 gol fatti su palle inattive. Meglio solo la Juve con 18. Per non parlare dei gol subiti: solo 4, nell’annata 2022-2023, nessuno meglio di quel Napoli stellare in ogni dettaglio. Privilegiava la marcatura a zona, marchio di fabbrica di Spalletti.

Juve, come Spalletti vuole risolvere i problemi delle palle inattive 

Alla Continassa, per i calci piazzati a sfavore, il tecnico ha in mente due opzioni. La zona, sì, ma anche il controllo completo dell’uomo in area piccola. Lucio vuole offrire alla squadra più chiavi per risolvere i problemi. Intende dare più strumenti ai giocatori per mettere tutti in una condizione di maggiore comfort: ora più che mai la Juve ha bisogno di potersi sentire sicura. Convinta, consapevole, forte di poter affrontare tutto. Spalletti ha memorizzato le problematiche della gestione Tudor, che su questo argomento diede una lettura molto personale dopo lo 0-2 di Como, inaugurato proprio da un errore in avvio sui piazzati: "Magari ci mettiamo a uomo, così ci responsabilizziamo. Generalmente bisogna avere carattere e responsabilità, manca esperienza a livello d’età. Ora vediamo, parliamo anche con i giocatori".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

La parola chiave e l'importanza di Thuram

Parole immagazzinate da Spalletti, che ha preso coscienza di queste problematiche già in Nazionale, spesso vittima di troppi gol incassati su palle inattive. Attenzione è la parola chiave: troppo facile da pronunciare, meno semplice è invece l’individuazione di soluzioni pratiche. Zona e uomo, dunque, aiuteranno la Juve a capire come adattarsi agli avversari che si ritroverà di fronte. Sui piazzati a favore, invece, i saltatori di livello sono pochissimi: Gatti, Bremer quando rientrerà, sicuramente Vlahovic, poi il vuoto. Chi può compiere uno step di maturazione in questo senso è Khéphren Thuram. Il francese sarà catechizzato sul tema: a Spalletti serve la sua presenza fisica. Pure su calci d’angolo e punizioni. Per tornare vera Juve, nessun dettaglio può essere sacrificato. I gol vanno pescati da tutti, nessuno escluso.

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TORINO - Alla fine ruota tutto attorno ai gol. Quelli da fare e quelli da non subire. I primi vanno ricercati ovunque, in qualsiasi forma: pensare ai soli attaccanti non può essere la soluzione, sebbene le punte della Juve abbiano notevoli margini di miglioramento nel rendimento sotto porta. Quelli da non incassare vanno evitati in ogni modo, perché la fatica per rimontare, aggiustare o migliorare qualsiasi situazione di gioco è troppa. E l’energia va dosata accuratamente nella gestione di tre competizioni e di un calendario che nei prossimi 40 giorni sarà fittissimo. Luciano Spalletti, con i giocatori che sono rimasti alla Continassa, ha iniziato ad impostare il lavoro sulle palle inattive insieme al suo staff. Un programma complesso: non basterà qualche allenamento. È un processo a tutti gli effetti e servirà tempo. Il modello aulico a cui Spalletti mira è il capolavoro di Napoli. Già nel 2021-2022, l’anno prima del tricolore, gli azzurri trovavano la via del gol sui piazzati con una facilità estrema. Basti pensare a quanto le punizioni, i rigori e i corner abbiano inciso in quel terzo posto: 38 punti sui 79 complessivi. Nessuno fece meglio in Serie A, nell’anno dello scudetto del Milan di Pioli. Senza quei punti - secondo l’analisi di Youcoach - gli azzurri avrebbero chiuso al 7° posto. La stagione successiva rappresentò il raccolto di quella semina: 17 gol fatti su palle inattive. Meglio solo la Juve con 18. Per non parlare dei gol subiti: solo 4, nell’annata 2022-2023, nessuno meglio di quel Napoli stellare in ogni dettaglio. Privilegiava la marcatura a zona, marchio di fabbrica di Spalletti.

Juve, come Spalletti vuole risolvere i problemi delle palle inattive 

Alla Continassa, per i calci piazzati a sfavore, il tecnico ha in mente due opzioni. La zona, sì, ma anche il controllo completo dell’uomo in area piccola. Lucio vuole offrire alla squadra più chiavi per risolvere i problemi. Intende dare più strumenti ai giocatori per mettere tutti in una condizione di maggiore comfort: ora più che mai la Juve ha bisogno di potersi sentire sicura. Convinta, consapevole, forte di poter affrontare tutto. Spalletti ha memorizzato le problematiche della gestione Tudor, che su questo argomento diede una lettura molto personale dopo lo 0-2 di Como, inaugurato proprio da un errore in avvio sui piazzati: "Magari ci mettiamo a uomo, così ci responsabilizziamo. Generalmente bisogna avere carattere e responsabilità, manca esperienza a livello d’età. Ora vediamo, parliamo anche con i giocatori".

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