Luciano Ferramosca: "Cerco Ale in ogni campo e lo sogno tutte le notti. Spalletti c'è da sempre"

Lui mi dice sempre: “Papà, non soffrire, guarda che io sto bene”. Ma io non sto bene. Forse avrò pace quando lo raggiungerò"

Alessio Ferramosca era giovane e bello, proprio come gli eroi di Guccini. La sorte l’ha strappato alla vita troppo presto. 19 anni dopo il 15 dicembre 2006 la cicatrice, sulla pelle del papà Luciano, non è ancora comparsa. La ferita resta aperta. Viva. Aggravata anche dalla scomparsa della moglie Angela nel 2018, una donna che ha dato anima e corpo alla Onlus “Riccardo e Alessio”. Nella vita di Luciano Ferramosca restano macerie e dolore, ma anche un senso di smarrimento totale. Una fragilità struggente. Luciano Ferramosca, il 5 dicembre a Gambassi Terme si è svolta la consueta cena per ricordare suo figlio e Riccardo Neri. "Per la prima volta da quando Alessio non c’è più non sono potuto andare: è morto un mio carissimo amico e non potevo esserci, al mio posto ha presenziato mio nipote, ma comunque ho avuto modo di sentire la famiglia Neri. Ora stiamo organizzando una cena per il prossimo maggio a Torino, così da aiutare l’Associazione in memoria di Alessio e Riccardo. Ci stiamo muovendo con largo anticipo". A Gambassi Terme era presente Luciano Spalletti. "Spalletti non è certo una sorpresa, ma una presenza fissa. Posso dire una cosa senza paura di essere smentito da nessuno: ci è stato più vicino lui della Juve. E non da adesso che è diventato l’allenatore bianconero, ma da sempre. È una persona splendida, ha capito come pochi altri il nostro dolore, che non ha bandiere o fede calcistica. Sono felice che ora sia qui, ma Luciano è una certezza per noi. Si è sempre fatto diverse ore di macchina pur di essere al nostro fianco, ogni anno. Umanamente è stato fondamentale per tutti noi".

L’unico modo per tenere vivo il ricordo di Alessio è stare nel calcio

Domani saranno trascorsi esattamente 19 anni dalla scomparsa di Alessio. "Ma il mio dolore non si placa. Poi la vita mi ha servito un altro conto pesante: la prematura morte di mia moglie, nel 2018. Lei organizzava le cene a Torino per Alessio, ha fatto tantissimo per la sua memoria. Io invece non me la sento più di fare nulla, mi manca il fiato. Una mano ce la darà Spalletti, oltre alle mie nipoti". Esiste un modo per convivere con la sofferenza? «No, neppure dopo 19 anni: è feroce, aggressiva, senza scrupoli. I genitori di Riccardo ne sanno qualcosa. Il dolore purtroppo non muore mai. Anzi, cresce. È tutto così strano, la mia vita è vuota senza Alessio". Com’è riuscito ad andare avanti? «L’unico modo per tenere vivo il ricordo di Alessio è stato quello di rimanere nel calcio: sono dentro da 30 anni, ora sono entrato in società al Chieri, per una vita ho fatto pure l’osservatore alla Juve per la scuola calcio e il settore giovanile. Mio figlio era molto apprezzato da Massimo Storgato, l’ha voluto lui alla Juve: era un bel mancino, aveva tecnica, era un ragazzo di talento. Ogni volta lo cerco su un campo di calcio, rimaniamo in connessione così».

"Sognavo per lui una vita vera. Ritroverò quel suo sorriso"

Lo sogna ancora? "Quasi ogni notte. Lui mi dice sempre: “Papà, non soffrire, guarda che io sto bene”. Ma io non sto bene. Forse avrò pace quando lo raggiungerò. Non esiste ricompensa per questo dolore. Ho sognato raramente mia moglie, forse perché avendo avuto una malattia mi ero preparato al giorno in cui non ci sarebbe stata più. Il dolore per Alessio, invece, è sempre attuale. Non invecchia mai". Ha mai provato rabbia? "Sì, certo, tantissima. Ma mia moglie non ha mai voluto fare causa alla Juve, una società che lei amava. E in fondo la capisco: non avremmo comunque avuto pace, non esiste sentenza o risarcimento in grado di compensare ciò che la vita ci ha strappato via dalle mani". Cosa amava Alessio? "Resto sempre nel calcio: le dico la Juve e la Sampdoria, voleva giocare solo in questi due club. E naturalmente anche nel Napoli, che era la squadra che tifava. Sognavo per lui una vita vera. Lunga e felice, correndo dietro al pallone che ha sempre calciato. Lo ritroverò, prima o poi, quel sorriso che quasi ogni notte cerca di rassicurarmi".

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