“Gasperini non avrebbe mai lasciato la Juve, l’ho messo con le spalle al muro. Ora non capisco…”

Intervista all’ex direttore tecnico bianconero Franco Ceravolo: “Era già di un altro livello, lo segnalai io a Moggi”

Franco Ceravolo, ci racconta del suo Gasperini? «L’ho conosciuto alla Juventus: allenava i Giovanissimi e ne rimasi folgorato. I suoi ragazzi avevano un modo di giocare incredibile, sapevano essere rapidi e intensi. E Gian Piero faceva la differenza». Dunque è stata una sua “scoperta”. «Dissi a Giraudo e Moggi: “Ripartiamo da lui per la Primavera!”. Mi hanno dato fiducia. Dopo due anni mi sono reso conto che era già un allenatore per le categorie superiori. Certo, caratterialmente non era semplice». In che senso? «Lui aveva la sua personalità, io avevo la mia. Difficilmente un allenatore mi contraddiceva, però lui mi dava un bel po’ da fare. Da quell’atteggiamento ho iniziato ad apprezzarlo. Finché poi non l’ho capito: doveva spiccare il volo». E allora il Crotone. «Quando sono tornato da Giraudo e Moggi segnalando la necessità di lasciar andare Gasperini, non volevano crederci: “Dopo tutto quello che hai fatto per fargli avere quella panchina, alla fine lo mandi via così?”. Non capivano, ma Gian Piero era destinato a cose più grandi. E l’ho portato a Crotone, rassicurandolo». 

"Non voleva andare via dalla Juve"

Conferma che Gasp non avrebbe voluto lasciare la Juventus? «Non voleva andar via, perciò l’ho messo con le spalle al muro: o vai a Crotone, oppure a Torino non avrai spazio. Ha dovuto accettare. E ci ho visto bene». Secondo lei, Gasperini ha ottenuto meno di quanto avrebbe meritato? «Ha fatto una grande carriera. Ha vinto l’Europa League, per 8 anni ha portato l’Atalanta tra Champions ed Europa League. Non è mica roba da tutti. Certo, poteva ambire a vincere trofei pure importanti, come lo scudetto: l’avrebbe meritato. Però poi penso anche alle plusvalenze fatte dai bergamaschi: cifre enormi. Solo una cosa non capisco...». Quale? «Perché la Juve non abbia mai pensato a un suo ritorno da allenatore della prima squadra». Quest’estate sembravano molto vicini. «E ho pensato che sarebbe stata la volta buona, finalmente. Gian Piero poteva creare i presupposti per un progetto importante, a lunga scadenza. Chissà cos’è accaduto: so che c’era stato un avvicinamento, poi niente più». 

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

"Juve-Roma aperta a qualsiasi risultato"

Prima o poi riuscirà ad allenare la Juventus? «Ah, questo non lo so. Però di questo sono sicuro: oggi è in una grande piazza e sta facendo cose straordinarie pure lì. La Roma non è una squadretta. E a prescindere, meriterebbe qualsiasi club di alto livello in Europa». A Roma può replicare un’altra Atalanta? «Ha iniziato con il piede giusto, non è nemmeno facile raggiungere gli obiettivi che si sono prefissati. A Roma, però, oggi sognano a occhi aperti sulle possibilità che si stanno spalancando. Lui è ambizioso come sempre, sa valorizzare i calciatori più giovani». Da direttore sportivo: non trova che gli manchi un centravanti? «Ne ha due. E poi ci sono squadre che sanno vincere pure senza punte. Ecco, magari preferisce giocatori differenti, però quello di gennaio è un mercato strano: chi ha elementi buoni, se li fa strapagare». Domani come finisce Juve-Roma? «Aperta a qualsiasi risultato. La Juve è nel mio cuore, Gasp l’ho lanciato io e di questo sono fiero. Vinca pure il migliore». 

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Franco Ceravolo, ci racconta del suo Gasperini? «L’ho conosciuto alla Juventus: allenava i Giovanissimi e ne rimasi folgorato. I suoi ragazzi avevano un modo di giocare incredibile, sapevano essere rapidi e intensi. E Gian Piero faceva la differenza». Dunque è stata una sua “scoperta”. «Dissi a Giraudo e Moggi: “Ripartiamo da lui per la Primavera!”. Mi hanno dato fiducia. Dopo due anni mi sono reso conto che era già un allenatore per le categorie superiori. Certo, caratterialmente non era semplice». In che senso? «Lui aveva la sua personalità, io avevo la mia. Difficilmente un allenatore mi contraddiceva, però lui mi dava un bel po’ da fare. Da quell’atteggiamento ho iniziato ad apprezzarlo. Finché poi non l’ho capito: doveva spiccare il volo». E allora il Crotone. «Quando sono tornato da Giraudo e Moggi segnalando la necessità di lasciar andare Gasperini, non volevano crederci: “Dopo tutto quello che hai fatto per fargli avere quella panchina, alla fine lo mandi via così?”. Non capivano, ma Gian Piero era destinato a cose più grandi. E l’ho portato a Crotone, rassicurandolo». 

"Non voleva andare via dalla Juve"

Conferma che Gasp non avrebbe voluto lasciare la Juventus? «Non voleva andar via, perciò l’ho messo con le spalle al muro: o vai a Crotone, oppure a Torino non avrai spazio. Ha dovuto accettare. E ci ho visto bene». Secondo lei, Gasperini ha ottenuto meno di quanto avrebbe meritato? «Ha fatto una grande carriera. Ha vinto l’Europa League, per 8 anni ha portato l’Atalanta tra Champions ed Europa League. Non è mica roba da tutti. Certo, poteva ambire a vincere trofei pure importanti, come lo scudetto: l’avrebbe meritato. Però poi penso anche alle plusvalenze fatte dai bergamaschi: cifre enormi. Solo una cosa non capisco...». Quale? «Perché la Juve non abbia mai pensato a un suo ritorno da allenatore della prima squadra». Quest’estate sembravano molto vicini. «E ho pensato che sarebbe stata la volta buona, finalmente. Gian Piero poteva creare i presupposti per un progetto importante, a lunga scadenza. Chissà cos’è accaduto: so che c’era stato un avvicinamento, poi niente più». 

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