“Ci sono quelli che poi hanno a cuore gli amici che allenano un’altra squadra e tentano di mettere confusione con questi videini che si fanno con il telefonino perché hanno a cuore un’altra situazione... E fanno i fenomeni dicendo che deve dirlo l’allenatore chi batte i rigori”. Martedì sera non è sfuggito questo passaggio, reiterato in tutti i momenti del post partita da Luciano Spalletti. A chi si riferiva e perché? Dopo Juve-Lecce e il caso del rigore ciabattato da David, il giornalista Sandro Sabatini aveva commentato con un video (cosa che fa spesso) la vicenda, sottolineando come Spalletti avrebbe dovuto imporsi sulla scelta del rigorista per un penalty così delicato come quello sbagliato dal canadese. E, quindi, allargando al tecnico la responsabilità di quel pareggio.

Il sassolino nella scarpa di Spalletti e la scossa narrativa
Spalletti non l’ha presa bene e, dopo la partita, si è tolto il sassolino dalla scarpa, alludendo all’amicizia tra Sabatini e Allegri, come se il fine di Sabatini fosse di seminare zizzania in ambito bianconero, magari sobillato dallo stesso Allegri. Sinceramente non sappiamo se sia davvero così. Ma, altrettanto sinceramente, un po’ ne dubitiamo. Nell’oratoria dell’opinionista c’è sempre un minimo sindacale di vis polemica e un indispensabile effetto provocatorio, altrimenti la gente cambia canale o scrolla al video successivo. E provare la malafede di certe opinioni è un esercizio che troppo spesso si arrampica sulle illazioni. Ma, attenzione, non è questo il punto del virtuale botta e risposta (semmai può esserlo per i diretti interessati qualora avessero voglia di chiarirsi), perché c’è qualcosa di più interessante che emerge dal modo di comunicare di Spalletti e di come questo abbia dato una scossa alla narrazione juventina.
