Del Piero, 1996 Juve: Vialli maestro di risposte, Lippi e i quinti rigori. Poi Zidane: "Str***o!"

La seconda puntata speciale sull'anno chiave della leggenda bianconera: i retroscena e i successi con la Vecchia Signora

A 30 anni di distanza, Sky Sport ha voluto ricordare il 1996 di Alessandro Del Piero con uno speciale che è andato a ripercorrere con immagini di repertorio e interviste i momenti che hanno reso speciale quell'anno dello storico numero 10 della Juventus. Dopo il primo episodio, nella seconda parte il documentario “1996, L’anno di Del Piero” ha affrontato diversi temi, da Vialli e il momento buio fino alla vittoria della Coppa dei Campioni contro l'Ajax e il gol in finale intercontinentale con il River Plate a Tokyo. Prima, però, Alex ha ricordato i suoi inizi: "Quel laccio lì non è scaramanzia ma un ricordo del passato. Quando giocavo al San Vandemiano davano un solo calzettone per tutto l'anno e all'inizio l'elastico teneva, poi non teneva più tra acqua e fango. Dopo un anno quelle divise non so come reggessero, era un miracolo. Quindi serviva qualcosa che tenesse su il calzettone, stando anche attenti che non stringesse troppo, altrimenti ti avrebbe bloccato la circolazione. Quindi è un legame con il mio inizio".

Il Capitano: l'importanza di Gianluca Vialli

"Del Piero ha avuto anche la fortuna di avere come compagno di squadra un uomo, non solo un fuoriclasse come Gianluca Viall" - ha detto Darwin Pastorin, giornalista e inviato Juve per Tuttosport nel 1996 -. È stata una guida tecnica e spirituale. Non era un personaggio malinconico ma divertente". E non a caso in uno spezzone di un'intervista di repertorio, lo stesso Vialli dice: "Ecco il mio spogliatoio, ci sono le immagini dei miei calciatori preferiti, Alessandro Del Piero e Ciro Ferrara. Alessandro è una delle frecce del nostro arco e speriamo che continui così". E ancora: "Vialli a 21 anni era più forte di Del Piero a 21 anni? Io ero molto più forte (ride ndr.). Del Piero è forte perchè ha una grande testa. Tanti a quell'età hanno colpi e numeri, ma lui ha testa e personalità. Non si è montato in nessun modo, è rimasto con i piedi per terra. È una caratteristica di pochi che sposata con le sue qualità tecniche fanno di lui un grande giocatore".

Vialli, "parole che toccano"

Nel rivedere queste interviste, Del Piero in studio non può che sorridere: "Mitico Gianluca. Lui è stato il nostro condottiero, il nostro capitano. Quella risposta mi era piaciuta un sacco, la ricordo. È stato un maestro anche in queste cose, perchè un calciatore lo ammiri sul campo, in spogliatoio, ma anche in tv, quando riesce a scherzare ma anche a esprimere in maniera decisa quello che pensa. Le sue parole mi toccano in maniera ancora più profonda. Quello che dice è speciale per me, essere riconosciuto in questo modo è bello, bello dentro".

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Del Piero, il momento buio

In quel magico 1996, però, non sempre tutto è andato per il verso giusto. "Chiaro che in quella stagione c'è stato anche un momento di buio da parte di Del Piero - ha detto Pastorin -. Nel senso che segna a Madrid a marzo e poi non trova più la via della rete. Sono momenti che capitano ai grandi giocatori". Paolo Condò ha aggiunto: "La primavera del 1996 non era stata all'altezza dell'autunno del 95". E poi Bruno Longhi: "Giornalisticamente noi seguiamo l'andamento e il rendimento, i numeri dei gol. Questo ti fa pensare che ci sia una crisi, soprattutto per quelli che ti abituano bene segnando continuamente. Se arriva un momento che non segna si pensa che sia in crisi". Un pensiero condiviso anche da Massimo Marianella: "Un ragazzo giovane come Del Piero, che ha avuto la pressione di essere Del Piero in maglia bianconera, di una squadra che doveva vincere la Champions League e assumere una dimensione continentale. Gli è stato chiesto troppo, subito".

Cabrini e Marocchi, quella difesa su Del Piero

Già all'epoca, nel 1996, i pareri sul momento di forma tendevano a difendere Del Piero, come sottolineato da diverse interviste di repertorio. "Bisogna aspettare un attimo - aveva detto Cabrini -. I ragazzi a quest'età hanno momenti di flessione normalissimi, che hanno avuto tutti i grandi campioni". Collovati invece: "Era inevitabile che pagasse lo scotto di tutta la pressione che ha accumulato in questo periodo. È stato caricato di eccessiva responsabilità". Giancarlo Marocchi, suo compagno di squadra, l'aveva difeso a spada tratta: "Delle volte siamo quasi obbligati a non dire niente, come nel caso di Del Piero. Ha iniziato benissimo la stagione, ha giocato tanto, lui voleva solo esprimere il suo momento e sembra invece che sia nervosissimo. Il ragazzo invece è sempre tranquillo però vorrebbe fare le stesse cose di inizio campionato". Lo stesso Del Piero sentiva già al tempo aveva riconosciuto un momento di flessione: "Gli impegni sono stati tanti, forse troppi. Anche perchè ogni impegno era non dico una finale, ma molto importante. Lascia il segno. Ho patito la fase centrale della stagione".

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"Non era quello il mio obiettivo"

Tornando al presente, però, Pinturicchio ha analizzato di nuovo la sua situazione con maggiore lucidità: "Punti di vista. Le flessioni per un attaccante sono molto riferite ai gol. Se non segni più come prima è un problema. Non aver segnato nelle due semifinali era diventato l'apice del problema ma io non avevo problemi. Zero. Non era quello il mio obiettivo. Il gol è la massima espressione per un giocatore d'attacco, la cosa più bella che puoi fare. Ti sprigiona un'energia diversa, unica. Ma lì non stavamo giocando una partita per fare gol. E quando parlo di partita parlo di Champions League, di stagione. Per quello Collovati e Cabrini hanno fatto certe valutazioni, perchè sanno cosa vuol dire giocare in una grande squadra. È il game changer per chi va in una grande squadra, non devi più pensare a te. Devi pensare al risultato, al lavoro che metti in campo che oggi premia te, domani lui e dopodomani un altro. Tutto unito ti porta dove tutti vogliono arrivare. È questa la chiave di lettura delle squadre vincenti". E non a caso, il periodo buio dopo non molto è terminato e Del Piero è tornato a segnare.  "Lui ha avuto la capacità di gestire questa pressione con prestazioni che sono andate al di là dei gol - ha detto Marianella -. Si è preso in mano la Juventus che stava cambiando. Stava salutando protagonisti importanti e abbracciati di altri. Il simbolo che univa queste due Juventus era Del Piero. Quello che lui ha fatto per renderla sempre vincente vale più di una doppietta o un gol".

Ajax-Juventus: la finale di Champions

22 maggio 1996, una data storica per i tifosi bianconeri. L'ultima Champions League vinta, con ovviamente Pinturicchio protagonista. Aldo Biscardi qualche giorno prima della grande sfida, l'ha presentata così: "La Juventus a Roma dopodomani. Il mondo sportivo italiano è concentrato nell'atteso della partitissima con l'Ajax". Del Piero invice con la solita classe ed eleganza ha preferito non sbilanciarsi: "Uomo chiave con Litmanen? E' logico che si cerchi sempre qualcosa di più nella sfida. Spero di giocare, poi come andrà solo Dio lo sa". In tanti hanno elogiato quella squadra: "C'era la consapevolezza in quella Juventus di avere gli uomini giusti per affrontare quella finale" - ha spiegato Pastorin. Poi Marianella: "Quella era una Juve molto forte che giocava contro una squadra leggendaria, perchè quando giochi contro l'Ajax giochi contro una leggenda". Van Gaal al tempo aveva irriso la Juventus dicendo che i bianconeri vincevano in Italia che era il campionato del catenaccio ma poi faceva fatica in Europa. Bruno Longhi ne ha parlato: "Era una persona particolare, presuntuoso. Giudicò in maniera sbagliata la Juventus. Era una Juventus che giocava con il 4-3-3 e gli attaccanti che pressavano, era un non calcio italiano. Vengo sempre bloccato dai tifosi della Juventus che mi chiedono di tornare a fare la telecronaca della Juventus, come se la vittoria in quella finale dipendesse dalla telecronaca e non da quelli che erano in campo".

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Ravanelli, il gol in finale

Del Piero ha poi analizzato il percorso: "Dopo che vinci con il Real nei quarti di finale pensi di andare fino in fondo. Arriviamo in finale contro un'Ajax che aveva già vinto la Champions l'anno prima. Una generazione di fenomeni, ragazzi giovanissimi e pieni di talento, alcuni avrebbero anche giocato in Italia e con noi. La tensione che si era creata dopo il Madrid è stata tostissima, perchè quella coppa per la Juve è un po' strana. Non si è mai potuto gioire la vittoria dell'Heysel, perchè tutto quello che è abbinato a quel giorno lì non è purtroppo per i giocatori qualcosa che ricordiamo con il sorriso. Quindi per noi vincerla rappresentava tutta la storia della Juve". Poi ha aggiunto: "Non so ancora Ravanelli come ha fatto a far gol. Di destro, da lì. Sono cose che… Il calcio è tattica, tecnica, certo, ma ci sono cose che hanno una magia diversa, che sono difficili da spiegare. Quel gol è figlio di una determinazione e di una voglia che abbiamo sempre avuto tutti, di non mollare mai e Ravanelli ne era un maestro. Fino all'ultima goccia, all'ultimo centimetro. Poteva stoppare la palla o passarla indietro, invece gli esce fuori una traiettoria che è figlia dell'amore di quello che stai facendo".

Un piccolo rimpianto e i rigori

Poi Alex ha svelato anche un piccolo rimpianto: "Ho avuto una palla all'ultimo minuto che eravamo sfiniti, dove ho avuto l'opportunità di fare un tiro a giro ma non ce la facevo. Ho stoppato ma non avevo spazio, Van Der Sar era lungo, lo vedevo gigante e allora ho detto 'tiro una cannonata dritta per dritta cercando il primo palo'. Gliel'ho tirata in bocca. E' stato un piccolo rammarico perchè segnare al 120esimo il gol del 2-1 sarebbe stato bello". Bruno Longhi ha poi svelato un retroscena: "Mi ricordo che prima della partita mi chiamò Peruzzi perchè mi chiese di fargli avere i rigori che l'Ajax aveva calciato nella finale intercontinentale che aveva vinto nel mese di dicembre per prepararsi in caso di rigore. Si incaricò mia moglie, che sarebbe arrivata nel giorno della partita, di andare al recupero della vhs, che poi venne consegnato a Peruzzi. Mi ha poi ringraziato anche se fu inutile visto che i rigori dell'Ajax sono stati inguardabili. Rigori? Le sensazioni sono sempre quelle. Non si può essere sicuri al 100% per un calcio di rigore ma io avevo sempre la convinzione che la Juventus l'avrebbe vinta" Pastorin ha poi aggiunto sui rigori: "Segnano Ferrara, Pessotto, Padovano e il rigore finale di Jugovic. Con Peruzzi che para due. Eravamo tutti tesi, quando ti prendi il peso del rigore e sai che nei tuoi piedi c'è il peso di una coppa…". Del Piero ha svelato: "Io avrei dovuto tirare il quinto rigore, ma ci siamo fermati prima e sono felice così. Uno vuole sempre avere l'opportunità di tirare il quinto rigore, di segnare e vincere. Però il pallone pesava".

Condò a tal proposito ha spiegato questi momenti: "Diventerà un po' una caratteristica di Alessandro, quella di perdersi i rigori decisivi. Perchè il desiderio di essere l'ultimo rigorista, quello di battere il rigore decisivo, gli fa perdere l'ultimo rigore di Roma e all'Europeo nella semifinale contro l'Olanda. Tanto che nel 2006 ai calci di rigore contro la Francia va da Lippi per dirgli di voler tirare il quinto. Ma Lippi gli dice 'No, non tiri il quinto perchè altrimenti va a finire sempre che non mi servi più'. E si mettono d'accordo per tirare il quarto ma credo che Del Piero sia molto contento di aver tirato il quarto a Berlino".

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La nascita di una nuova Juventus

Nel documentario si è poi passati anche alle brutte notizie e quindi alla rivoluzione post Champions. E sono comparsi le immagini di Umberto Agnelli sul possibile addio di Vialli: "Vedremo, sarà lui a decidere. I giocatori saranno sempre più liberi". E Vialli decise di andare via: "Io e la Juve abbiamo capito di avere esigenze diverse, quindi senza fingere una trattativa abbiamo deciso di lasciarci- Lippi ne parlò senza troppi problemi: "Tre anni fa sono andati via Julio Cesar, Voller, Baggio, quest'anno altri 5. Il coraggio c'è sempre stato". Condò ha analizzato quel momento storico del club: "Nessuno poteva immaginare che anche Ravanelli sarebbe stato venduto. Del Piero rimane insieme a Padovano l'unica grande star. Viene avviata una rivoluzione che a rivederla oggi ha dell'incredibile. O non rinnovi il contratto o vendi Vialli, Ravanelli, Paulo Sousa, Marocchi e acquisti contemporaneamente Zidane, Montero, Iuliano, Vieri, Amoruso e Boksic. Un mercato incredibile e Del Piero è il punto fermo".

L'arrivo di Zidane

E in quella estate alla Juve è arrivato Zidane, uno dei più grandi colpi di mercato. Longhi ha rivelato un retroscena: "Io commento Milan-Bordeaux e Bettega non era con me a fare la telecronaca perchè era già un dirigente della partita ed era in tribuna a San Siro. Io a fine partita gli dico 'Non ci siamo, cosa avete preso'. Lui mi fa 'No, questo è fortissimo'". Condò ha poi raccontato il rapporto tra il francese e Alex: "Zidane sviluppa con Del Piero una simbiosi in campo che probabilmente è la simbiosi dei grandissimi campioni che si piacciono anche come campioni. C'entra sempre l'unione umana". E le immagini d'archivio hanno confermato anche la loro amicizia fuori dal campo. Zidane: "Cosa provo per te? Sei uno stronzo, sei peggio di uno stronzo. No dai, sei un bravo ragazzo. Ogni tanto brutto, ogni tanto bello, ma più brutto che bello. Come giocatore sei bravo, lo sai che sei bravo". Del Piero: "Dai, ti do i soldi dopo". Rivedendo i video, Del Piero ha poi commentato: "Grande Zizou. Bello averlo, bello scoprire che devi stare sempre attento in campo e devi stare sempre attento perchè la palla può arrivarti in ogni momento. Bello anche a livello umano, condividevamo anche lo stesso sponsor e ci trovavamo spesso anche fuori per varie cose. E' stato davvero entusiasmante giocare con lui". E Lippi era già sicuro di un'altra grande annata: "Siamo fiduciosi di andare a fare per l'ennesima volta bene all'estero. E' 1 anno e mezzo che in giro per l'Europa facciamo cose buone e contiamo di farlo ancora".

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26 novembre 1996, Juve-Rivel Plate: la finale Intercontinentale

E il grande successo arrivò contro il River Plate nella Coppa Intercontinentale. Pastorin ne ha parlato: "Arriva il momento di Tokyo. Era la seconda volta che ci andavo e c'era un grande entusiasmo da parte della Juventus". Un Caressa da giovane aveva presentato così la sfida: "I giocatori sentono molto l'incontro ma lo sente anche Lippi, che potrebbe diventare l'allenatore più vincente di questa stasera". E Lippi era arrivato in Giapponi senza alibi e con serenità: "Infortuni, fuso orario… Noi non abbiamo nessun tipo di problema, manderemo in campo la miglior formazione possibile. La squadra è in un'ottima condizione, va a giocare una partita di grandissima importanza e darà in campo tutto quello che ha e credo che sia abbastanza. Non so se sarà sufficienza ma sarà abbastanza"

Condò sul match: "All'epoca la finale intercontinentale si giocava su gara secca  andare a Tokyo era la realizzazione delle tue aspirazioni più alte". Poi Marianella: "C'era grande attesa, ho capito che quella voglia che avevo io ce l'aveva anche la Juve. E aveva una superstar giovane che era Del Piero". E anche Alex ha parlato della sfida: "La capacità di Lippi era di dare fiducia alla squadra, di far passare in secondo piano problemi o situazioni particolari. Noi arrivavamo direttamente da Manchester dove avevamo vinto 1-0 e da lì poi siamo partiti per Tokyo. Un viaggio diverso per tutti noi, prima volta che andavamo in un paese così lontano. Un viaggio partito con un sorriso perchè arriviamo in aeroporto in ritardo, cambia il programma e decidiamo di andare subito dall'aeroporto e fare allenamento e poi andare in hotel. Il traffico di Tokyo era impegnativo, avevamo quasi 2 ore di pullman e la prima cosa che ci hanno detto è stata 'Mi raccomando non dormite sennò poi non riusciamo a fare...'. Tempo due minuti e c'erano forse due persone sveglie, eravamo tutti devastati perchè non eravamo abituati. Un colpo di spugna che Lippi cerca di dare all'ambiente. Magari non è sufficiente ma è abbastanza, abbiamo problemi ma non ce ne frega niente, andiamo avanti e diamo tutto".

Il discorso di Lippi

"Dura tre anni questa partita, non 90 minuti. Devi vincere uno scudetto, poi l'anno dopo la Coppa dei Campioni e l'anno dopo fai la coppa intercontinentale" - così Lippi ha caricato il big match. Marianella ha rivelato: "Ci tenevo tantissimo a fare quella telecronaca lì. Era speciale per la mia carriera, per quel bambino che sognava la coppa intercontinentale. Furono due giorni di grande intensità anche per me". Poi Condò: "River Plate con Boca Juniors e Santos erano probabilmente le tre squadre sudamericane più forti e nobili, i rivali più belli". Di nuovo Marianella: "Essere a Tokyo all'epoca era essere in un posto molto lontano. Serviva un cellulare particolare per parlare con l'Europa, non era così semplice. La mia postazione era molto lontana, in uno stadio brutto perchè c'era anche la pista e una regia pessima, che puntava solo sulla contrapposizione tra le star. Quindi fare anche il discorso introduttivo era difficile per me, perchè non ero aiutato dalle immagini. Inquadravano solo Del Piero e il Burrito Ortega. Non era neanche Juve-River Plate, era Del Piero contro Ortega. 

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Il gol di Del Piero contro il River Plate

La partita fu sofferta per la Juventus, che dominò la gara ma non riusciva a trovare il gol. E chi lo trova? Alex Del Piero. "Ci rendiamo tutti conto che era una rete meravigliosa, ma rivederla dopo, diventa ancora più impressionante. Davvero fu un colpo da maestro e ricevette il premio di migliore in campo, meritato" - ha spiegato Pastorin.  Marianella: "Quel gol lì lo rende immortale. Negli Stati Uniti si dice che l'accesso nella home of fame ti rende immortale, ecco quel gol regala a del piero l'immortalità calcistica. Entra nell'Olimpo dei grandi, ci entra da giovane e ci resterà per il resto della sua carriera". Del Piero ne ha parlato: "Il gol è tecnicamente pregiato perchè mi stavo allontanando dalla porta, vado a controllare il pallone e riuscire a controllare e tirare in pochissimo tempo è stata la chiave di tutto. Un tiro forte ma preciso. Sei girato di spalle e ti immagini dove potrebbe essere il portiere e gli avversari. Ti frulla tutto nella testa, pensieri che si mettono insieme in un micro istante e per quello ogni tanto nel calcio si parla di magia. Ci sono delle dinamiche che hanno dell'incredibile".

"Probabilmente parlavo giapponese..."

"Quando l'ho rivisto non pensavo fosse stato così, ho detto 'cavolo'. E' stata una goduria pazzesca, non puoi desiderare di più. Se vai a giocare una partita così importante, dove hai la possibilità di laurearti campione del mondo. Avevi vinto il campionato e Champions League e hai il terzo tassello per chiudere il quadro nella maniera più importante e lo fai segnando a pochi minuti dalla fine… cosa vuoi di più dalla vita? L'esultanza mia, nostra. Mi strappano la maglia ma io scappo e voglio andare verso la panchina. Io guardo molto le esultanze delle squadre e noi in quello siamo emblematici, soffrivamo perchè non stavamo vincendo una partita che meritavamo di vincere prima. Arriva questo e sei tu a farlo, non so neanche cosa io abbia detto, probabilmente parlavo giapponese da tanto ero contento. Non me lo ricordo, era l'euforia per un traguardo che era partito due anni e mezzo prima. Farlo così è il top". Lippi: "Del Piero ha certe giocate e in una di queste è arrivato il gol che ha deciso la partita". Marianella ha poi raccontato: "Finita la partita sono sceso nello spogliatoio, sono entrato con la trupe e sono riuscito a intervistare Del Piero". Ed ecco un Alex d'archivio"Questo è stato il coronamento di un sogno, non abbiamo parole. E' incredibile e basta. E' stata una vittori voluta, sofferta, meglio di così non potevamo sperare. Abbiamo vinto e basta". Pastorin: "Del Piero è diventato l'eroe di una partita. il momento che chiudo una stagione che per certi versi è salgariana, una stagione per certi versi piena di soddisfazioni".

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Il 1996 di Del Piero: l'inizio di una leggenda

"Trovare un giovane così forte, così bello calcisticamente è stata una benedizione per tutto il calcio" - ha detto Marianella. Poi Longhi: "L'ha dimostrato negli anni, è una persona quadrata e intelligente, una persona di spessore". Pastorin: "Vorrei chiudere sostituendo Garrincha con Del Piero, in questa frase di Edilberto Coutinho 'Il calcio come la letteratura se ben praticato è forza di popolo. I dittatori passano e passeranno sempre ma un gol di Del Piero è un momento eterno e non lo dimentica nessuno". Del Piero ha concluso: "Il 1996 è un anno che mi ha cambiato la vita. All'epoca non me ne sono accorto così tanto. Oggi rivedendolo quello che ho e abbiamo fatto, assume un'importanza più grande, più bella, più profonda. Se c'è una sensazione che ci ha sempre unito è quella sensazione di non essere mai soli, quella speciale aura che si crea in quegli ambienti dove tutti sono pronti ad aiutarti, dove niente e nessuno ti può scalfire. Puoi perdere ma ti rialzerai sempre e in quegli anni era molto forte in ognuno di noi. Una forza unica che non mi ha mai lasciato e che ha fatto tutta la differenza del mondo. Quell'anno non so neanche come descriverlo. Più bella cosa non c'è".

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A 30 anni di distanza, Sky Sport ha voluto ricordare il 1996 di Alessandro Del Piero con uno speciale che è andato a ripercorrere con immagini di repertorio e interviste i momenti che hanno reso speciale quell'anno dello storico numero 10 della Juventus. Dopo il primo episodio, nella seconda parte il documentario “1996, L’anno di Del Piero” ha affrontato diversi temi, da Vialli e il momento buio fino alla vittoria della Coppa dei Campioni contro l'Ajax e il gol in finale intercontinentale con il River Plate a Tokyo. Prima, però, Alex ha ricordato i suoi inizi: "Quel laccio lì non è scaramanzia ma un ricordo del passato. Quando giocavo al San Vandemiano davano un solo calzettone per tutto l'anno e all'inizio l'elastico teneva, poi non teneva più tra acqua e fango. Dopo un anno quelle divise non so come reggessero, era un miracolo. Quindi serviva qualcosa che tenesse su il calzettone, stando anche attenti che non stringesse troppo, altrimenti ti avrebbe bloccato la circolazione. Quindi è un legame con il mio inizio".

Il Capitano: l'importanza di Gianluca Vialli

"Del Piero ha avuto anche la fortuna di avere come compagno di squadra un uomo, non solo un fuoriclasse come Gianluca Viall" - ha detto Darwin Pastorin, giornalista e inviato Juve per Tuttosport nel 1996 -. È stata una guida tecnica e spirituale. Non era un personaggio malinconico ma divertente". E non a caso in uno spezzone di un'intervista di repertorio, lo stesso Vialli dice: "Ecco il mio spogliatoio, ci sono le immagini dei miei calciatori preferiti, Alessandro Del Piero e Ciro Ferrara. Alessandro è una delle frecce del nostro arco e speriamo che continui così". E ancora: "Vialli a 21 anni era più forte di Del Piero a 21 anni? Io ero molto più forte (ride ndr.). Del Piero è forte perchè ha una grande testa. Tanti a quell'età hanno colpi e numeri, ma lui ha testa e personalità. Non si è montato in nessun modo, è rimasto con i piedi per terra. È una caratteristica di pochi che sposata con le sue qualità tecniche fanno di lui un grande giocatore".

Vialli, "parole che toccano"

Nel rivedere queste interviste, Del Piero in studio non può che sorridere: "Mitico Gianluca. Lui è stato il nostro condottiero, il nostro capitano. Quella risposta mi era piaciuta un sacco, la ricordo. È stato un maestro anche in queste cose, perchè un calciatore lo ammiri sul campo, in spogliatoio, ma anche in tv, quando riesce a scherzare ma anche a esprimere in maniera decisa quello che pensa. Le sue parole mi toccano in maniera ancora più profonda. Quello che dice è speciale per me, essere riconosciuto in questo modo è bello, bello dentro".

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