Sconsolato, fischiato, dominato dalla Juve: il ritorno di Conte allo Stadium è un flop totale

Il tecnico dei partenopei si scarica dopo il primo gol dei bianconeri: il suo Napoli ne prende tre e lui esce tra le prese in giro dei suoi ex tifosi
Sconsolato, fischiato, dominato dalla Juve: il ritorno di Conte allo Stadium è un flop totale
© LAPRESSE

Tu chiamale, se vuoi, emozioni. Il ritorno di Antonio Conte allo Stadium, inutile girarci intorno, fa sempre un certo effetto. Perché lui é stato giocatore, capitano, allenatore, avversario. I successi che ha ottenuto in bianconero raccontano di un simbolo della Vecchia Signora, di quelli forti e che restano impressi. Almeno fino al momento della brusca separazione del 2014. Il Covid, durante i suoi due anni all’Inter, gli aveva evitato di incontrare i suoi vecchi tifosi ma la reunion, con qualche anno di ritardo, c’era già stata una volta. Il tifo bianconero l’anno scorso lo aveva applaudito al suo primo ‘rientro a casa’ contro la triste Juve di Motta ma quest’anno la situazione é decisamente cambiata.

Juve-Napoli, Conte fischiato

“Allenatore del Napoli: Antonio Conte”, e partono i fischi incessanti dei tifosi. Che no, evidentemente non hanno dimenticato neanche quel dito medio ad Agnelli. Come al solito, si scalda subito. Lui vuole guidare il suo Napoli col joystick, che però sembra avere le batterie scariche e non funziona mai. Fino al gol di David non si ferma un secondo, fa il cosplay di Inzaghi ai tempi d’oro uscendo sempre dall’area tecnica per farsi sentire di più. Ma niente. La Juve va in vantaggio con David e Conte quasi non reagisce. Non dice mezza parola durante il check del Var, non interviene. Non fa come a San Siro. Le principali vittime dei suoi richiami sono il portiere e i centrali in fase di costruzione dal basso.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Conte, il coro dice tutto

Ma nel primo tempo non va, come dimostra la clamorosa occasione avuta da Conceicao dopo una gestione sbagliata dal basso. Per dirla modernamente, distruzione dal basso. Nel secondo tempo cambia poco. Un accenno di protesta per un fallo netto su Locatelli, solite braccia larghe che fanno intendere quanto è sconsolato. Rispetto all’andata è un altro, come se avesse un quarto di quelle consapevolezze. Il Napoli ne prende altri due, Conte resta in campo ma è come se non ci fosse già più.

I tifosi lo scherniscono e parte il coro “Salta con noi, Antonio Conte salta con noi”. No reaction. E a fine partita, appena arriva il triplice fischio, stretta di mano veloce a Spalletti (che sì, l’ha incartato in tutto a partire dalla non conferenza) e via negli spogliatoi. L’anno scorso passò a salutare i tifosi napoletani e gli ex, gli juventini: questa volta lascia da soli i suoi giocatori a salutare i sostenitori partenopei.

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Tu chiamale, se vuoi, emozioni. Il ritorno di Antonio Conte allo Stadium, inutile girarci intorno, fa sempre un certo effetto. Perché lui é stato giocatore, capitano, allenatore, avversario. I successi che ha ottenuto in bianconero raccontano di un simbolo della Vecchia Signora, di quelli forti e che restano impressi. Almeno fino al momento della brusca separazione del 2014. Il Covid, durante i suoi due anni all’Inter, gli aveva evitato di incontrare i suoi vecchi tifosi ma la reunion, con qualche anno di ritardo, c’era già stata una volta. Il tifo bianconero l’anno scorso lo aveva applaudito al suo primo ‘rientro a casa’ contro la triste Juve di Motta ma quest’anno la situazione é decisamente cambiata.

Juve-Napoli, Conte fischiato

“Allenatore del Napoli: Antonio Conte”, e partono i fischi incessanti dei tifosi. Che no, evidentemente non hanno dimenticato neanche quel dito medio ad Agnelli. Come al solito, si scalda subito. Lui vuole guidare il suo Napoli col joystick, che però sembra avere le batterie scariche e non funziona mai. Fino al gol di David non si ferma un secondo, fa il cosplay di Inzaghi ai tempi d’oro uscendo sempre dall’area tecnica per farsi sentire di più. Ma niente. La Juve va in vantaggio con David e Conte quasi non reagisce. Non dice mezza parola durante il check del Var, non interviene. Non fa come a San Siro. Le principali vittime dei suoi richiami sono il portiere e i centrali in fase di costruzione dal basso.

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