De Sciglio, solo Juve: "Ho rifiutato il Liverpool! Come mi chiamava Allegri. Motta? Neanche..."

L'ex terzino bianconero ha parlato della sua esperienza a Torino e non solo: "Conte non voleva sentire mezza parola. Se mi aspettavo l'addio? Vi spiego"

Un tuffo nel passato in attesa di una nuova possibilità futura. A parlare è Mattia De Sciglio, ex terzino oggi svincolato, che ha ripercorso le tappe più importanti della sua carriera. Gli inizi al Milan, le difficoltà, il rapporto con Allegri e i titoli con la Juventus, fino all'ultima stagione vissuta in bianconero e l'addio inaspettato. Senza dimenticare il rapporto con alcuni ex compagni come Ibrahimovic e Cristiano Ronaldo, aspettando una chiamata per rimettersi in gioco.

De Sciglio in cerca di una nuova sfida

De Sciglio, in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, spiega: «Mi sto allenando ogni giorno per farmi trovare pronto. Non ho alcuna intenzione di smettere, sto bene e posso dare ancora tanto. Non vedo l’ora di tornare in campo. Valuto ogni opportunità, ma mi piacerebbe riprovare un’esperienza all’estero. Nella stagione a Lione ho scoperto un nuovo modo di vivere il calcio». Tutto era cominciato al Milan, dove sembrava dover diventare una bandiera del club: «Stavo vivendo un sogno. Ero un tifoso milanista che indossava la maglia rossonera e Maldini era il mio idolo». Ben presto però le difficoltà: i risultati dei rossoneri in picchiata e il dito puntato proprio su De Sciglio: «Al Milan era finito un ciclo e le cose non andavano bene. Ho avuto un infortunio che mi ha tolto continuità. Dopo alcune prestazioni non positive, è iniziato tutto».

Le difficoltà al Milan

Come mai quella rabbia nei suoi confronti? «Non lo so, non sono mai riuscito a darmi una spiegazione. Una parte della tifoseria e della stampa mi aveva individuato come colpevole di quella situazione, aspettavano un minimo errore per criticarmi. I miei social si riempivano di insulti e cattiverie. Eppure, mi ero sempre comportato bene. Non capivo». Una situazione difficile, in cui De Sciglio è ricorso all'aiuto di un mental coach per superare le difficoltà. Poi il trasferimento alla Juve: «Mi voleva anche il Liverpool, ma ho scelto Torino. In panchina c’era Allegri e la squadra era davvero forte. E il trovarmi in uno spogliatoio di campioni, dopo aver giocato anche un Europeo da protagonista, è stata una bella rivincita dopo il periodo difficile che avevo vissuto».

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

La Juve, gli Scudetti e Allegri

A Torino il suo riscatto, con gli Scudetti vinti: «Una soddisfazione enorme. Un obiettivo che rincorrevo da tempo. Un’emozione difficile da spiegare a parole vincere un campionato e festeggiarlo con una città intera». In bianconero ha ritrovato Massimiliano Allegri dopo gli anni al Milan. Da tanti era considerato un suo 'figlioccio', ma De Sciglio ci tiene a precisare: «No, è un’etichetta che mi porto dietro. Certo, è l’allenatore a cui sono più legato. Mi ha lanciato al Milan e nei momenti più duri mi ha aiutato a restare positivo. Tutto quello che ho fatto, però, me lo sono conquistato. Non ci sono mai stati favoritismi. Anzi, da me ha sempre preteso più di quanto facesse con molti altri. Mi chiamava 'Mangia e dormi', per il mio pensare sempre al calcio».

"Conte ti spinge al limite: non voleva..."

Cos'è accaduto con Giuntoli nell'ultimo anno alla Juve (sia suo che di Allegri)? De Sciglio spiega anche la famosa sfuriata del tecnico dopo la vittoria in Coppa: «Arrivavamo da due anni non semplici. Il mister si è caricato di tutte le tensioni, proteggendoci da critiche e pressioni. Penso che in quella finale di Coppa Italia sia venuto fuori tutto ciò che aveva dovuto sopportare». Su Conte invece, che ha avuto in Nazionale: «Ti spinge sempre al limite, non voleva sentire mezza parola durante gli allenamenti. Porta i giocatori alla massima soglia di attenzione e concentrazione, non ho mai incontrato nessun altro così. Un allenatore davvero forte».

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Il rapporto con Ibra e CR7

Dagli allenatori agli ex compagni di squadra: «Ibra in campo era un animale. Dovevi sperare di non essere con lui in squadra quando perdeva la partitella, altrimenti ti massacrava. C’erano compagni che avevano smesso di fare il torello e si mettevano in disparte per paura di essere presi di mira. Cristiano aveva un’aura diversa dagli altri. Non ho mai visto nessuno avere la sua ferocia nel far gol. E che mentalità, si allenava anche nei pochi giorni di riposo che avevamo». E a proposito di CR7, che rapporto ha avuto con Sarri? «Hanno avuto alcune discussioni. Il mister voleva farlo giocare come 9. Cristiano non era d’accordo, preferiva partire dall’esterno».

L'addio alla Juventus

Sull'addio alla Juve De Sciglio chiarisce: «Se me l'aspettavo? No, mi ha sorpreso. Venivo da un anno fuori per il crociato. In panchina era arrivato Thiago Motta, mio ex compagno in Nazionale. Avevo grandi aspettative. Ma non mi hanno permesso neanche di fare il ritiro. “Sei fuori dal progetto”, senza altre spiegazioni. Avevo due possibilità: trovarmi una squadra o una stagione da fuori rosa. Speravo di concludere un’esperienza così importante in modo diverso». 

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Un tuffo nel passato in attesa di una nuova possibilità futura. A parlare è Mattia De Sciglio, ex terzino oggi svincolato, che ha ripercorso le tappe più importanti della sua carriera. Gli inizi al Milan, le difficoltà, il rapporto con Allegri e i titoli con la Juventus, fino all'ultima stagione vissuta in bianconero e l'addio inaspettato. Senza dimenticare il rapporto con alcuni ex compagni come Ibrahimovic e Cristiano Ronaldo, aspettando una chiamata per rimettersi in gioco.

De Sciglio in cerca di una nuova sfida

De Sciglio, in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, spiega: «Mi sto allenando ogni giorno per farmi trovare pronto. Non ho alcuna intenzione di smettere, sto bene e posso dare ancora tanto. Non vedo l’ora di tornare in campo. Valuto ogni opportunità, ma mi piacerebbe riprovare un’esperienza all’estero. Nella stagione a Lione ho scoperto un nuovo modo di vivere il calcio». Tutto era cominciato al Milan, dove sembrava dover diventare una bandiera del club: «Stavo vivendo un sogno. Ero un tifoso milanista che indossava la maglia rossonera e Maldini era il mio idolo». Ben presto però le difficoltà: i risultati dei rossoneri in picchiata e il dito puntato proprio su De Sciglio: «Al Milan era finito un ciclo e le cose non andavano bene. Ho avuto un infortunio che mi ha tolto continuità. Dopo alcune prestazioni non positive, è iniziato tutto».

Le difficoltà al Milan

Come mai quella rabbia nei suoi confronti? «Non lo so, non sono mai riuscito a darmi una spiegazione. Una parte della tifoseria e della stampa mi aveva individuato come colpevole di quella situazione, aspettavano un minimo errore per criticarmi. I miei social si riempivano di insulti e cattiverie. Eppure, mi ero sempre comportato bene. Non capivo». Una situazione difficile, in cui De Sciglio è ricorso all'aiuto di un mental coach per superare le difficoltà. Poi il trasferimento alla Juve: «Mi voleva anche il Liverpool, ma ho scelto Torino. In panchina c’era Allegri e la squadra era davvero forte. E il trovarmi in uno spogliatoio di campioni, dopo aver giocato anche un Europeo da protagonista, è stata una bella rivincita dopo il periodo difficile che avevo vissuto».

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