© © TVRG Roberto Garavaglia/ag. Aldo LiveraniCon un centravanti la Juventus l’avrebbe vinta. Meritatamente, peraltro. Perché la sconfitta di Bergamo è un’angheria calcistica subita dai bianconeri, che si sono disuniti nel finale, nel disperato tentativo di riprendere una partita dominata per 75 minuti, sprecando occasioni e organizzando trame efficaci, ma sempre senza finale. Su Openda è meglio tacere, ma anche David continua a essere un problema e non saranno gli estemporanei gol a risolverlo. Quando, a inizio partita, sbuccia di testa il cross di Conceiçao, spreca l’occasione più clamorosa della Juve e commette un errore che un centravanti non dovrebbe mai commettere, dando dimostrazione plastica del perché la società ha vorticosamente cercato un centravanti sul mercato di gennaio. E non l’ha trovato. Molte le ragioni del mancato acquisto invernale, una buona parte delle quali è logica, ma la mancanza di un 9 all’altezza è una causa importante dell’eliminazione dalla Coppa Italia. Quindi, per metterla in modo brutale: quanto valeva passare alle semifinali di Coppa Italia? Più o meno dei 30/35 milioni che serviva investire su un centravanti sul quale non c’era molta convinzione (da Mateta a En Nasyri, passando da Icardi)? E quanto peserà da qui alla fine? La risposta la conoscono i dirigenti della Juve, perfettamente consapevoli di quel buco nella rosa, ma anche consci dei paletti al budget.
L’arbitro Fabbri ha condizionato l'esito
Certo, gli stessi dirigenti bianconeri saranno anche arrabbiati con l’arbitro Fabbri, la cui incerta e non del tutto adeguata direzione della gara, ne ha, in parte, condizionato l’esito. Chiariamo: la regola sul fallo di mano in area è scritta male e applicata peggio da arbitri e Var, le cui ondivaghe interpretazioni hanno azzerato qualsiasi speranza di uniformità di giudizio. Per cui è difficile stabilire se lo sfioramento del pallone da parte di Bremer sia rigore o meno. Ma è molto più facile immaginare che se quel rigore dato all’Atalanta, fosse stato assegnato alla Juve, ci sarebbero state reazioni ben più feroci. Ma percezione e narrazione non sono uniformi da molto più tempo che l’International Board decidesse di incasinare la regola del fallo di mano. A margine, una modesta proposta: gli arbitri di campo non vadano più a rivedere le azioni nella tv a bordocampo, se tutte le volte cambiano la loro decisione, confermando quella dei colleghi davanti alla tv, quel teatrino è un’inutile perdita di tempo (visto che si cerca di diminuirle, inizino loro). È chiaro che chi fischia in campo abbia deciso di spegnere il cervello, ne prendiamo atto e ci adeguiamo all’arbitraggio televisivo, guadagnando quei tre minuti e la pantomima dell’annuncio.
Le carenze qualitative nella rosa
Tuttavia, il rigore non occupa più di tanto i ragionamenti in casa Juve. La partita di ieri dice, infatti, due cose: la squadra continua a crescere, la costruzione offensiva migliora di volta in volta (anche negli schemi su palla da fermo) e l’approccio è sempre più convincente. Però, proprio questi progressi, che contro l’Atalanta non si sono trasformati in gol, evidenziano le carenze qualitative nella rosa. Detto del centravanti, l’impressione è che manchino giocatori di qualità, soprattutto in panchina. Ieri, al momento delle sostituzioni, Palladino aveva alternative migliori di Spalletti (considerando l’indisponibilità di Yildiz, in panchina, ma non nelle condizioni di giocare). Questo deve far riflettere chi sta programmando il mercato estivo. Spalletti pensa ad altro: non se la prende per il rigore (ironico? sportivo?), se la prende con i suoi. Fa bene, le proteste non fanno gol. Per quelli ci vuole un centravanti.
WHATSAPP TUTTOSPORT: clicca qui e iscriviti ora al nuovo canale, resta aggiornato LIVE
