“Siamo qui per proteggerti e coccolarti”: Yildiz, l’investitura Juve dopo il rinnovo

Marusic gli sta sempre incollato, dopo il raddoppio di Isaksen è lui a parlare ai compagni di rimonta. I cori della curva: "Kenan segna per noi"

Dopo averlo annunciato in grande stile al mondo, c’è da urlarlo anche a casa propria: «La nostra storia continua, insieme. Fino al 2030. Con il numero 10 Kenan Yildiz!», lo speaker dello Stadium indica a tutti chi è e sarà il centro della Juventus da qui ai prossimi 4 anni. I tifosi della Juve riconoscono il proprio punto di riferimento, ne godono. «Kenan Yildiz segna per noi!»: è il coro che si leva prima del fischio d’inizio. Il genio di Ratisbona è lì a bordo campo: applaude orgoglioso, ha lo stesso sorriso timido di quando, un giorno prima, ha giurato che ama la Juve. Gli occhi pieni di sogni diventati realtà: non è più un bambino, è il leader di un popolo e di un club. A ricordarglielo ci sono Ferrero, Comolli e Chiellini, che lo scortano. Quella dello spogliatoio, espressa dal capitano, è di chi è pronto a lasciarsi guidare dal fuoriclasse alieno: «Kenan è un campione, il nostro campione, la nostra stella. La società ha dato un bel segnale». Ma il turco ha solo 20 anni, Locatelli lo sa: «La proprietà mi ha detto che i più grandi, io in primis, devono cercare di fargli capire cos'è la Juve nel quotidiano. Noi siamo qui per proteggerlo e coccolarlo, ce lo teniamo stretto».

La partita e le parole ai compagni

Poi c’è la partita, c’è la Lazio, c’è Marusic (bruttissimo cliente) che gli sta incollato come una gomma da masticare. Yildiz sputa via la sua dopo un quarto d’ora: un modo per provare ad esorcizzare un problema tutt’altro che metaforico. I palloni arrivano ma non sono del tipo giusto. Quando Kenan riceve viene raddoppiato sistematicamente. Non gode dello spazio né della vicinanza alla porta per fare quello che gli riesce meglio: inventare. Infatti le uniche conclusioni della sua prima metà di gara siano due tiri rimpallati. Quello mancato e negato su Cabal e un rigore che si sarebbe sicuramente preso la responsabilità di tirare, nella sua notte. Inizia la ripresa e notte lo diventa per tutta la Juve, fonda. Dopo il raddoppio di Isaksen il 10 è il primo che incita e tenta di scuotere i compagni. Si indica le tempie con gli indici: «Dai! Testa!». Dalle parole ai fatti quando, con un destro a giro dalla mattonella preferita, impegna severamente Provedel.

Spalletti lo tiene in campo

La Juve alza i giri: il gol di McKennie nasce dal lato sinistro del campo ma lui stranamente non c’entra. Il 10 stampato sulla schiena si sporca come la sua partita. Spalletti decide di tenerlo in campo anche quando, a un quarto d’ora dal termine, butta nella mischia il vice di Yildiz, Boga. Sembrerebbe un modo per evitargli una panchina decisamente più scomoda di quella su cui ne è stato celebrato il rinnovo. In realtà è una scelta che potrebbe essere premiata dalla fucilata nella notte sparata dal limite da Kenan. Lui impreca, guarda il cielo. Non c’è la sua stella a brillare lassù. C’è, quella buona, di Kalulu. E va bene anche così.

 

 

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