Pagina 3 | "Juve sono pentito ma tifo Inter e Galatasaray. Volevo litigare ferocemente con Chiellini, ma lui..."

TORINO - Dritto, senza peli sulla lingua. Senza filtri nei pensieri. Felipe Melo era così da giocatore ed è rimasto lo stesso anche da quando ha appeso le scarpe al chiodo. In Italia ha unito Fiorentina e Inter, ma ha diviso alla Juve. L’immagine da rude che si è voluto costruire negli anni ha nascosto anche le sue qualità. Quelle che gli permisero, per esempio, di disputare il Mondiale 2010 col Brasile da protagonista. Ora studia per diventare allenatore. Promettendo una filosofia chiara: «Le squadre che allenerò giocheranno palla a terra».

"Spalletti perfetto per la Juve"

Felipe Melo, lei ora è in Brasile con l’emittente Globo a commentare le partite di campionato. Ma l’Italia le manca? «Ogni giorno, da voi sono stato benissimo: è un pensiero fisso. Penso alla Fiorentina, alla Juve, all’Inter. Sono stato bene ovunque, pur con alti e bassi. Ho vissuto tanti momenti, un giorno tornerò e lo farò da allenatore».

All’orizzonte c’è Inter-Juve, la sua partita per eccellenza. «Credo che Spalletti sia l’allenatore perfetto per questa Juve: è abituato a vincere, ha grandi capacità. La squadra lo rispecchia totalmente. Anche l’Inter sta bene: macinano risultati e giocano benissimo. È più importante per la Juve questa sfida: se vuole pensare di crescere, tutto passa dal duello contro i nerazzurri. Nella singola partita vedo meglio la Juve in questo frangente».

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"Juve, col Galatasaray..."

Martedì c’è anche Galatasaray-Juve. Per tanti tifosi, è la rivincita del 2013. «Quella Juve era troppo forte. La dipingevano già come la vincitrice del girone, invece finì terza. Nello spogliatoio ci siamo compattati tutti, ma già nella sfida d’andata il Galatasaray aveva fatto capire di che pasta fosse fatto. Il 2-2 di Torino dava risposte chiare sul nostro valore, ma quella Juve non lo capii».

Cosa ricorda di quel doppio duello coi bianconeri? «La partita in casa fu molto strana. La neve, il campo in condizioni pessime, il fatto di dover giocare uno spezzone in un’altra giornata. Era tutto strano anche per noi, non solo per la Juve. Vincere contro la squadra di Conte era il massimo, quel Gala non era forte come questo».

In campo la prospettiva è sempre diversa. Ricorda le facce dei giocatori di quella Juve? «Mi ricordo bene i loro sguardi, la loro delusione. Per loro è ancora una ferita aperta, ma è normale. Loro erano troppo sicuri di passare, troppo sereni. Ma il calcio è così: anch’io ho perso un sacco di volte nella vita».

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"Conte voleva tenermi"

Com’era stata preparata da Roberto Mancini quella partita? «Mancio è uno dei più forti d’Europa. Ma perché allena in Qatar? Perché nessuno lo chiama in Italia? Lui fu fondamentale per quel Galatasaray. Conosceva come lavorava Conte, noi sapevamo che dovevamo difendere bene e sfruttare i pochi momenti di respiro in fase offensiva. Siamo stati bravissimi».

Lei è uno senza peli sulla lingua. Non ha mai avuto paura di parlare, ma allo stesso tempo ha diviso tutti i suoi tifosi. Chi con lei, chi contro di lei. C’è qualcosa del suo passato di cui si è pentito? «Mi sono pentito di tante, troppe cose. Alla Juve, per esempio. Ero un ragazzino in una grandissima squadra, che però non era vincente. La società doveva ancora strutturarsi. Sono costato persino troppo, l’aspettativa nei miei confronti era alta. Ma sono grato al destino di aver vestito la maglia della Juve: per me è stata una scuola di vita».

Quindi si è pentito di aver lasciato la Juve... «Sì, è proprio così. Vidi Conte e Marotta in riunione, ma dissi subito di volermene andare. Conte, che ha avuto la forza di cambiare la mentalità del gruppo, voleva tenermi, mi fece fare il ritiro. Non mi schiodai dall’idea di andarmene, ma non lo rifarei. Resto interista, ma sono felice che la Juve abbia vinto dopo il mio addio. Sono stato fortunato ad aver trovato il Galatasaray, nonostante mi volesse il Psg di Leonardo. Non ho il rimpianto di aver scelto la Turchia: Istanbul è grandissima città e il popolo turco ha una passione straordinaria».

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"Galatasaray-Juve, la favorita..."

Ci parli della Turchia. «Lì sono pazzi di calcio. Come a Roma e Napoli. Quando le cose vanno bene, ti rincorrono per avere una foto».

C’è una favorita tra Juve e Galatasaray per il passaggio del turno in Champions League? «La Juve è favorita rispetto al Galatasaray. Per me è complessivamente più forte. Ma a Istanbul sarà una battaglia: avete visto come sono riusciti a complicare la vita a Manchester City e Bayern Monaco?».

Quali sono stati i suoi compagni di squadra più forti? «Mutu alla Fiorentina, Buffon, Chiellini, Del Piero e Cannavaro alla Juve. Tutti fortissimi, tutti leggendari per la carriera che sono riusciti a fare».

Esiste un Felipe Melo nella Serie A di oggi? «Nessuno mi somiglia: sono unico. Non ero uno che picchiava e basta, avevo tanta qualità. Vedo tanti giocatori forti, ma nessuno simile a me».

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"Inter-Juve, occhio ai Thuram"

E ora vuole diventare allenatore. Da quali suoi tecnici prenderà spunto? «Spero di poter prendere un po’ da Prandelli, che tatticamente era un maestro. E poi Mancio: c’è sempre stato un rapporto splendido con lui. Aggiungo anche Unai Emery e Fernando Diniz, che ora è al Vasco da Gama. Vorrei essere un mix di tutti loro».

Lei ha pure giocato, da protagonista, i Mondiali del 2010 in Sudafrica col Brasile. «E, le dico la verità, non credo che sia andato così male come in tanti hanno detto e scritto. Ho fatto un assist storico a Robinho, fu il migliore di quei Mondiali. Lasciai il Sudafrica col 98% di passaggi riusciti. Non è giusto ricordare solo il rosso e l’autogol contro l’Olanda ai quarti».

Da chi si aspetta tanto in Inter-Juve? «Occhio ai due Thuram, come all’andata: possono essere più determinanti persino di Lautaro e Yildiz. E mi piace anche Zielinski, è un giocatore prezioso come pochi».

Di chi non può fare mai a meno Spalletti? «Bremer è la colonna della Juve: se cala lui, anche la squadra perde moltissimo in fase di copertura».

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"Chiellini, volevo litigare..."

Ci sono squadre nelle quali è dispiaciuto di non aver giocato? «Mi sarebbe piaciuto giocare col Parma. E pure con l’Atalanta, hanno un grandissimo tifo. Però ho lasciato un pezzo di cuore a Firenze, una città che però mi odia dopo il passaggio alla Juve. Ma non potevo dire di no, mi costrinsero ad accettare».

In Italia ha ancora un conto in sospeso con Giorgio Chiellini? Ve ne siete dette tante, anche a distanza di anni... «Quando l’ho visto al Mondiale per Club ero partito con l’intenzione di litigare, anche ferocemente. Alla Juve non andavamo d’accordo su troppe cose. Però quando l’ho visto mi ha subito abbracciato, mi ha fatto capire quanto sia umile. Il passato è passato. Mi ha chiesto scusa, ha dimostrato un’umiltà straordinaria, quando in veritrà avrei dovuto fare un passo indietro io per primo».

Potrà mai ricucire pure col popolo bianconero? «Non ne ho idea. So però che i tifosi della Juve si sono arrabbiati per il mio post sul Galatasaray dopo il sorteggio. Tiferò Inter e Gala, sì, ma il passato non si cancella e serve sempre per crescere nella vita. E poi in Italia tornerò presto, anche solo per bere un po’ del vostro ottimo vino».

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"Conte voleva tenermi"

Com’era stata preparata da Roberto Mancini quella partita? «Mancio è uno dei più forti d’Europa. Ma perché allena in Qatar? Perché nessuno lo chiama in Italia? Lui fu fondamentale per quel Galatasaray. Conosceva come lavorava Conte, noi sapevamo che dovevamo difendere bene e sfruttare i pochi momenti di respiro in fase offensiva. Siamo stati bravissimi».

Lei è uno senza peli sulla lingua. Non ha mai avuto paura di parlare, ma allo stesso tempo ha diviso tutti i suoi tifosi. Chi con lei, chi contro di lei. C’è qualcosa del suo passato di cui si è pentito? «Mi sono pentito di tante, troppe cose. Alla Juve, per esempio. Ero un ragazzino in una grandissima squadra, che però non era vincente. La società doveva ancora strutturarsi. Sono costato persino troppo, l’aspettativa nei miei confronti era alta. Ma sono grato al destino di aver vestito la maglia della Juve: per me è stata una scuola di vita».

Quindi si è pentito di aver lasciato la Juve... «Sì, è proprio così. Vidi Conte e Marotta in riunione, ma dissi subito di volermene andare. Conte, che ha avuto la forza di cambiare la mentalità del gruppo, voleva tenermi, mi fece fare il ritiro. Non mi schiodai dall’idea di andarmene, ma non lo rifarei. Resto interista, ma sono felice che la Juve abbia vinto dopo il mio addio. Sono stato fortunato ad aver trovato il Galatasaray, nonostante mi volesse il Psg di Leonardo. Non ho il rimpianto di aver scelto la Turchia: Istanbul è grandissima città e il popolo turco ha una passione straordinaria».

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