© LAPRESSETORINO - Ho avuto un grande professore di lettere alle superiori. Una mente luminosa, dietro una corazza ruvida. Se uno di noi copiava durante una verifica, toglieva un voto a tutta la classe. Lo faceva per farci capire che chi bara, fa un danno a tutti. Mi sembrava un'ingiustizia. Non lo capivo. Oggi sì. Bastoni ne è la prova.
Reputazione
Con quella simulazione e quell'esultanza, ha infangato la sua reputazione e macchiato quella di tutto il calcio italiano. Chissà, forse se Bastoni avesse letto qualche libro (mica tanti, qualcuno), lo avrebbe capito anche lui, e non avrebbe reso il calcio italiano oggi, un posto più brutto di quanto lo fosse prima. La cultura, infatti, non serve apparentemente a niente, men che meno a marcare meglio un attaccante. Ma la mancanza di cultura, invece, lascia più spazio alla scorrettezza di pensiero e di azione. Il pensiero va educato come il piede e gli allenamenti sono le pagine scritte. Certo, si fa fatica e, apprendiamo sempre da Bastoni, che i calciatori fanno molti sacrifici. Tuttavia, se i sacrifici che devono affrontare i calciatori, portano a imparare a simulare, e a godere della disperazione dell'avversario, allora mille volte meglio una vita al tornio con la sveglia alle 5 del mattino, che una sola giornata da calciatore.
Il 5 in condotta
Infatti si può perdonare l'errore di La Penna perché, per quanto grave e determinante, non porta con sé il dolo. Ma quello di Bastoni no. Dobbiamo cacciarci in testa l'idea che lo sport deve educare. E i nostri calciatori devono essere un esempio di buona educazione. L'educazione conta più delle vittorie. Tornando ai tempi dei banchi di scuola, il voto più importante, era quello in condotta. Se avevi 9 in matematica, ma 5 in condotta, ripetevi l'anno. Se sei un grande difensore, ma poi simuli, e sbeffeggi il tuo avversario, ti devi togliere la casacca della Nazionale. Perché un uomo, un ragazzo così, non ci può rappresentare in giro per il mondo. Specie perché i bambini, i giovani seguono i calciatori più di qualunque altro esempio. E devono ricevere da loro modelli positivi, nello sport e nella vita.
La luce della Fede
Ma per fortuna il sabato nero si è trasformato in una luminosa domenica che porta il nome di Federica Brignone, Sara Hector e Thea Louise Stjernesund. Tre donne, tre grazie, che ci fanno respirare aria pulita. Ne bastano tre, per ricordarci tutti i precetti e i principi dello sport: sacrificio, abnegazione, gratitudine, stima, fairplay. Attacchiamo con una calamita al nostro frigo la foto dell'abbraccio di queste tre meravigliose atlete e donne, perché è un raggio di sole, che scalda i nostri cuori, e scioglie l'indegno spettacolo andato in scena a San Siro.
