L’incubo è tornato, mea culpa Spalletti e Juve smarrita. Ma c'è l'assist per svoltare

L’allenatore bianconero non si perdona la fragilità della squadra, ora punta sull’orgoglio. Effetto Pafos bis?

L’effetto Pafos, un’altra volta. Impossibile dimenticare la povertà del primo tempo contro i ciprioti: era solo il 10 dicembre, ma Luciano Spalletti ha avuto il merito di farlo sembrare un episodio legato ad un passato remoto. Diede una scossa, davanti ad un gruppo attonito, anestetizzato dalla paura e dall’ansia. Quell’incubo, però, è riaffiorato contro il Como. Ecco, quello che il tecnico proprio non si perdona è un passo indietro così repentino. Senza un minimo di preavviso. Perché Galatasaray e Como, almeno nella testa di Lucio, non si possono paragonare: è ancora fermamente convinto che senza l’espulsione di Cabal la partita avrebbe assunto contorni diversi. Non è detto che la Juve avrebbe evitato la sconfitta, ma è certo che avrebbe scampato le proporzioni quasi compromettenti del risultato. Anche per come i bianconeri hanno gestito tecnicamente ed emotivamente il primo tempo, giocato a tratti meglio dei turchi, clienti durissimi soprattutto in casa. La fragilità mentale mostrata allo Stadium contro i lariani rappresenta una sconfitta che Spalletti sente propria. Perché consapevole di aver agito solo in superficie, non in profondità. Sente cioè di aver vanificato un percorso che prometteva molto bene, ben oltre l’ottima qualità di gioco fatta vedere in tante, tantissime uscite. Pensava di aver costruito la Juve, invece si è reso conto che gli serve più tempo.

C'è un'impresa da costruire

E che probabilmente gli serviranno nuovi contenuti da trasmettere al gruppo. La mattinata alla Continassa è stata caratterizzata da un profondo senso di smarrimento, avvertito in primo luogo da Spalletti: apparentemente sereno, tranquillo e sorridente, ma con una battaglia interiore da domare. Coi fantasmi della Nazionale tornati a galla e la sensazione di dover ricreare in 4 giorni tutto ciò che aveva cementato in 4 mesi. O comunque in poco più di 2, esattamente dalla molla della sfuriata dell’intervallo col Pafos. All’alba, in tutto l’ambiente Juve, aleggiava un’amarezza tangibile. Troppo fresca la ferita col Como. In serata, invece, l’umore di Spalletti in primis è gradualmente cambiato: perché il Galatasaray, in fondo, è un’opportunità incredibile per dimostrare di valere la panchina più ambita d’Italia. C’è un’impresa da costruire. È un privilegio, almeno così lo vive Lucio, che per preparare la sfida di dopodomani ha già studiato qualche mossa: a partire dal riposo previsto per oggi, fino ad un vortice motivazionale che possa spronare la Juve a rinascere.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

La Juve dovrà avere pazienza

Il Gala è forte, fortissimo. Ma anche all’andata ha messo a nudo delle incertezze individuali notevoli: la linea difensiva non è irresistibile, Osimhen e Icardi arriveranno a Torino non al meglio della condizione, per cui i presupposti per risvegliare l’orgoglio latente ci sono. Il gruppo ha bisogno di una spinta emotiva che solo una scalata così impervia può dare. È la classica notte che ha potenzialmente il dono di ricaricare testa, cuore e gambe. A patto che sul campo entrino testa, cuore e gambe. Ma anche organizzazione: la Juve dovrà avere pazienza, Spalletti è consapevole che la squadra che ha triturato il Napoli poco meno di un mese fa possa ripetersi contro il Gala. Anche senza Cambiaso e con tutte le incognite legate all’infermeria: i dubbi su Yildiz e Bremer rendono ogni pensiero più contorto. Ma squadra e allenatore sentono di aver già perso tutto contro il Como: si può solo risalire, dopo una prestazione così avvilente. Spalletti pungerà, in maniera costruttiva. Non c’è più bisogno dello stesso bastone utilizzato a fine primo tempo col Pafos. Bisogna risvegliare le coscienze. L’allenamento invisibile di oggi aiuterà: da domani la Juve dovrà costruire i presupposti per una notte leggendaria. Ulteriore pressione avrebbe soltanto appesantito l’aria. 

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L’effetto Pafos, un’altra volta. Impossibile dimenticare la povertà del primo tempo contro i ciprioti: era solo il 10 dicembre, ma Luciano Spalletti ha avuto il merito di farlo sembrare un episodio legato ad un passato remoto. Diede una scossa, davanti ad un gruppo attonito, anestetizzato dalla paura e dall’ansia. Quell’incubo, però, è riaffiorato contro il Como. Ecco, quello che il tecnico proprio non si perdona è un passo indietro così repentino. Senza un minimo di preavviso. Perché Galatasaray e Como, almeno nella testa di Lucio, non si possono paragonare: è ancora fermamente convinto che senza l’espulsione di Cabal la partita avrebbe assunto contorni diversi. Non è detto che la Juve avrebbe evitato la sconfitta, ma è certo che avrebbe scampato le proporzioni quasi compromettenti del risultato. Anche per come i bianconeri hanno gestito tecnicamente ed emotivamente il primo tempo, giocato a tratti meglio dei turchi, clienti durissimi soprattutto in casa. La fragilità mentale mostrata allo Stadium contro i lariani rappresenta una sconfitta che Spalletti sente propria. Perché consapevole di aver agito solo in superficie, non in profondità. Sente cioè di aver vanificato un percorso che prometteva molto bene, ben oltre l’ottima qualità di gioco fatta vedere in tante, tantissime uscite. Pensava di aver costruito la Juve, invece si è reso conto che gli serve più tempo.

C'è un'impresa da costruire

E che probabilmente gli serviranno nuovi contenuti da trasmettere al gruppo. La mattinata alla Continassa è stata caratterizzata da un profondo senso di smarrimento, avvertito in primo luogo da Spalletti: apparentemente sereno, tranquillo e sorridente, ma con una battaglia interiore da domare. Coi fantasmi della Nazionale tornati a galla e la sensazione di dover ricreare in 4 giorni tutto ciò che aveva cementato in 4 mesi. O comunque in poco più di 2, esattamente dalla molla della sfuriata dell’intervallo col Pafos. All’alba, in tutto l’ambiente Juve, aleggiava un’amarezza tangibile. Troppo fresca la ferita col Como. In serata, invece, l’umore di Spalletti in primis è gradualmente cambiato: perché il Galatasaray, in fondo, è un’opportunità incredibile per dimostrare di valere la panchina più ambita d’Italia. C’è un’impresa da costruire. È un privilegio, almeno così lo vive Lucio, che per preparare la sfida di dopodomani ha già studiato qualche mossa: a partire dal riposo previsto per oggi, fino ad un vortice motivazionale che possa spronare la Juve a rinascere.

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L’incubo è tornato, mea culpa Spalletti e Juve smarrita. Ma c'è l'assist per svoltare
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La Juve dovrà avere pazienza