E così Spalletti ha fatto l’americano  

Un tira e molla che si rivela puntualmente una necessità: il nucleo dei bianconeri si chiama Weston McKennie

La storia di McKennie sul mercato ogni estate e indispensabile tra l’inverno e la primavera è sempre stata una favola vera. Ma, finora, più che evidenziare le qualità dell’americano, smascherava i limiti della Juve che si doveva aggrappare all’anarchica effervescenza di Wes, quando le cose iniziavano a mettersi male, non c’era uno straccio di gioco, molti giocatori andavano deprimendosi e il suo spensierato modo di giocare riusciva - a volte, mica sempre - a salvare la baracca. Sembrava dovesse andare così anche quest’anno e sembrava fosse l’ultimo, perché di rinnovare il contratto a McKennie alle condizioni dettate dai suoi agenti non ci pensava nessuno, suonando ai più piuttosto ingorde. 

Spalletti e la rivalutazione di McKennie

Poi è arrivato Spalletti e ha iniziato a sfruttare la duttilità di McKennie. Fin lì nessuno si è stupito, perché sembrava la ristampa della solita storia. Ma quando Spalletti lo ha usato dietro la punta centrale, reinventandosi il ruolo del “trequartista operaio” che aveva fatto la fortuna del campione del mondo Simone Perrotta, McKennie è apparso sotto una luce diversa e -altro che stessa storia! - l’americano è sbocciato in tutto la sua capacità di attaccare e difendere con la stessa feroce attitudine e farlo con un ordine che prima gli era sconosciuto. Un salto di qualità che hanno trasformato un “tappabuchi” in un giocatore prezioso per le sue specifiche peculiarità. E in più si è smazzato anche molte partite sulla fascia, senza sfigurare.

McKennie, sette gol e non sentirli

E, sì, l’esperimento da centravanti a Istanbul è andato maluccio, ma Wes ha segnato 7 gol, proprio come Jonathan David, che li dovrebbe fare di mestiere, non nei ritagli di tempo come lui. Insomma, il suo rinnovo è una mossa importante per la Juventus, perché di McKennie se ne trovano pochissimi in circolazione e andarseli a prendere costa molto, molto di più della firma di Wes su un nuovo contratto. Tenere quelli buoni è la prima mossa per costruire una Juve più competitiva. Comprarne altri buoni e cedere quelli non all’altezza sono le due successive. Non così facili come scriverle, lo ammettiamo, ma indispensabili.

 

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