Ci sono bambini che ieri sera si sono innamorati del calcio. E della Juve. Bambini che hanno capito che non faranno più a meno di quel vortice di emozioni che mischia felicità, ansia, rabbia, euforia, delusione, centrifugando tutto dentro lo stomaco. Che non c’è videogioco in grado di darti quei brividi, di scuoterti il cuore così. Bambini che hanno visto una squadra accettare una sfida inverosimile e in grado di credere all’impossibile, aggrappandosi alla fantasia di chi sogna di realizzare i sogni. E per quei bambini è stato facile specchiarsi in quello spirito e capire che quei colori saranno i loro per sempre. La Juve esce dalla Champions, ma la Juve ritorna la Juve e dice, per prima a se stessa, di essere in grado di compiere qualsiasi impresa. È amara la notte, dopo aver dato l’impressione di essere dolcissima. È amara perché c’è ancora un’ingiustizia a macchiare la partita. Che il signor Joao Pinheiro non fosse adeguato a dirigere la partita lo si era capito dall’incomprensibile tolleranza nei confronti delle irritanti perdite di tempo dei giocatori del Galatasary.
Troppi errori sotto porta
Il successo delle serie televisive turche ha preso un po’ la mano ai giallorossi, melodrammatici nell’enfatizzare ogni sfioramento e passando più tempo per terra che in piedi. È il trionfo della simulazione che Pinheiro accetta, facendo venire dei dubbi sulle sue capacità. Poi il portoghese ce li toglie, i dubbi, con la ridicola espulsione di Kelly. Ridicola nella lettura e nella procedura. Sembra di essere tornati indietro nel tempo, a un’altra meravigliosa rimonta sfumata per colpa di un arbitro. Ma il bidone dell’immondizia al posto del cuore, questa volta, forse ce l’ha Zhegrova, il cui errore sotto porta è grave quanto quello di Pinheiro. Sarebbe stato il gol del 4-0 e chissà. Per carità, non è stato l’unico di una serata in cui la Juventus ha attaccato tanto e accumulato troppi errori sotto porta. Nei primi dieci minuti, due cross meravigliosi vengono sprecati da Gatti e Koopmeiners. Nella ripresa David si mangia una rete mostruosa. La Juve esce dalla Champions segnando, tra andata e ritorno, cinque gol al Galatasaray, nessuno dei quali è stato realizzato da un attaccante. Chissà come sarebbe finita con un centravanti vero? Chissà.
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