Pagina 1 | Stanchi, ma vivi

E adesso se la giocheranno in una lunga volata: undici partite e ottanta milioni in ballo. La Roma ha quattro punti di vantaggio, tanti; la Juventus ha le settimane libere e Spalletti ha già dimostrato di saperle utilizzare in modo fenomenale, non poco. Ieri all’Olimpico le due squadre hanno pareggiato in tutto: un gol spettacolare per parte, due regali difensivi a testa. E hanno offerto uno spettacolo calcistico godibilissimo, a tratti, perfino esaltante, merito di due straordinari allenatori, che stanno edificando qualcosa di importante. Certo, il rimpianto della Roma è grande, perché se, in un sostanziale spareggio Champions, ti trovi sul 3-1, a meno di un quarto d’ora dalla fine, la devi portare a casa, senza se e senza ma. Tuttavia, a ben vedere, il rimpianto della Juve è più profondo e strutturale. Perché Wesley è stato trattato in estate. Malen era sul mercato a gennaio, quando Comolli cercava un centravantielohapresolaRoma. L’esame di coscienza bianconero, che seguirà al pareggio dell’Olimpico non può escludere gli errori, gravi, che sono stati commessi nell’allestire la squadra nelle ultime due sessioni di mercato. Malen, in particolare, fa rosicare in modo doloroso il popolo bianconero. Malen è un attaccante clamoroso: trasmette pericolosità in ogni movimento, è affamato e affilato, lo guida una feroce volontà di fare gol. Malen è tutto quello che manca a Spalletti in questo momento. Malen, nell’universo parallelo in cui la storia si scrive con i “se”, è il centravanti di una Juve comodamente quarta (se non terza) in campionato e agli ottavi di finale di Champions. Vale la pena che in società ci riflettano, senza inutili cilici, ma con l’obiettivo di non commettere più lo stesso errore.

Il filotto di Spalletti e il dilemma difessa

Un’antica vulgata sostiene che il mercato delle big inizia a marzo. Non c’è bisogno di aggiungere altro. Sarà una sfida appassionante quella fra Juve e Roma (più Como e Atalanta, ovviamente). Spalletti deve puntare a un filotto di quelli micidiali. Nelle prossime quattro (Pisa, Udinese, Sassuolo, Genoa) deve fare dodici punti e arrivare lanciato al trittico Atalanta, Bologna, Milan, nel quale si gioca il quarto posto. Detto che in attacco dovrà arrangiarsi e sperare che il rientrante Vlahovic funzioni come l’arrivo della cavalleria nelle battaglie dell’Ottocento, il suo vero problema è sistemare la difesa. Ventuno gol incassati nelle ultime otto partite sono una statistica assordante. E anche ieri la retroguardia si è persa gli avversari. La difesa della Juve, da un mese a questa parte, è diventata una fondazione benefica per aiutare gli attaccanti avversari: regalare gol è una ragione sociale. E se la distrazione difensiva è patologica, la mancanza di cattiveria in attacco è altrettanto tossica per i bianconeri, che sciupano sciaguratamente una costruzione offensiva sempre molto proficua per esitazioni, paura, decisioni sbagliate e imprecisioni.  

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

David disastroso, ma gli altri...

David è disastroso, sì, ma all’Olimpico spara a salve anche Yildiz, Koopmeiners è innocuo, Thuram si incarta e Conceiçao sbaglia tanto, anche se il gol-capolavoro lo redime da tutto o quasi, almeno per stavolta. La Juve è messa male, ma è viva e ha un’anima. In questa fase della stagione, nelle ultime cinque stagioni, c’era una squadra stanca, sfilacciata, che in qualche sgangherato modo iniziava a difendere o rincorrere il quarto posto, riuscendo ad agguantarlo in qualche modo (anche quando gliel’hanno scippato con la sentenza plusvalenze). Ma si aveva l’impressione di una squadra spenta, che si trascinava, smorzando l’entusiasmo dell’ambiente e dei tifosi. Oggi è forse la qualificazione Champions più difficile da raggiungere, ma la Juve è viva. Con tanti limiti tecnici, ma viva. Stanca, ma viva. Senza attaccanti, ma viva. E siccome è chiaro cosa manca, il progetto della ricostruzione sembra più facile da disegnare. Realizzarlo, naturalmente, è un’altra cosa.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

E adesso se la giocheranno in una lunga volata: undici partite e ottanta milioni in ballo. La Roma ha quattro punti di vantaggio, tanti; la Juventus ha le settimane libere e Spalletti ha già dimostrato di saperle utilizzare in modo fenomenale, non poco. Ieri all’Olimpico le due squadre hanno pareggiato in tutto: un gol spettacolare per parte, due regali difensivi a testa. E hanno offerto uno spettacolo calcistico godibilissimo, a tratti, perfino esaltante, merito di due straordinari allenatori, che stanno edificando qualcosa di importante. Certo, il rimpianto della Roma è grande, perché se, in un sostanziale spareggio Champions, ti trovi sul 3-1, a meno di un quarto d’ora dalla fine, la devi portare a casa, senza se e senza ma. Tuttavia, a ben vedere, il rimpianto della Juve è più profondo e strutturale. Perché Wesley è stato trattato in estate. Malen era sul mercato a gennaio, quando Comolli cercava un centravantielohapresolaRoma. L’esame di coscienza bianconero, che seguirà al pareggio dell’Olimpico non può escludere gli errori, gravi, che sono stati commessi nell’allestire la squadra nelle ultime due sessioni di mercato. Malen, in particolare, fa rosicare in modo doloroso il popolo bianconero. Malen è un attaccante clamoroso: trasmette pericolosità in ogni movimento, è affamato e affilato, lo guida una feroce volontà di fare gol. Malen è tutto quello che manca a Spalletti in questo momento. Malen, nell’universo parallelo in cui la storia si scrive con i “se”, è il centravanti di una Juve comodamente quarta (se non terza) in campionato e agli ottavi di finale di Champions. Vale la pena che in società ci riflettano, senza inutili cilici, ma con l’obiettivo di non commettere più lo stesso errore.

Il filotto di Spalletti e il dilemma difessa

Un’antica vulgata sostiene che il mercato delle big inizia a marzo. Non c’è bisogno di aggiungere altro. Sarà una sfida appassionante quella fra Juve e Roma (più Como e Atalanta, ovviamente). Spalletti deve puntare a un filotto di quelli micidiali. Nelle prossime quattro (Pisa, Udinese, Sassuolo, Genoa) deve fare dodici punti e arrivare lanciato al trittico Atalanta, Bologna, Milan, nel quale si gioca il quarto posto. Detto che in attacco dovrà arrangiarsi e sperare che il rientrante Vlahovic funzioni come l’arrivo della cavalleria nelle battaglie dell’Ottocento, il suo vero problema è sistemare la difesa. Ventuno gol incassati nelle ultime otto partite sono una statistica assordante. E anche ieri la retroguardia si è persa gli avversari. La difesa della Juve, da un mese a questa parte, è diventata una fondazione benefica per aiutare gli attaccanti avversari: regalare gol è una ragione sociale. E se la distrazione difensiva è patologica, la mancanza di cattiveria in attacco è altrettanto tossica per i bianconeri, che sciupano sciaguratamente una costruzione offensiva sempre molto proficua per esitazioni, paura, decisioni sbagliate e imprecisioni.  

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus