Per Luciano Spalletti non ci sono dubbi: il miglior Dusan Vlahovic vale la primissima fascia. In Italia ha pochissimi rivali. All’estero qualche insidia in più da parte della concorrenza c’è, ma in Serie A le disponibilità di qualsiasi club sono comunque limitate. Un esempio? Victor Osimhen, al netto della clausola anti-Juve voluta da Aurelio De Laurentiis nel momento in cui ha lasciato il Napoli per volare al Galatasaray, non se lo può permettere nessuno, bianconeri compresi. Tanto vale, allora, ripuntare nuovamente su Vlahovic. Spalletti da questo punto di vista è uno dei suoi primi sponsor: la società gli ha chiesto un parere e lui si è espresso in maniera positiva sulla conferma di Dusan. Prima ancora che dalle caratteristiche tecniche e tattiche mostrate prima dell’infortunio rimediato contro il Cagliari, che l’ha tenuto ai box per tre mesi, Lucio è rimasto colpito dall’atteggiamento del serbo. Poteva tirare i remi in barca, conoscendo la propria situazione contrattuale. Avrebbe potuto tranquillamente risparmiarsi sui tempi di recupero, proprio per rendersi più appetibile per altre realtà, senza correre rischi fisici. Invece sin da dicembre, tra palestra e fi sioterapia, DV9 ha cercato in ogni maniera di bruciare le tappe.
Vlahovic sempre connesso al mondo Juve
Per tornare ad aiutare i compagni, che l’hanno sempre sentito vicinissimo, persino a dicembre, mese in cui ha trascorso un po’ di tempo nella sua Belgrado. Dusan è rimasto sempre connesso al mondo Juve. Dandole, oltretutto, la priorità assoluta per il futuro. Spalletti ha preso appunti ed è giunto ad una conclusione quasi scontata: gli piacerebbe continuare a lavorare con Vlahovic. In questo senso, poi, la parabola del serbo alla Juve in qualche modo evoca un ricordo antico. Quello di Gianluca Vialli: preso a furor di popolo dalla Sampdoria nell’estate 1992, per i primi due anni ha faticato ad imporsi con la stessa veemenza con la quale riuscì a diventare un’icona blucerchiata e non solo. Con Giovanni Trapattoni il rapporto visse qualche alto e basso: equivoci di natura tattica e rendimento non all’altezza di un top come era Vialli all’epoca rischiavano di far precipitare un matrimonio non ancora sufficientemente felice. Poi, l’approdo di Marcello Lippi ha cambiato gli scenari: da quel momento Luca diventa il simbolo supremo dello scudetto del ‘95 e soprattutto della Champions League conquistata un anno dopo.
