Vidal, l'angelo Juve dalla faccia sporca: "Ci danno il rigore su Pogba e a Berlino la chiudiamo 2-1"

A tutto Arturo: "Eravamo i Fantastici 4 con Paul, Pirlo e Marchisio, non passava nulla. Conte e Ancelotti meglio di Guardiola"

Intervistato da un podcast peruviano, Arturo Vidal ha tirato le somme sulla sua vita da giocatore. Partendo dai suoi primi passi in Cile in cui si è messo in mostra con la maglia del Colo Colo, passando dai mesi di adattamento all'Europa una volta acquistato dal Leverkusen, l'esperienza alla Juventus nel centrocampo dei "Fantastici 4", fino a chiudere il cerchio lasciandosi andare a progetti futuri una volta appese le scarpine al chiodo una volta terminata l'esperienza con la maglia con cui è iniziato tutto. In mezzo tanti aneddoti, di campo e non, e in chiusura non poteva mancare il gioco dei paragoni: in cui all'ospite vengono proposti vari giocatori con cui mettersi a confronto. Il centrocampista cileno ha le idee piuttosto chiare.

Gli inizi in Cile e l'arrivo in Germania

La carriera di Arturo Vidal comincia, e probabilmente si chiude, con il Colo Colo. Prima di approdare nel settore giovanile dei Cacique a 12 anni, il centrocampista ha mosso i suoi primi passi in un'altra formazione: "Prima ho giocato al Melipilla, una squadra di Santiago del Cile. Ci guidava un professore del collegio e ci diceva che lì non avrebbero dato il pranzo e così abbiamo iniziato a giocare. Al Colo Colo arrivai perchè un mio zio (o amico) mi procurò un provino". Poi l'arrivo in Germania, al Leverkusen, in cui tutto sembra in salita: "Mi compra il Leverkusen e io ci arrivo felice. Nella prima partita non gioco. Nella seconda partita andiamo ad Amburgo e l'allenatore mi chiede: come te la senti a giocare come laterale? E io gli dico: sono pronto. Mi trovai a marcare un giocatore che non mi ricordo ma che mi fece diventare matto. Dopo 5 minuti dall'inizio del secondo tempo non sapevo come fare e succede che gli do un calcio e assegnano rigore. Dico: merda, alla mia prima partita. Due secondi dopo guardo lo schermo: esce Vidal. La mia sicurezza andò parecchio giù. Due mesi durissimi, volevo andarmene, restai grazie alla forza che mi dava la mia famiglia da lontano".

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Vidal e la Juve: "Non passava nulla. Se a Berlino davano il rigore su Pogba..."

Interpellato su quale fosse il miglior centrocampista con cui ha giocato alla Juventus, Vidal è titubante: "È difficile dirne soltanto uno. Quando eravamo tutti e quattro con Marchisio, Pirlo e Pogba. Però il primo anno quando arrivò, Pogba non giocava quasi nulla e giocavamo Pirlo, io e Marchisio, perché per un anno si doveva adattare, assestare e preparare, però quando entrò diventammo i Fantastici 4 e non passava nulla. Perdemmo la finale del 2015 ma davanti avevamo dei marziani. Per un momento siamo stati in pareggio. Se a Pogba assegnavano il rigore, chiudevamo la partita andando sul 2-1". Il nome della Juve entra indirettamente anche nella lista degli attaccanti con cui Vidal si è trovato meglio, nominando Carlitos Tevez: in squadra con il cileno per due stagioni. Ricordi bianconeri che affiorano anche sulla scelta dei migliori allenatori avuti in carriera dal centrocampista, nominando Antonio Conte, Carlo Ancelotti e Juup Heynckes.

Il futuro di King Arturo

Vidal compie 39 anni quest'anno e i pensieri se continuare con il calcio in veste di allenatore si fanno sempre più presenti: "Si l'ho sempre pensato e vorrei iniziare ad allenare una squadra poco dopo essermi ritirato. Amo il calcio non solo perche è il mio lavoro. Mi piacerebbe aiutare i giovani con la mia esperienza". E sulla scelta di quale club allenare: "Primo di tutti Colo Colo, poi Cile, la Juve, il Barcellona, il Bayern, l'Inter. Tutti quelli in cui ho giocato perchè li conosco già. Devo essere veloce però e non perdere tempo". E se si vede come un tecnico duro o permissivo: "Un po' e un po'. Ho avuto alcuni tra i migliori allenatori del mondo e ho capito che bisogna essere entrambi. Per essere un buon allenatore devi essere un buon mix". Vidal poi aggiorna sul suo percorso di studi come futuro allenatore: "Sto studiando e ho seguito il corso. Se voglio mi ritiro e divento allenatore".

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La battuta al veleno sul Real Madrid

Dato che di incontri importanti Vidal ne ha disputati, l'intervistatore ha nominato il Real Madrid, avversario dell'ospite della puntata in più occasioni. Alla domanda se il centrocampista ex Juve si fosse sentito derubato affrontando il club merengue, il cileno ha risposto: "Si, nelle partite in cui gli ho affrontati, si. Mi hanno eliminato due volte: in semifinale con il Bayern Monaco e quarti di finale sempre con il Bayern. Infatti il Var lo hanno inventato poco dopo perchè evidentemente era troppo". Al termine della dichiarazione, sia Vidal che i conduttori del podcast - di cui uno è Jefferson Farfan, che ha affrontato anche lui i Blancos con la maglia dello Schalke 04 - sono scoppiati in una fragorosa risata.

I preferiti di Vidal

Sul finire della puntata, vengono chiesti a Vidal i migliori tre attaccanti con cui abbia mai giocato nel corso della sua carriera: "Lewandowski, Suarez e Tevez".  Le domande poi continuano e arriviamo al gioco dei paragoni. Sono molti i giocatori messi a confronto con il cileno, ma la risposta dell'ex Juve è sempre la stessa. Se lui o Busquets: "Vidal. Lui il più forte numero 5 della storia ma io avevo tutto. Ero completo", Se lui o Aranguiz: "Vidal". Se lui o Rakitic: "Vidal". Se lui o Xabi Alonso: "Vidal. Lui spettacolare e aveva un piede incredibile ma comunque Vidal". Se lui o Casemiro: "No. Vidal!". Se lui o Pirlo: "È che Pirlo è una leggenda straordinaria ma no. Arturo Vidal è perfetto. Io sono molto esigente e ho davvero di tutto. Faccio tutto bene dentro il campo: io accompagno in attacco, difendo, combatto, salto, faccio gol di testa. No, faccio tutto. Per competere con Pirlo, con quel livello di giocatori, devi essere perfetto, altrimenti non puoi competere con loro. Altra cosa: Pirlo mi ha dato i rigori a me". Ultimo nome quello di Rodrigo De Paul, a cui il cileno si è limitato a rispondere con una pernacchia.

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Intervistato da un podcast peruviano, Arturo Vidal ha tirato le somme sulla sua vita da giocatore. Partendo dai suoi primi passi in Cile in cui si è messo in mostra con la maglia del Colo Colo, passando dai mesi di adattamento all'Europa una volta acquistato dal Leverkusen, l'esperienza alla Juventus nel centrocampo dei "Fantastici 4", fino a chiudere il cerchio lasciandosi andare a progetti futuri una volta appese le scarpine al chiodo una volta terminata l'esperienza con la maglia con cui è iniziato tutto. In mezzo tanti aneddoti, di campo e non, e in chiusura non poteva mancare il gioco dei paragoni: in cui all'ospite vengono proposti vari giocatori con cui mettersi a confronto. Il centrocampista cileno ha le idee piuttosto chiare.

Gli inizi in Cile e l'arrivo in Germania

La carriera di Arturo Vidal comincia, e probabilmente si chiude, con il Colo Colo. Prima di approdare nel settore giovanile dei Cacique a 12 anni, il centrocampista ha mosso i suoi primi passi in un'altra formazione: "Prima ho giocato al Melipilla, una squadra di Santiago del Cile. Ci guidava un professore del collegio e ci diceva che lì non avrebbero dato il pranzo e così abbiamo iniziato a giocare. Al Colo Colo arrivai perchè un mio zio (o amico) mi procurò un provino". Poi l'arrivo in Germania, al Leverkusen, in cui tutto sembra in salita: "Mi compra il Leverkusen e io ci arrivo felice. Nella prima partita non gioco. Nella seconda partita andiamo ad Amburgo e l'allenatore mi chiede: come te la senti a giocare come laterale? E io gli dico: sono pronto. Mi trovai a marcare un giocatore che non mi ricordo ma che mi fece diventare matto. Dopo 5 minuti dall'inizio del secondo tempo non sapevo come fare e succede che gli do un calcio e assegnano rigore. Dico: merda, alla mia prima partita. Due secondi dopo guardo lo schermo: esce Vidal. La mia sicurezza andò parecchio giù. Due mesi durissimi, volevo andarmene, restai grazie alla forza che mi dava la mia famiglia da lontano".

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