Fabrizio Ravanelli, come va in questi giorni? «Mi sono infortunato! Purtroppo sono caduto in bici e mi sono fratturato il femore. Però non potevo perdermi questa possibilità di parlare della nostra vittoria del 1996: rimarrà nella storia, già a raccontarlo mi vengono i brividi». Non solo per la coppa al cielo. «No, è stata una serata veramente speciale, soprattutto per uno juventino che ha amato e ha pianto per la Juventus. Mio padre aveva l'abbonamento del Perugia, dentro di me invece è entrato quel colore bianconero. Oggi sono un ragazzo di 57 anni che ha fatto la storia della sua squadra del cuore, ed essere partito da una provincia piccola come Perugia è qualcosa di incredibile». Ma è vero che non vuole più sentirne di quel gol in finale? «Chiaro: è stato un gol che ha fatto la storia. Però senza voler passare per presuntuoso, di gol importanti, alla Juve, ne ho fatti tanti. Poi le vittorie. Ed è vero che la Champions resta il sogno di qualsiasi giocatore, ma mi piacerebbe qualcuno che mi dicesse: Fabrizio, che bella quella doppietta al Parma!».
Il gol in finale contro l'Ajax
Solo una curiosità, a Roma, contro l’Ajax, il 22 maggio 1996. come mai ha esultato prima che la palla entrasse in porta? «In pratica, avevo notato che la palla non avrebbe avuto alcuna possibilità di essere raggiunta. Aveva preso anzi una traiettoria incredibile, in diagonale: avessi avuto la possibilità di calciare di sinistro non so se sarei riuscito a fare gol. Ho fatto perno sul piede forte, il mancino, e quella torsione ha fatto sì che la sfera avesse la direzione giusta. Doveva andare così». In un'intervista del 1995, a Tuttosport, suo padre disse: «Fabrizio sa che quando non c'è più niente da sognare, allora sei finito». Si riconosce in queste parole? «Mi commuovo a parlarne. Mio padre è stato un modello, ha fatto di tutto per far vivere il mio sogno: ho preso tanto dal suo modo di vivere e lottare, e ho capito che nella vita bisognava dare sempre quel qualcosa in più per ottenere dei grandi risultati. Ha fatto sempre di tutto per portare a casa qualcosa in più, era un operaio dell'Enel: in casa ci sono sempre stati i veri valori e con questi sono cresciuto. Racconto un aneddoto...».
