Un paio di occhiate alla curva durante il riscaldamento: basta un attimo per azzerare i tormenti degli ultimi tre mesi e mezzo. La lesione di alto grado all’adduttore sinistro, l’operazione a Londra, la riabilitazione in Serbia, persino quella sensazione frustrante… Come se qualcuno avesse gettato una secchiata d’acqua fredda su una fiamma che stava tornando a scaldare lui e la Juventus. Dusan Vlahovic si lascia tutto alle spalle, compreso il balletto che lo voleva tra i convocati già per la trasferta di Udine. Dusan sì, Dusan no: un dubbio ansioso che si era insinuato anche alla vigilia del Sassuolo. «L’infortunio è stato veramente brutto - ha spiegato Spalletti -, lui ha sofferto, ha patito, ha avuto difficoltà nel mantenersi nelle regole per non andare incontro a rischi. Siccome siamo in questo periodo finale cerchiamo di non fare confusione». Il ragazzo una settimana fa non era tranquillo. Idem Spalletti, che preferì lasciarlo a casa. Ma la vera casa del serbo è lo Stadium, i compagni la sua famiglia. Da spettatore non aveva mancato una partita da quando, a inizio febbraio, era rientrato alla Continassa per la fase due del suo recupero. Un modo per stare vicino alla squadra, un modo per dimostrare che ci tiene e non poco.
La situazione rinnovo
La smania di esserci ora è talmente forte da proiettarsi nel futuro, trasformandosi tangibilmente nell’apertura totale al rinnovo del contratto in scadenza. Sul tavolo c’è un’offerta fino al 2028 da poco meno di 6 milioni di euro a stagione, ai quali aggiungere bonus legati al rendimento di squadra e dell’attaccante. Una cifra che non è minimamente paragonabile a quella attualmente percepita da Dusan, ma molto più del niente che gli avrebbe offerto la Juve se in panchina non si fosse seduto Luciano Spalletti. Il tecnico ha tastato il nove, lo ha rigenerato, ne ha sentito la mancanza, ha chiesto invano un’alternativa ed ora spinge per averlo come riferimento offensivo di domani per ambire ai massimi traguardi. L’ambizione dell’entourage del calciatore è invece, prevedibilmente, orientata a commissioni elevate. Sembra questo l’ultimo nodo da sciogliere per far accadere quanto sembrava irrealizzabile anche pochissimo tempo fa. Ciò che accade già è che Dusan si alzi poco dopo la mezz’ora per cominciare il riscaldamento e ricevere l’applauso dei tifosi, ricambiato. Il momento più atteso, quello dell’ingresso in campo, arriva al minuto 79, per l’assalto finale: gli applausi diventano un’ovazione. Prevedibile.
Il ritorno di Milik
La sorpresa è che insieme a lui subentri Arek Milik, 665 giorni dopo la sua ultima presenza con la maglia della Juventus: un calvario infinito al cui cospetto lo stop di Vlahovic sembra una settimana bianca. A Dusan bastano 5’ per prendere l’ascensore e ricordare a tutti quanto era mancato. Il rigore procurato per fallo di mano di Idzes sembra il preludio a un qualcosa di magico. Ma la responsabilità se la prende Locatelli e il sogno svanisce tra i guantoni di Muric. Dusan e Arek in una manciata di minuti cancellano David ed Openda, però l’1-1 sul tabellone rimane lì. Entrambi miglioreranno la condizione durante la sosta: resteranno alla Continassa per lavorare dopo aver ricominciato, quando tutto sembrava realmente finito.
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