Uno spreco tira l’altro, quando ti sei rassegnato - inconsciamente - a un modus operandi autolesionista, che nulla a che vedere con la superiorità dell’avversario. Un logorio interno, che continua a manifestarsi quando la partita è lì, a portata di mano, e invece di chiuderla la lasci scivolare via. Oggi, al netto dei limiti tecnici di alcuni membri della rosa, la Juve non riesce a discostarsi dall’idea della squadra che, prima ancora degli altri, finisce per essere nemica di se stessa. Sì, perché passino i due ko con il Como, che ha fatto valere per tutti e 180 i minuti il suo strapotere tecnico; quello con l’Inter, dove i bianconeri hanno pagato un torto arbitrale evidente; e pure quello nella gara di andata con il Napoli, che ha meritato di aggiudicarsi i tre punti. Ma che dire invece dei match persi o pareggiati contro Torino, Lecce, Cagliari e Sassuolo? Gare controllate, a tratti dominate, in cui i bianconeri hanno costruito decine e decine di occasioni da gol, per poi sciogliersi negli ultimi metri o - come successo contro le formazioni di Grosso e Di Francesco - direttamente sul dischetto.
Gruppo ancora fragile nei momenti clou
Troppi gli indizi per parlare di eventi episodici o ascrivibili agli scherzi del fato. La verità è che Spalletti si trova a gestire un gruppo ancora acerbo, scostante, fragile nei momenti clou. Quelli che richiedono una dosa maggiore di personalità. Basti pensare al match dello Stadium contro il Torino, dove la Juve oltre a registrare una supremazia schiacciante sul possesso palla - 72% a 28% - ha inscenato 22 tiri di cui 6 nello specchio della porta di Paleari, senza mai riuscire a insaccare il pallone. E chi se lo scorda quel tiro ciccato nella ripresa da David a tu per tu con Paleari, o ancora la paratona del portiere azzurro sul colpo di testa ravvicinato di McKennie? Per non parlare del pari con il Lecce, dove la Juve - tutt’altro che arrendevole di fronte ai miracoli di Falcone - ha avuto l’occasione per sferrare il colpo del ko con David, che ha preferito inscenare uno scavetto rivedibile, disinnescato con facilità dal portiere giallorosso. Se aggiungiamo le prove di Cagliari, dove la Juve ha pagato caro l’unico tiro concesso agli avversari, dopo aver sciupato almeno 3 occasioni solari (su tutte il colpo di testa di ravvicinato di David sulla girata aerea di Bremer); e quella di sabato contro il Sassuolo, macchiata dal rigoraccio di Loca, diventano ben 9 i punti dilapidati dai bianconeri contro avversarie abbordabili, messe sotto dall’inizio alla fine.
