Nell’amara tazza di caffè che la Juventus ha ingollato contro il Sassuolo, la zolletta di zucchero ha provato ad offrirla Milik, prima con il suo ritorno in campo e poi con un’occasione da gol che per poco non avrebbe trasformato un thriller in una fiaba con lieto fine. Bisogna viaggiare tra la Slesia – regione del sud della Polonia -, e la Francia, più precisamente Marsiglia, per trovare le tessere che, messe insieme, danno vita al complicatissimo e sfaccettato puzzle che ha rappresentato il percorso di ritorno in campo di Arek Milik, 665 giorni dopo l’ultima volta in bianconero. È tornato alle origini, a Zabrze, dove risiede il club che lo ha lanciato nel calcio che conta, il Gornik. Qui, il fratello Lukasz fa il direttore sportivo, mentre l’head of performance Marcin Zontek è anche uno dei suoi preparatori. Qui, nel 2012, riceveva come premio per una doppietta un gallo, dalle mani di Stanislaw Setkowski, storico tifoso e punto di riferimento della comunità, mancato nel 2021. Nelle strutture della società polacca, tra campi d’allenamento e stadio, ha provato a mettere benzina nelle gambe anche quando il serbatoio pareva essere fallato.

