Milik, luce Juve dopo il calvario: “Vi svelo cosa è successo davvero negli ultimi anni”

Da Marsiglia a Torino, Chabert è il preparatore del centravanti: “Ha una forza mentale unica, non ha mai mollato. E ora sta bene”

Nell’amara tazza di caffè che la Juventus ha ingollato contro il Sassuolo, la zolletta di zucchero ha provato ad offrirla Milik, prima con il suo ritorno in campo e poi con un’occasione da gol che per poco non avrebbe trasformato un thriller in una fiaba con lieto fine. Bisogna viaggiare tra la Slesia – regione del sud della Polonia -, e la Francia, più precisamente Marsiglia, per trovare le tessere che, messe insieme, danno vita al complicatissimo e sfaccettato puzzle che ha rappresentato il percorso di ritorno in campo di Arek Milik, 665 giorni dopo l’ultima volta in bianconero. È tornato alle origini, a Zabrze, dove risiede il club che lo ha lanciato nel calcio che conta, il Gornik. Qui, il fratello Lukasz fa il direttore sportivo, mentre l’head of performance Marcin Zontek è anche uno dei suoi preparatori. Qui, nel 2012, riceveva come premio per una doppietta un gallo, dalle mani di Stanislaw Setkowski, storico tifoso e punto di riferimento della comunità, mancato nel 2021. Nelle strutture della società polacca, tra campi d’allenamento e stadio, ha provato a mettere benzina nelle gambe anche quando il serbatoio pareva essere fallato.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Chabert conosce bene Milik

Esercizi in campo e palestra, il tutto coordinato da un team composto da fedelissimi e, ovviamente, dallo staff sanitario della Juventus. Nel gruppo di lavoro che lo ha seguito, da Zabrze a Torino, passando anche per Marbella dove è solito passare le vacanze estive, c’è anche Arnaud Chabert – professionista di altissimo livello che, tra gli altri, ha lavorato anche con Boga e con la Nigeria di Osimhen -, che racconta: «Ci siamo incontrati quando lui era a Marsiglia. Io sono un fisioterapista e lavoro individualmente con i calciatori. Ho iniziato a lavorare con lui anche oltre il contesto del club e non ci siamo più lasciati, l’ho seguito anche alla Juve». Insomma, lo conosce bene e sa quello che ha passato l’attaccante: «Ha fatto un primo intervento che non è andato così bene e poi un secondo. Da qui c’è stato un lungo periodo con difficoltà nella riabilitazione, sia dal punto di vista del ginocchio che delle compensazioni muscolari. Un percorso complicato anche per via degli infortuni precedenti».

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"Milik non ha mai mollato"

Di mollare, però, non se ne parla proprio: «Arek è un tipo davvero forte – sottolinea Chabert -. Sono orgoglioso di conoscere e lavorare con un ragazzo così. Ha una mentalità professionale, non ha mai mollato, neanche un giorno, neanche quando le cose non andavano bene e potevano insorgere pensieri negativi. E, quindi, questa professionalità lo ha portato fin qui e sono davvero contento di vedergli fare i primi minuti in campo». Ma, adesso, come sta Milik? «Il corpo risponde molto bene e per quello è tornato con la squadra e poi in campo. Questa estate era tornato con la squadra prima del Mondiale per Club ma, magari, è stato un po’ presto. Da lì ha fatto di tutto durante questi mesi per non smettere e tornare a questi livelli». Il lavoro fisico, durissimo, ma sostenuto da una testa che non ha mai scricchiolato: «Arek ha una forza mentale incredibile, che ho visto poche volte in questo mondo. E una resilienza, una capacità di resistere a tutto quello che succede nella vita veramente impressionante».

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Nell’amara tazza di caffè che la Juventus ha ingollato contro il Sassuolo, la zolletta di zucchero ha provato ad offrirla Milik, prima con il suo ritorno in campo e poi con un’occasione da gol che per poco non avrebbe trasformato un thriller in una fiaba con lieto fine. Bisogna viaggiare tra la Slesia – regione del sud della Polonia -, e la Francia, più precisamente Marsiglia, per trovare le tessere che, messe insieme, danno vita al complicatissimo e sfaccettato puzzle che ha rappresentato il percorso di ritorno in campo di Arek Milik, 665 giorni dopo l’ultima volta in bianconero. È tornato alle origini, a Zabrze, dove risiede il club che lo ha lanciato nel calcio che conta, il Gornik. Qui, il fratello Lukasz fa il direttore sportivo, mentre l’head of performance Marcin Zontek è anche uno dei suoi preparatori. Qui, nel 2012, riceveva come premio per una doppietta un gallo, dalle mani di Stanislaw Setkowski, storico tifoso e punto di riferimento della comunità, mancato nel 2021. Nelle strutture della società polacca, tra campi d’allenamento e stadio, ha provato a mettere benzina nelle gambe anche quando il serbatoio pareva essere fallato.

 

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