Yildiz cannibale, dal Mondiale alla Champions Juve: l'obiettivo ora è lo stesso

Spalletti avrà modo di riabbracciarlo in uno stato di forma straripante. Tutto pronto per il rientro alla Continassa per preparare il match con il Genoa

TORINO - Non è neanche più rabbia quella che resta. È qualcosa di ben più freddo, asettico e che va oltre la semplice rassegnazione a fronte di uno scenario che - fino a 8 anni fa - nessuno avrebbe mai potuto credere possibile per la nostra Nazionale. Nemmeno dopo la prima esclusione con la Svezia. Specie se si considera che in mezzo c’è stato il successo - a questo punto episodico, per non dire miracoloso - di Wembley contro l’Inghilterra. E invece, rieccoci qui, agli albori di un Mondiale che per la terza volta consecutiva è destinato a trasformarsi in un racconto che non ci appartiene per niente. E allora, tanto vale aggrapparsi a ciò che - pur restando ai margini di una notte tristissima per il nostro movimento - è riuscito a comunque a strappare un sorriso a parte del popolo azzurro.

Yildiz protagonista

E cioè alla gioia genuina di Kenan Yildiz, protagonista assoluto della Turchia del nostro Vincenzo Montella, che - a differenza nostra - è riuscita a sfatare il tabù Mondiale, centrando la qualificazione a distanza di 24 anni dall’ultima volta. In entrambe le gare dei playoff, Kenan ha mandato ai matti le difese avversarie. Sgasate, dribbling, imbucate al millimetro, centinaia di chilometri percorsi e una traversa clamorosa, centrata nella semifinale contro la Romania. Un faro per i turchi in ambedue le fasi di gioco. Contro il Kosovo di Zhegrova è stato lui a innescare l’azione del vantaggio, servendo all’assistman Kocku - dopo una percussione di 20 metri - il pallone dell’1-0, firmato Akturkoglu.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Juve, Yildiz a priori

Il diez bianconero, un po’ come la stragrande maggioranza dei giovani italiani, non ha mai assaporato il gusto dolce della convivialità. Degli attimi estivi trascorsi sul divano, al fianco di parenti e amici, a tifare per la propria nazionale. E probabilmente, almeno per un po’ di anni, lo spartito resterà sostanzialmente lo stesso, dal momento che la Turchia - così come la Juventus - non può permettersi di prescindere dalla sua luminescenza. Toccherà assumersi più responsabilità degli altri negli Stati Uniti, contro Paraguay, Australia e i padroni di casa del compagno e amico McKennie. Di certo, non un problema per uno come lui. Del resto, è proprio a quelle latitudini che Yildiz, la scorsa estate, ha inscenato il primo capitolo della sua consacrazione calcistica - un gol dietro l’altro, prima dell’eliminazione dei bianconeri dal Mondiale per Club per contro il Real Madrid di Xabi Alonso - zittendo definitivamente chi non lo riteneva sufficientemente strutturato per poter diventare il volto di una Juventus volta a districarsi dalle macerie delle precedenti gestioni.

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La volata finale

Il popolo bianconero, ben contento di poterlo riabbracciare in un simile stato di forma già lunedì all’Allianz per la sfida di campionato contro il Genoa, si sentirà legittimato a riporre in lui ogni speranza per il finale di stagione. Sì, perché ora che è riuscito a risollevare un Paese intero, arenatosi al podio dell’edizione del 2002, Yildiz dovrà fare lo stesso con la Juventus. Prenderla per mano e accompagnarla - come ha già fatto fin qui con 11 reti e 10 assist in 40 presenze stagionali - nella volata per la Champions. L’unico obiettivo stagionale rimasto, l’unico immune a qualsiasi tipo di negoziazione. Vale per Spalletti, costretto - altrimenti - a rivedere le proprie pretese sul mercato; e vale per lo stesso Kenan, se vorrà spartirsi - a partire dalla prossima stagione - il peso della maglia bianconera con profili all’altezza delle sue qualità.

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TORINO - Non è neanche più rabbia quella che resta. È qualcosa di ben più freddo, asettico e che va oltre la semplice rassegnazione a fronte di uno scenario che - fino a 8 anni fa - nessuno avrebbe mai potuto credere possibile per la nostra Nazionale. Nemmeno dopo la prima esclusione con la Svezia. Specie se si considera che in mezzo c’è stato il successo - a questo punto episodico, per non dire miracoloso - di Wembley contro l’Inghilterra. E invece, rieccoci qui, agli albori di un Mondiale che per la terza volta consecutiva è destinato a trasformarsi in un racconto che non ci appartiene per niente. E allora, tanto vale aggrapparsi a ciò che - pur restando ai margini di una notte tristissima per il nostro movimento - è riuscito a comunque a strappare un sorriso a parte del popolo azzurro.

Yildiz protagonista

E cioè alla gioia genuina di Kenan Yildiz, protagonista assoluto della Turchia del nostro Vincenzo Montella, che - a differenza nostra - è riuscita a sfatare il tabù Mondiale, centrando la qualificazione a distanza di 24 anni dall’ultima volta. In entrambe le gare dei playoff, Kenan ha mandato ai matti le difese avversarie. Sgasate, dribbling, imbucate al millimetro, centinaia di chilometri percorsi e una traversa clamorosa, centrata nella semifinale contro la Romania. Un faro per i turchi in ambedue le fasi di gioco. Contro il Kosovo di Zhegrova è stato lui a innescare l’azione del vantaggio, servendo all’assistman Kocku - dopo una percussione di 20 metri - il pallone dell’1-0, firmato Akturkoglu.

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