Vlahovic al J Medical, Spalletti preoccupato: il calvario non è ancora finito

Altro stop per Dusan, che durante la fase di riscaldamento ha avvertito un problema al polpaccio: Atalanta a forte rischio

Ci risiamo: quella voglia matta di tornare frustrata da un nuovo beffardo infortunio. Il calvario di Vlahovic non è finito e si arricchisce di un ulteriore sgradito capitolo che Dusan non avrebbe mai voluto leggere. Scalpitava da settimane e lo spezzone col Sassuolo gli aveva fatto vedere la luce in fondo a un tunnel lungo quattro mesi. Ora è offuscata e ha le sembianze di un’illusione. Non avrebbe voluto leggere nemmeno quel comunicato, ormai archiviato, datato 4 dicembre. Sembra antico ma torna attuale: «Il calciatore è stato sottoposto ad intervento chirurgico di riparazione dell’avulsione tendinea dell’adduttore sinistro». Dall’operazione a Londra fino alla riabilitazione effettuata in Serbia. Toccò aspettare fino al 3 febbraio per rivederlo varcare i cancelli della Continassa e cominciare la fase due di un recupero volto a tonificare la muscolatura e recuperare una condizione psico-fisica tornata all’apice sotto la gestione Spalletti. Passo dopo passo tra la sua smania di accelerare i tempi e la prudenza predicata dal tecnico e il suo staff. È a loro che si è rivolto con una smorfia disegnata sul viso e il cuore pesante durante Juve-Genoa.

 

 

Spalletti: "C'è preoccupazione"

Era lì a scaldarsi a bordocampo, pronto ad impattare una partita che lui avrebbe persino voluto giocare da titolare. Il lavoro svolto durante la sosta era stato promettente ma evidentemente ingannevole: «Sta bene, si è allenato bene - aveva spiegato Spalletti alla vigilia -. In questi 15 giorni ha potuto alternare allenamenti intensi a momenti di recupero, è a disposizione. Difficilmente partirà dall'inizio, ma potrà darci una mano durante la gara». E invece no perché all’ora di gioco Dusan è costretto a fermarsi: non può entrare perché ha avvertito un fastidio, al polpaccio. Serve fermarsi, serve il ghiaccio, serve imboccare un altro tunnel - quello dello spogliatoio - e serviranno pure degli accertamenti strumentali. È lo stesso Spalletti a lanciare l’allarme nel post: «C’è preoccupazione perché si è fatto male, ha sentito un indurimento muscolare. Bisogna fare gli esami per capire quanto tempo ci vorrà».

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Il rinnovo

Tornano come spettri attesa e ansia, quest’ultima per il ragazzo non è riconducibile esclusivamente ai suoi muscoli. C’è un rinnovo che attende di essere definito e firmato. Vlahovic spinge per restare come spingeva per tornare. Si augurava che un rientro all’altezza potesse essere il preambolo funzionale alla fumata bianca, invocata anche da Lucio. Il serbo è disposto a sacrificare ingaggio e commissioni pur di trovare un accordo di uno o due anni al massimo, rapidamente. Di veloce invece c’è nulla a causa di un altro intoppo, un nuovo ostacolo tra lui e un futuro intavolato ma non ancora delineato. La volontà per ora non basta a prolungare la sua storia bianconera. Quella sì, si metterebbe a leggerla molto volentieri.

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Ci risiamo: quella voglia matta di tornare frustrata da un nuovo beffardo infortunio. Il calvario di Vlahovic non è finito e si arricchisce di un ulteriore sgradito capitolo che Dusan non avrebbe mai voluto leggere. Scalpitava da settimane e lo spezzone col Sassuolo gli aveva fatto vedere la luce in fondo a un tunnel lungo quattro mesi. Ora è offuscata e ha le sembianze di un’illusione. Non avrebbe voluto leggere nemmeno quel comunicato, ormai archiviato, datato 4 dicembre. Sembra antico ma torna attuale: «Il calciatore è stato sottoposto ad intervento chirurgico di riparazione dell’avulsione tendinea dell’adduttore sinistro». Dall’operazione a Londra fino alla riabilitazione effettuata in Serbia. Toccò aspettare fino al 3 febbraio per rivederlo varcare i cancelli della Continassa e cominciare la fase due di un recupero volto a tonificare la muscolatura e recuperare una condizione psico-fisica tornata all’apice sotto la gestione Spalletti. Passo dopo passo tra la sua smania di accelerare i tempi e la prudenza predicata dal tecnico e il suo staff. È a loro che si è rivolto con una smorfia disegnata sul viso e il cuore pesante durante Juve-Genoa.

 

 

Spalletti: "C'è preoccupazione"

Era lì a scaldarsi a bordocampo, pronto ad impattare una partita che lui avrebbe persino voluto giocare da titolare. Il lavoro svolto durante la sosta era stato promettente ma evidentemente ingannevole: «Sta bene, si è allenato bene - aveva spiegato Spalletti alla vigilia -. In questi 15 giorni ha potuto alternare allenamenti intensi a momenti di recupero, è a disposizione. Difficilmente partirà dall'inizio, ma potrà darci una mano durante la gara». E invece no perché all’ora di gioco Dusan è costretto a fermarsi: non può entrare perché ha avvertito un fastidio, al polpaccio. Serve fermarsi, serve il ghiaccio, serve imboccare un altro tunnel - quello dello spogliatoio - e serviranno pure degli accertamenti strumentali. È lo stesso Spalletti a lanciare l’allarme nel post: «C’è preoccupazione perché si è fatto male, ha sentito un indurimento muscolare. Bisogna fare gli esami per capire quanto tempo ci vorrà».

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