È fatta. Ed è un messaggio: per la Juve, per il suo popolo e per il campionato, soprattutto immaginando il prossimo prima ancora di concludere la corsa verso il quarto posto. È un segnale di continuità dato alla squadra, che da fine ottobre si è aggrappata a lui. Al fuoriclasse in panchina, al campione che può decidere le partite in settimana. Luciano Spalletti si lega alla Juve. Due anni che valgono una vita. Non è un mistero, infatti, che Lucio voglia concedersi un tramonto con le grandi squadre proprio a Torino, nella città che gli ha concesso una nuova chance dopo la tremenda delusione che ha vissuto alla guida della Nazionale. Spalletti resta per una promessa fatta a John Elkann, l’uomo che più di tutti desidera rivedere in fretta una Juve competitiva.

Insieme per riportare la Juve dove merita
Una squadra che possa tornare a mettere paura a tutti, come capitava puntualmente fino al 2020. La siccità di trofei non può durare ancora, soprattutto quando rappresenti i colori che Lucio ha saputo indossare da subito, dal primo momento in cui ha messo piede alla Continassa. Si aspettava una missione complicata quando ha rimpiazzato Igor Tudor. Non così, però. Nel corso dei mesi ha portato un gioco e una mentalità. Ha subito parlato di scudetto: un po’ perché ci credeva, un po’ perché convinto di poter alzare l’asticella in uno spogliatoio abituato al tricolore del piazzamento Champions. Sì importante - importantissimo soprattutto per le casse - ma alla Juve è solo il minimo sindacale.
La Juve nelle mani di Lucio
La partita contro il Genoa è un quadro fedele dal quale ripartire per migliorare, per allestire una rosa che l’anno prossimo possa puntare al titolo. Primo tempo sontuoso, secondo tempo angosciante: Spalletti non ha ancora trovato la via di mezzo. Rimane anche per questo, per rendere la Juve dei primi 45’ dell’Allianz Stadium una dolce abitudine e non un fuoco fatuo. Contratto da circa 6 milioni netti a stagione: la Juve poteva esercitare l’opzione prevista a 5 in caso di accesso alla prossima Champions League, ma ha scelto di alzare la posta e guardare più in là del quarto posto. Si mette nelle mani di Lucio perché garanzia di successo, realmente l’unica all’interno di un club che è ancora un cantiere aperto. Sono tutti incognite, per curriculum alcuni (l’ad Comolli, per esempio) e per esperienza altri (Chiellini ha appena intrapreso la carriera dirigenziale), ma Spalletti no. Lo sa la proprietà, ne sono consapevoli gli uomini della stanza dei bottoni. Proprio per questo la Juve non ha mai realmente pensato ad un piano B, condividendo anche le strategie dettate dall’allenatore per il futuro. L’intesa riguarda soprattutto il campo, le migliorie da apportare all’attuale organico: almeno 6 rinforzi, ma soprattutto giocatori che possano portare la mentalità vincente che manca.
