TORINO - Alla Continassa, sono convenienza e necessità i poli opposti che orientano la bussola tattica di Luciano Spalletti. Poco importa, dunque, che una fetta del destino della Juve passi dai piedi di chi - sulla carta - pare avere già il passaporto in tasca. Per ridisegnare la Juve che verrà ci sarà tempo, in estate. Ora non resta che far di necessità virtù, soprattutto di fronte a un’infermeria dal simile magnetismo, svuotatasi giusto una manciata di giorni, prima del nuovo ko di Dusan Vlahovic e di quelli di Vasilije Adzic e Mattia Perin. Il raggio, poi, si restringe ancor di più se a queste defezioni aggiungiamo quella di McKennie - che non partirà per la trasferta di Bergamo per via della squalifica rimediata all’Allianz - e alle condizioni ancora tutto fuorché ottimali di Arkadiusz Milik. Insomma, tutto porta a pensare che contro l’Atalanta toccherà di nuovo a David guidare dal primo minuto l’attacco bianconero.
Tattica Juve: il piano di Spalletti per valorizzare David
La prestazione del canadese con il Genoa ha convinto Spalletti, e questo al netto di qualche errore di troppo nella gestione del pallone, dovuto (in gran parte) alle stesse caratteristiche di David. Da qui, la scelta di sfruttare le poche sedute a disposizione prima del match - cruciale in ottica quarto posto - per disegnare un impianto tattico che possa agevolare l’ex Lilla. Niente più sportellate o duelli fisici a ridosso dell’area di rigore avversaria (quella non è roba per lui, come ha ammesso lo stesso Spalletti nell’ultimo post partita), in favore di un coinvolgimento maggiore dentro al gioco. Come? Schierando alle sue spalle un tridente tecnico e leggero, composto da Boga, Yildiz e Conceiçao.
Tra le possibili alternative, l’ipotesi di un passaggio al 4-3-3 con Koopmeiners nel ruolo di mezzala sinistra; o ancora il ritorno al 4-2-3-1 con Miretti sulla trequarti, al fianco di Yildiz e Chico. In ogni caso, la linea pare chiara: affidarsi alla creatività degli interpreti più tecnici per calamitare i raddoppi e aprire spazi alle folate in campo aperto del canadese. La sosta, stando alle sensazioni che filtrano dalla Continassa, ha riconsegnato a Spalletti una versione del canadese decisamente più fiduciosa e spregiudicata. Sente la porta e freme per scrollarsi di dosso la pesantezza emotiva degli ultimi mesi. E ci sarebbe pure riuscito se solo la sfortuna non si fosse messa di traverso all’Allianz, con quel palo centrato in girata da fuori area (gol che avrebbe avuto del clamoroso). Fiducia totale, dunque. E non è poco considerando la portata del match in questione.
