"Due tipi di rischio", il caso Milik e la rivelazione del capo del J Medical: "Come sta"

Il dottor Luca Stefanini spiega l'infortunio dell'attaccante polacco e racconta il grande recupero di Federica Brignone: ecco cosa ha detto

"Quando posso tornare?", questa è la domanda che ogni atleta si pone dopo un brutto infortunio. Al JMedical, clinica specializzata in traumatologia sportiva e cure multidisciplinari, sono tanti gli atleti che sono passati sotto le mani del Dott. Luca Stefanini, medico chirurgo specialista in Medicina dello Sport e general manager di Jmedical. Da anni Stefanini lavora quotidianamente con atleti di alto livello e pazienti comuni, in una struttura in cui le due realtà si incontrano e si contaminano. E proprio Stefanini ha approfondito molti aspetti del suo lavoro in un'intervista a Fortune Italia concentrandosi sull'ultimo caso relativo al mondo bianconero: Arkadiusz Milik.

 

 

I rischi per Milik

Il polacco è tornato a fermarsi dopo il rientro in campo, ma qual è è l’equilibrio tra accelerare il rtrieno e proteggere la salute a lungo termine dell’atleta? Esiste ancora una pressione per forzare i tempi? Stefanini risponde: "Esistono fattori di rischio intrinseci, legati alle caratteristiche dell’atleta, come l’età o gli infortuni pregressi, e fattori estrinseci, come la metodologia di allenamento o il calendario delle competizioni. Questi ultimi sono modificabili. Nel mondo professionistico esistono pressioni legate alla performance, è inevitabile. Il compito del medico è trovare un equilibrio tra ridurre i tempi di recupero e rispettare i tempi biologici di guarigione. Non bisogna dimenticare che il muscolo di un atleta impiega lo stesso tempo di quello di una persona comune a guarire. L’atleta però lavora per ottimizzare questo processo con terapie ed esercizi mirati. Non esiste il rischio zero: l’obiettivo è ridurre al minimo il rischio di recidiva. Come sta Milik? Ha avuto un infortunio muscolare, nulla di particolare. Ha già iniziato le cure e riprenderà senza problemi".

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Il caso Brignone

Strutture come JMedical seguono sia atleti professionisti sia pazienti non sportivi, mescolando due mondi importanti per i progressi della medicina sportiva. Guardando al futuro Stefanini pensa che l'innovazione riguardi "sia la tecnologia sia la gestione dei dati". In questi mesi il recupero al JMedical nel mondo dello sport che ha stupito tutti è stato quello di Federica Brignone: "Partendo da questo caso clinico, occorre sottolineare che esistono protocolli e processi di standardizzazione del recupero post-infortunio, ma la cosa fondamentale è analizzare e personalizzare il più possibile il singolo evento. Ci sono variabili legate alla tipologia di infortunio, al livello dell’atleta e alle sue esigenze. Ogni caso fa storia a sé. In particolare quello di Federica Brignone è stato un infortunio che va al di là delle classificazioni standard, raro e molto complesso da gestire per una serie di caratteristiche non solo cliniche. Il concetto chiave è che ogni infortunio risponde a protocolli riabilitativi, ma deve essere analizzato a 360 gradi come un unicum".

Come sono cambiati i tempi di recupero

Età e forza mentale due caratteristiche importanti, ma i tempi di recupero si sono davvero accorciati o è cambiato il modo di gestirli? "Oggi è fondamentale distinguere tre fasi del recupero: return to play, return to sport e return to performance. Return to play significa tornare ad allenarsi, per esempio in una squadra. Return to sport è il ritorno alla competizione, quindi tornare a giocare una partita o a fare una gara. Return to performance è l’ultima fase, cioè il ritorno al livello precedente all’infortunio. Quando si parla di tempi di recupero bisogna chiarire qual è l’obiettivo: tornare a praticare sport, tornare a competere o tornare alla performance. Quest’ultimo è il vero focus per un atleta perché dopo un infortunio c’è la necessità di recuperare non solo la possibilità di competere, ma anche la qualità della prestazione. Nella maggior parte dei casi, quando si torna a competere non si è ancora al livello pre-infortunio. Serve tempo ulteriore. Per questo parlare genericamente di “tempi di recupero” può essere fuorviante se non si specifica a quale fase ci si riferisce".

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"Quando posso tornare?", questa è la domanda che ogni atleta si pone dopo un brutto infortunio. Al JMedical, clinica specializzata in traumatologia sportiva e cure multidisciplinari, sono tanti gli atleti che sono passati sotto le mani del Dott. Luca Stefanini, medico chirurgo specialista in Medicina dello Sport e general manager di Jmedical. Da anni Stefanini lavora quotidianamente con atleti di alto livello e pazienti comuni, in una struttura in cui le due realtà si incontrano e si contaminano. E proprio Stefanini ha approfondito molti aspetti del suo lavoro in un'intervista a Fortune Italia concentrandosi sull'ultimo caso relativo al mondo bianconero: Arkadiusz Milik.

 

 

I rischi per Milik

Il polacco è tornato a fermarsi dopo il rientro in campo, ma qual è è l’equilibrio tra accelerare il rtrieno e proteggere la salute a lungo termine dell’atleta? Esiste ancora una pressione per forzare i tempi? Stefanini risponde: "Esistono fattori di rischio intrinseci, legati alle caratteristiche dell’atleta, come l’età o gli infortuni pregressi, e fattori estrinseci, come la metodologia di allenamento o il calendario delle competizioni. Questi ultimi sono modificabili. Nel mondo professionistico esistono pressioni legate alla performance, è inevitabile. Il compito del medico è trovare un equilibrio tra ridurre i tempi di recupero e rispettare i tempi biologici di guarigione. Non bisogna dimenticare che il muscolo di un atleta impiega lo stesso tempo di quello di una persona comune a guarire. L’atleta però lavora per ottimizzare questo processo con terapie ed esercizi mirati. Non esiste il rischio zero: l’obiettivo è ridurre al minimo il rischio di recidiva. Come sta Milik? Ha avuto un infortunio muscolare, nulla di particolare. Ha già iniziato le cure e riprenderà senza problemi".

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