Si è preso la responsabilità. Come sul calcio di punizione che ha rischiarato il suo orizzonte. Che sarà pur valso (giusto) un pari con il Verona, ma che botta quel gol. Che emozione. Che sensazioni. E ora Dusan Vlahovic non vuole mica rinunciarvi, per questo sta mettendo nel mirino Lecce, la partita contro il “suo” Pantaleo Corvino, soprattutto la gara che sembra destinata a ritrovarlo dal primo minuto. Ha dato la disponibilità, il serbo. L’ha fatto in maniera diretta con Luciano Spalletti: i colloqui sono quotidiani, ma quello di inizio settimana ha dato la sensazione generale di essere decisivo.
Sia perché la punta si sente meglio rispetto alle scorse settimane, sia perché ora Vlahovic ha un rettilineo di possibilità da cogliere: una dopo l’altra, proverà a non sciuparle. Partendo da Via del Mare, dove ha segnato una doppietta l’ultima volta in cui ha messo piede in campo (gennaio 2024), proseguendo contro l’ex Fiorentina allo Stadium e chiudendo con il derby di Torino, dove si augura di rimanere, e sa che per andare incontro all’eventualità c’è bisogno di fare altri passi. Decisivi. Comunque sul rettangolo verde, che tutto crea e allo stesso modo tutto distrugge. Figuriamoci senza la prossima Champions League.
Vlahovic si sta facendo trovare pronto
Nel frattempo, Dusan si sta facendo trovare pronto. Si sta prendendo il suo spazio senza pretenderlo, ma allo stesso tempo è consapevole della necessità della Juventus nei suoi confronti: Spalletti cerca un sussulto dalla sua punta, immagina la gara di Lecce come un pantano da cui bisognerà liberarsi. E Vlahovic fa a spallate. Vlahovic crea lo spazio dove non c’è. Vlahovic, poi, può giocare insieme a David nell’emergenza, può prendersi la regia dinamica di McKennie alle spalle. E può sfruttare traversoni come filtranti, può andare a mille all’ora come gestirsi. Ecco, a proposito di gestirsi: inevitabilmente, è una delle riflessioni in corso in questo momento, perché dall’operazione all’adduttore DV9 non ha più trovato quella continuità a cui ambiva, anche per disegnare diversamente il suo futuro. Sta lavorando per ottenerla, per regalarsi un finale all’altezza delle ambizioni: palestra, sedute specifiche, terapie.
E nel bagagliaio, forza. Tanta forza. Tutta quella che può sostenere in questo momento. Evitando di sterzare di puntare sulle accelerazioni, ma lavorando più di progressione e meno di intensità. Insomma: un programma ad hoc per sfruttare ciò che ha nelle gambe, provando a cavarne quanti più gol possibile. Al tecnico, a modo suo, li ha promessi. Come ha garantito condizione e fiducia in questo finale, decisivo per mille e più motivi, a cui Vlahovic guarda con occhi interessati pure per capire quale direzione prenderà il suo destino.
Vlahovic, tre occasioni per il futuro
Tutto s’intreccia, come sempre. E si spalanca, a Lecce, l’occasione unica di riscatto: non è titolare da 160 giorni esatti, da quel Juventus-Cagliari che ha cambiato interamente le prospettive della sua stagione. Ai tempi, sognava un Mondiale poi definitivamente sfumato e si vedeva più fuori che dentro i piani bianconeri per il futuro. Quasi sei mesi dopo, la vita si è ribaltata, la fiducia ritrovata è tornata a smarrirsi. E poi c’è stato Lucio. Che ha preso sempre più spazio, alla Juve. Che anche senza il suo nove si è costruito un pezzo di storia alla Continassa. E che ha indicato Dusan come fonte primaria della sua permanenza: se la società lo ascolterà in toto oppure no, molto però dipenderà dalle richieste finali (magari diverse, chissà inferiori) e dagli incontri di fine stagione. Intanto, DV9 ha Lecce, ha la Fiorentina, ha l’ultima col Torino. Ha tre occasioni e ha chiesto ufficialmente di sfruttarle tutte. Perciò, adesso gioca lui. Si augura da titolare. Davanti. Con la squadra alle sue spalle. Sta lavorando per quello. E per ritrovarsi, come contro il Verona, ma per due punti in più.
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