Dall’emarginazione tecnica al rinsavimento, prima dello stop - complesso e doloroso - per l’infortunio agli adduttori. Quindi il “rientro” in campo da acciaccato e il nuovo problema al polpaccio, fino ad arrivare al gol “scaccia-guai” su punizione contro il Verona. Non poteva esserci sceneggiatura più contorta e affascinante per l’ultima potenziale stagione di Dusan Vlahovic alla Juventus. Pane per i denti di chi, tra l’immaginario bianconero, brama un superuomo che possa traghettare il club in Champions League. Non l’eroe che meriterebbero - sulla falsa riga dei miti bianconeri del passato - ma quello di cui hanno disperato bisogno in questo momento. E la verità e che questa nomea al serbo non spiace per nulla. Sa di essere in debito con la Juve, con i tifosi, con i compagni e con lo stesso Spalletti, che quando l’ha avuto realmente a disposizione (solo per 5 match dal suo arrivo a Torino) non ha mai covato il benché minimo dubbio sul suo status tecnico.
Vlahovic, Spalletti osserva
E sa anche che una fetta consistente del finale di stagione dei bianconeri dipenderà dalle sue prossime gare. Lucio, in questi giorni, ne ha osservato al dettaglio ogni movenza. Ma soprattutto ci si è confrontato al termine di ogni seduta - anche ieri ha lavorato in gruppo con i compagni -, per capirci di più sulle sue sensazioni e sull’eventualità di farne il suo centravanti titolare da qui all’ultimo match di campionato con il Torino. Un tagliando quotidiano, condito da un programma di allenamento personalizzato che non mettesse a rischio le sue condizioni e che - anzi - ne massimizzarne l’efficacia sotto porta. Tradotto: poche accelerazioni o sterzate, per concentrarsi su forza, progressione palla al piede e balistica.
Spalletti, la richiesta a Vlahovic
Il serbatoio energetico di Dusan alla voce “minuti”, ne segna giusto una sessantina. Motivo per cui Lucio non gli chiederà di dissipare fiato inutilmente, abbassando il raggio d’azione per aprire spazi ai compagni. Bensì di muoversi là dove deve stare: nell’area di rigore avversaria, in attesa di essere servito. E un primo indizio progettuale - in questo senso - ci è stato consegnato proprio nel secondo tempo del match con il Verona, quando Spalletti gli ha urlato più volte e a gran voce di attaccare con più insistenza la profondità. Per i verdetti definitivi ci sarà da attendere la seduta di rifinitura di questa mattina, ma le risposte verbali e tecniche di Vlahovic fanno ben sperare Spalletti. Tant’è che l’ipotesi di rivederlo titolare contro il Lecce, a distanza di 162 giorni dall’ultima volta, sembra farsi sempre più concreta.
Lecce-Juve, la probabile formazione
Il ballottaggio con David, ad oggi, lo vede leggermente in vantaggio. Pochi dubbi, invece, per il resto degli interpreti che scenderanno dal primo a Lecce, a cominciare da Di Gregorio, verso la riconferma nonostante l’ultima ingenuità inscenata all’Allianz. In difesa spazio al trio Kalulu-Bremer-Kelly, con Cambiaso e McKennie sulle rispettive corsie. In mediana riecco Locatelli e Thuram, anche lui al meglio dopo le noie al ginocchio delle ultime settimane. In caso di una ricaduta, il francese potrebbe lasciare il posto a Holm, con McKennie che - a quel punto - verrebbe dirottato al fianco del capitano bianconero e a supporto dei due trequartisti: Yildiz e Conceiçao.
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