Un uomo (troppo) solo al comando

Crisi di rigetto già vissuta, anche nel recente passato e pare difficile da gestire o mediare

La verità è che giudicare Damien Comolli adesso è prematuro. Ma i pessimi risultati del campo (primo in quindici anni di Juve a non qualificarsi per la Champions) e il mercato estivo oggettivamente tutto sbagliato rappresentano una ghigliottina impietosa. Se non fossimo, tutti quanti, frullati nella centrifuga del giudizio immediato, varrebbe ricordare che Beppe Marotta, indubitabilmente il più bravo dirigente in attività e uno dei più bravi degli ultimi trent’anni, aveva iniziato esattamente così nel 2010: allenatore sbagliato (Delneri), mercato non del tutto azzeccato (Krasic e Martinez, per dire) e settimo posto, fuori dall’Europa. Come abbia saputo raddrizzare il timone, lo sanno tutti. Con la stessa logica, Comolli meriterebbe un’altra chance, perché il lavoro di un dirigente va giudicato almeno sulla media distanza e gli azzeramenti continui impediscono la costruzione di fondamenta e allungano i tempi della rinascita. Il problema, però, è che in questo momento non sono in discussione le qualità di Comolli, ma la situazione ambientale che si creata intorno a lui.

Comolli troppo solo

Oggi Comolli detiene ancora i pieni poteri, ma è un uomo solo al comando. Troppo solo. L’impressione che si ha è quella di una società (e un allenatore) che, a distanza di un anno dal suo arrivo, non abbiano ancora metabolizzato i metodi e le strategie del nuovo amministratore delegato e, in buona parte, non ne condividano le sue scelte più importanti, dalla gestione del mercato in giù. È una crisi di rigetto già vissuta, anche nel recente passato e pare difficile da gestire o mediare, per come si sono irrigidite le parti. Il nocciolo della questione, quindi, non è se Comolli può ripetere la sterzata di Marotta o meno, ma se le ruote hanno voglia di obbedire al volante manovrato da lui.

 

 

Marotta godeva di fiducia, credibilità e sostegno in quella Juve, Comolli molto meno. Si respira un’atmosfera di tensione e attesa alla Continassa, perché solo il grande capo, a questo punto, può risolvere il caso. O Elkann metterà in campo le sue più formidabili capacità di mediatore per trovare una quadra o sarà costretto a prendere una decisione più drastica. L’unica certezza è che qualcosa deve cambiare.

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