Tutto rimandato di una settimana, alla luce di un ko - quello con la Fiorentina - che avrebbe potuto ridisegnare completamente le sorti stagionali della Juventus. E, infatti, così è stato dal momento che, a conti fatti, nemmeno un successo contro il Torino sarebbe bastato per apporre un bollo bianconero sull’ultimo (e forse pure unico) obiettivo stagionale rimasto: la qualificazione alla prossima Champions League. Damien Comolli ha avuto giusto 24 ore di tempo per iniziare a processare quanto accaduto all’Olimpico Grande Torino, rivisitare il copione, tra spunti motivazionali ed altri decisamente più polemici, e presentarsi al “Townhall meeting” in programma ieri mattina, di fronte a tutti i dipendenti di ogni singola area Juve (sportiva e non), con le idee chiare. L’antipasto (comunque abbondante) di una giornata delicata e che lo avrebbe visto intervenire poco dopo alla Continassa anche di fronte alla stampa. L’ad bianconero, in primis, ci ha tenuto a fare chiarezza, assumendosi le responsabilità per quest’annata di gran lunga al di sotto delle aspettative. Dal percorso deficitario in Champions, a quello in Coppa Italia con l’eliminazione prematura per mano dell’Atalanta, passando poi per l’andatura sincopata in campionato, con il sesto posto finale.
Juve, ecco cosa serve
Un mea culpa inequivocabile, al quale è seguita una precisazione circa le voci che lo vedrebbero con mezzo piede fuori dalla Juventus: «Quello che dicono su di me e sul mio futuro a Torino non mi tocca o interessa minimamente». Nessun timore o incertezza, dunque, circa la possibilità di continuare ad operare liberamente (e senza alcuna delega impostagli dall’alto). Semmai, a scuoterlo è il monito spontaneo di doversi fare in quattro per mettere in piedi il più velocemente possibile un piano operativo che possa ricostruire i presupposti di una Juve sana, vincente e competitiva a ogni latitudine. Scenario che, a detta sua, dovrà passare necessariamente da un’unità di intenti collettiva che, al momento, non si respirerebbe tra le mura del club. Comolli ha infatti mostrato a tutti un sondaggio, somministrato internamente e riguardante le opinioni delle varie aree juventine sull’attuale direzione sportiva. Secondo quanto emerso, una copiosa fetta del mondo Juve riterrebbe che al club manchi, in ordine, un sufficiente livello di: “visione e strategia”; “leadership and people management”. Ma soprattutto, che la cultura Juve oggi sia “dominata dalla confusione”.
"Restiamo uniti, teniamo duro"
Da lì, il messaggio finale, tra la necessità di spendersi in prima persona per migliorare comunicazione e spirito di collaborazione tra le varie aree, e non solo tra dirigenza e aria tecnica: «Restiamo uniti, teniamo duro e fidiamoci l’uno dell’altro. Insieme riusciremo a tornare grandi». Infine, l’apertura di una breve finestra per un Q&A, chiusasi nel giro di pochi secondi dal momento che nessun dipendente bianconero ha avuto l’interesse di fare all’ad nemmeno la più banale delle domande... Ora, smaltito quest’impegno dovuto e voluto per rassicurare l’ambiente, i pensieri dell’ad andranno necessariamente al vertice, imminente, con il resto della dirigenza. L’incontro, in programma venerdì o lunedì (a seconda degli impegni di John Elkann), riunirà a un tavolo per la prima volta in assoluto l’ad di Exor, Comolli, Spalletti, Chiellini, Modesto e Ottolini. Per il tecnico bianconero un’occasione preziosa per mettere i dovuti puntini sulle i, ed esprimere la sua sulle lapalissiane criticità che albergano all’interno dell’area sportiva. Ma soprattutto, per presentare la lista di profili che vorrebbe portare in bianconero e confrontarla con quella del suo Ottolini-Comolli. Insomma, per fare chiarezza e iniziare a mettere in piedi la Juve che verrà.
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