TORINO - La brama del campo sopra ogni cosa. Al costo di rinunciare ai soldi, al lusso di Valdebebas e a tutto ciò che di elitario e speciale avrebbe ancora da offrigli il Real Madrid. La piazza in cui si è consacrato, spogliandosi da quel fare a metà tra l’approssimazione e l’autocompiacimento dei suoi anni in rossonero, per diventare un giocatore vero. Spietato, quando serve, sotto porta. Brillante e generoso in mezzo al campo, dove ha imparato a orchestrare la manovra e a sacrificarsi in fase di non possesso. La stessa parabola a cui ambirebbe Chico Conceiçao. E chissà che nel corso della prossima stagione, non possa essere proprio Brahim Diaz a dargli qualche chicca quotidiana sul manto della Continassa. Come imporrebbe il “manuale del buon compagno di squadra”.
I numeri di Brahim Diaz
Non è un segreto infatti che l’entourage del fantasista marocchino abbia da tempo avviato i discorsi con la Juve per il suo potenziale passaggio in bianconero nei prossimi mesi. Non perché il Real abbia intenzione di metterlo alla porta. I Blancos sono ben contenti del suo rendimento, così come i tifosi. E non è un dettaglio da poco nell’economia di una stagione disastrosa - per gli standard del Real - in cui tutti e proprio tutti sono finiti nell’occhio del ciclone. Se Brahim si è “salvato” lo deve alla sua cultura del lavoro. E al suo rendimento encomiabile tra Liga e Champions: 42 presenze, condite da 2 gol e 9 assist. Guai dunque a bussare alle porte del Real nell’ottica di una possibile cessione a titolo definitivo, se non a fronte di un’offerta monstre. Irrinunciabile persino per chi, da sempre, è abituato a spolpare di campioni il resto delle avversarie europee.
