Vlahovic e la Juve prigionieri in stallo, siamo ai titoli di coda: l’ennesimo smacco per Spalletti

Senza un segnale a stretto giro da parte del serbo, il club bianconero chiuderà i discorsi per il rinnovo: non si vuole sforare il tetto Yildiz

Asserragliati tra le mura delle rispettive convinzioni e senza la minima disponibilità a fare un passo in più nei confronti dell’altro. La distanza economica tra Vlahovic la Juventus in ottica rinnovo? Non enorme. Soprattutto se si considera il peso concreto della sua potenziale permanenza per Spalletti - che si è espresso in suo favore più volte pubblicamente così come nella stanza dei bottoni - e per la stessa Juventus, che avrebbe modo di depennare il primo slot (e che slot) del suo mercato estivo. Ma la verità è che non si tratta più di una semplice trattativa per il rinnovo di un tesserato bianconero. Semmai di una battaglia ideale. Una questione di principio, dove l’orgoglio pesa più dei milioni.

Il tetto Yildiz

Da una parte, appunto, le convinzioni del serbo, consapevole di arrivare da una stagione che l’ha visto abitare più l’infermeria che l’area di rigore, e dunque pronto a ridisegnare i confini del suo ingaggio. Ma a una condizione: rimanere il re Sole dello spogliatoio bianconero. Il più pagato della rosa. Da qui, il “no” secco alla proposta bianconera: si parla di un possibile biennale a 6 milioni che, con i bonus, si avvinerebbe ai 7 percepiti da Yildiz. Vlahovic ne vuole almeno 8, oltre a un copioso premio alla firma. Le ragioni vanno ricercate nel suo finale di stagione - il serbo, con 4 reti nelle ultime 4 sfide di campionato, è convinto di avere il coltello dalla parte del manico - e nel fatto che la sua permanenza a Torino comporterebbe il rinunciare a giocare la prossima Champions League.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Rinnovo Vlahovic-Juventus: le ragioni dello stallo

Pretese che - manco a dirlo - continuano a rimbalzare dall’altra parte della barricata contro un muro di gomma. La Juve si sente in credito. Con la sorte, certo, ma soprattutto con lui. Troppe le stagioni vissute al di sotto delle aspettative. Troppi i treni persi con ciascuno dei 4 tecnici con cui Vlahovic ha avuto modo di lavorare. Prima, gli alibi per il gioco troppo “attendista” di Allegri, poi quelli per un feeling emotivo mai decollato con Motta, quindi i diverbi con Tudor e infine l’infortunio agli adduttori, che non gli avrebbe permesso di mettersi in luce con l’unico tecnico “giochista” della sua avventura in bianconero. In mezzo l’illusione, ricorrente, che la stagione in essere sarebbe stata quella della consacrazione. Quella in cui sarebbe tornato a incidere come faceva con la maglia della Fiorentina. Un circolo vizioso da cui la dirigenza bianconera sperava di discostarsi definitivamente in estate, prima che fosse lo stesso Spalletti a farla tornare sui propri passi. A convincerla che, in fondo, a parità di prezzo sarebbe praticamente impossibile trovare sul mercato un attaccante più forte, pronto e congeniale al suo gioco. E la Juve, il suo sforzo, l’ha fatto, sedendosi insieme al padre di Dusan. Un interlocutore inedito, eletto da Vlahovic in virtù del gelo più totale tra la dirigenza bianconera e il suo procuratore, Darko Ristic.

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Futuro Vlahovic: la Juventus attende una risposta

Ora però la Juve non ha più voglia e tempo per trattare: si aspetta solo la firma, pura e semplice, come atto di riconoscenza. Il risultato? Un immobilismo d’acciaio. Una palude che non giova a nessuno. Perde tempo la Juventus, prigioniera di un rebus da risolvere in fretta e furia, per poter programmare in serenità il resto del mercato; e perde tempo Dusan, che ha scelto di congelare i corteggiamenti degli altri club, a cominciare da Chelsea, Bayern e Barcellona. Se nelle prossime due settimane Vlahovic non indietreggerà, è probabile che il club decida di chiudere definitivamente qualsiasi discorso. L’ennesimo smacco che Lucio - già scottato dai risvolti degli affari Alisson e Robertson, dati per avanzati e poi saltati o quasi (il portiere ha ancora un briciolo di chance) - sarà chiamato a digerire.

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Asserragliati tra le mura delle rispettive convinzioni e senza la minima disponibilità a fare un passo in più nei confronti dell’altro. La distanza economica tra Vlahovic la Juventus in ottica rinnovo? Non enorme. Soprattutto se si considera il peso concreto della sua potenziale permanenza per Spalletti - che si è espresso in suo favore più volte pubblicamente così come nella stanza dei bottoni - e per la stessa Juventus, che avrebbe modo di depennare il primo slot (e che slot) del suo mercato estivo. Ma la verità è che non si tratta più di una semplice trattativa per il rinnovo di un tesserato bianconero. Semmai di una battaglia ideale. Una questione di principio, dove l’orgoglio pesa più dei milioni.

Il tetto Yildiz

Da una parte, appunto, le convinzioni del serbo, consapevole di arrivare da una stagione che l’ha visto abitare più l’infermeria che l’area di rigore, e dunque pronto a ridisegnare i confini del suo ingaggio. Ma a una condizione: rimanere il re Sole dello spogliatoio bianconero. Il più pagato della rosa. Da qui, il “no” secco alla proposta bianconera: si parla di un possibile biennale a 6 milioni che, con i bonus, si avvinerebbe ai 7 percepiti da Yildiz. Vlahovic ne vuole almeno 8, oltre a un copioso premio alla firma. Le ragioni vanno ricercate nel suo finale di stagione - il serbo, con 4 reti nelle ultime 4 sfide di campionato, è convinto di avere il coltello dalla parte del manico - e nel fatto che la sua permanenza a Torino comporterebbe il rinunciare a giocare la prossima Champions League.

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