Asserragliati tra le mura delle rispettive convinzioni e senza la minima disponibilità a fare un passo in più nei confronti dell’altro. La distanza economica tra Vlahovic la Juventus in ottica rinnovo? Non enorme. Soprattutto se si considera il peso concreto della sua potenziale permanenza per Spalletti - che si è espresso in suo favore più volte pubblicamente così come nella stanza dei bottoni - e per la stessa Juventus, che avrebbe modo di depennare il primo slot (e che slot) del suo mercato estivo. Ma la verità è che non si tratta più di una semplice trattativa per il rinnovo di un tesserato bianconero. Semmai di una battaglia ideale. Una questione di principio, dove l’orgoglio pesa più dei milioni.
Il tetto Yildiz
Da una parte, appunto, le convinzioni del serbo, consapevole di arrivare da una stagione che l’ha visto abitare più l’infermeria che l’area di rigore, e dunque pronto a ridisegnare i confini del suo ingaggio. Ma a una condizione: rimanere il re Sole dello spogliatoio bianconero. Il più pagato della rosa. Da qui, il “no” secco alla proposta bianconera: si parla di un possibile biennale a 6 milioni che, con i bonus, si avvinerebbe ai 7 percepiti da Yildiz. Vlahovic ne vuole almeno 8, oltre a un copioso premio alla firma. Le ragioni vanno ricercate nel suo finale di stagione - il serbo, con 4 reti nelle ultime 4 sfide di campionato, è convinto di avere il coltello dalla parte del manico - e nel fatto che la sua permanenza a Torino comporterebbe il rinunciare a giocare la prossima Champions League.
