TORINO - No Jack, non è andata come te l’immaginavi anni fa. Ma sono le strade che non avresti mai pensato di percorrere quelle che, alla fine, ti portano a destinazione. La carriera di Giacomo Faticanti era cominciata sotto il segno della predestinazione. È quasi sempre ingannevole. L’ascesa nel settore giovanile della Roma, culminata con l’esordio assoluto da 18enne, con Mourinho in Europa League, lasciava presagire che questo centrocampista (allora l’italiano più precoce nella competizione) si sarebbe preso tutto e subito.
Ma da lì in avanti il percorso del classe 2004 si è complicato: prima la mancata conferma nella Capitale, poi le difficoltà di Lecce e infine la retrocessione in C con la Ternana. Giacomo ha sofferto, ha perso la fiducia. Non l’ambizione di continuare a lavorare per un obiettivo coerente col suo talento, in cui ha creduto la Juventus, quando quasi tutti avevano smesso di farlo. Claudio Chiellini, Head of Next Gen Area, lo ha voluto una prima e una seconda volta in prestito dal Lecce. È a Torino che Faticanti ha ritrovato la convinzione, la centralità e se stesso. L’ultima stagione da protagonista assoluto gli ha permesso di realizzare uno dei due sogni nel cassetto: il debutto con la Nazionale dei grandi (si era già laureato campione d’Europa con l’Italia U19).
