La prospettiva è chiara: accontentare Luciano Spalletti, come gli ha ordinato John Elkann, dopo i problemi riscontrati nelle trattative per Alisson e Robertson. E quindi, adesso, la parola chiave è incassare. Incassare, incassare. Già, un verbo che la proprietà - la stessa che ha messo più di un miliardo negli ultimi otto anni - ripete giustamente allo sfinimento a Damien Comolli, l’amministratore delegato atterrato un anno fa su Torino. Ci sono i conti da far quadrare. Milione più milione meno, alla Continassa dovranno raggiungere quota 55 entro la fine del mese, per alleggerire i conti afflitti dai mancati introiti di una Champions League sfumata. Sì, Elkann da qualche settimana a questa parte osserva con attenzione ogni singola mossa di Comolli. Ritenendo, appunto, che giugno debba essere considerato uno snodo cruciale per il suo mandato bianconero. Anche perché la stagione non è andata secondo i piani e Comolli ha delle responsabilità nella mancata qualificazione Champions. Il mercato estivo, per esempio, non ha inciso in nessun modo. La pescata invernale di Boga non cura certo tutti i mali. E gli attriti con Spalletti che Elkann ha cercato di ricomporre nella riunione di qualche settimana fa, mettendo le cose a posto, ma a una condizione: concretezza sul mercato, in modo da mettere a disposizione del tecnico una squadra per tornare a competere per lo scudetto.
Tanti rumor per nulla (ancora)
E la via per un mercato competitivo passa dalla capacità di cedere i giocatori in uscita per alleggerire il bilancio e realizzare le plusvalenze necessarie a tenere in equilibrio i conti e rispettare i paletti Uefa. All’orizzonte c’è lo spauracchio di un nuovo aumento di capitale, che Comolli ha il dovere di evitare con le cessioni. A onor del vero, dopo il vertice di fine maggio con Elkann e Spalletti, qualche segnale di distensione è stato messo a referto.
Ma Comolli ora è nelle condizioni di dover dimostrare qualcosa e il monitoraggio degli uomini di Exor procede. Quindi, non basteranno Martinez, Sorloth o Kolo Muani (in ogni caso, non è ancora arrivato nessuno), perché serve un salto di qualità nell’operatività sul mercato per convincere che la Juve stia funzionando così come è stata progettata un anno fa e non vada ristrutturata, a partire dai vertici.
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