Naturalmente soddisfatto della decisione di John Elkann, da me più volte auspicata, di operare una svolta “italiana” nella gestione della Juventus, dopo la non felice esperienza, appena conclusasi, di Damien Comolli, un’altra mia aspettativa è stata appagata, anche perché coltivata da tanto tempo. La scelta di Giovanni Carnevali nelle cariche di Amministratore Delegato e di Direttore Generale dell’Area Sportiva è, infatti, considerata da tutti come la migliore, sia per il profilo del nuovo dirigente bianconero, sia per il contesto nel quale si colloca. Carnevali ha maturato, nel corso di decenni, significative esperienze in tutte le serie professionistiche, acquisendo rare competenze non solo strettamente sportive, ma anche finanziarie nonché gestionali. Ultimo eclatante esempio la sua esperienza quale ad e dg del Sassuolo Calcio, ormai stabilmente entrato nella geografia della Serie A come realtà esemplificativa di gestioni sane ed oculate, ricche di calciatori giovani lanciati ogni anno (su tutti; Locatelli, Scamacca, Politano, Raspadori, Frattesi, solo per citarne alcuni), di importanti plusvalenze e di bilanci societari in perfetto equilibrio. Dunque, Giovanni Carnevali è ora, a pieno titolo, considerato un Top Manager e tutto questo genera, nei tifosi bianconeri, rilevanti e inevitabili aspettative.
Tempistiche non immediate
Vorrei però evidenziare che avere un Top Manager in società non significa automaticamente avere tanti Top Players nella rosa della prima squadra: per averli, in effetti, la Juventus deve tornare ai livelli della propria storia in Italia e in Europa e tutto questo richiede un progetto e tempistiche non immediate. Già secoli fa un saggio proverbio inglese recitava che “Rome wasn’t built in a day”, a significare che anche la più grande potenza di tutta la storia umana (Roma e il suo Impero) non fu edificata in un batter d’occhio, ma richiese il tempo a ciò necessario. La stessa ultima Juventus vincente di Andrea Agnelli e di Marotta ha necessitato di un periodo di rifondazione: il primo anno non fu certo memorabile, il secondo (quello del nuovo stadio e di Antonio Conte) fu vincente ma con una rosa di pochi Top e di molti ma efficaci “altri” giocatori (non me ne vogliano i vari De Ceglie, Pazienza, Pepe, Iaquinta, Quagliarella, Matri, Borriello, Estigarribia, Giaccherini, Padoin…).
Leva finanziaria ridotta
Solo dopo le prime stagioni vincenti sono approdati a Torino grandi calciatori (Pogba, Evra, Vidal, Tevez, Pjanic, Khedira, Cuadrado, Alex Sandro, Higuain, Dybala, Mandzukic, Dani Alves, Douglas Costa, Cancelo e tale Cristiano Ronaldo) che hanno, poi, lasciato un segno indelebile nella storia della Juventus. Ora, però, a causa delle restrizioni di mercato imposte dall’Uefa, la leva finanziaria sarà non poco ridotta, i tempi necessari per creare una rosa vincente saranno inevitabilmente non brevissimi, soprattutto se, come penso, il nuovo vertice dirigenziale avrà come mission l’ingaggio ed il lancio di calciatori giovani preferibilmente italiani e il difficile reperimento di alcuni campioni già consacrati, per creare uno “zoccolo duro” che per anni rappresenti le solide fondamenta della squadra della rinascita bianconera. Io sono fiducioso che Giovanni Carnevali saprà assolvere a questo non facile incarico ma, per favore, non pretendiamo che possa farlo “in a day”.
*ex magistrato
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