Oggi la Juventus affronterà la seconda amichevole della nuova stagione con una squadra molto più debole di quella che, due mesi fa, non è riuscita a conquistare il quarto posto. Le premesse per un incubo ci sono tutte, ma al 25 di luglio c’è ancora margine per scongiurare il disastro e si percepiscono movimenti importanti per chiudere l’acquisto del centravanti e del portiere in tempi suffi cientemente brevi. Ma il mercato della Juventus continuerà a essere una scalata faticosissima, perché il fardello degli errori commessi negli ultimi tre anni non consente un passo spedito e limita il raggio d’azione in modo imbarazzante. Tuttavia la Juve resta la Juve e non può permettersi di abdicare alle ambizioni e, soprattutto, tradire le aspettative di un popolo che nutre una fi ducia commovente (vedi gli abbonamenti). Quindi Carnevali e Massara dovranno inventare soluzioni e avere un sacco di idee. Lo sanno benissimo, se ve lo state chiedendo. Vedremo a fi ne mercato cosa avranno saputo fare. Nel dna della Juve c’è, in fondo, un pragmatismo sabaudo che giudica sulla base della sostanza assai di più che sulla quella della forma. Certo, è difficile per il popolo juventino pensare che, solo dieci anni fa, il problema del mercato era se valeva la pena pagare novanta milioni di clausola rescissoria per prendere il centravanti della principale avversaria in Serie A.
Inutile raccontarsi bugie
Oggi la Juventus deve progettare un mercato di occasioni, attendere, limare anche i centesimi e rassegnarsi al fatto che, per le operazioni meno urgenti, si debba attendere la seconda metà di agosto, quando iniziano i saldi e nel cestone delle occasioni si può pescare pure qualcosa di interessante. È un po’ malinconico come scenario, ma è inutile raccontarsi bugie, è quello in cui deve muoversi la Juve oggi. A due anni dall’estate in cui aveva comunque un portafoglio con cui poter spendere 50 milioni per Douglas Luiz, 60 per Koopmeiners e 20 per Di Gregorio. Oggi non c’è più margine per la poesia, il mercato della Juve deve essere pragmatismo puro: trovare i giocatori giusti, indipendentemente dal nome e costruire una rosa in grado di lottare per lo scudetto fi no all’ultimo, magari puntando all’Europa League. Prestiti, seconde scelte, giovani, meno giovani: l’importante è aumentare la qualità di una squadra che deve tornare in alto e non può metterci troppo tempo. Bisogna tappare le falle perché la Juve non aff ondi in una mediocrità permanente che sarebbe pericolosa e deprimente. Carnevali e Massara conoscono il calcio italiano e ci vivono dentro da suffi ciente tempo per non aver capito la sfida che stanno aff rontando.
La Juve deve restare sempre la Juve
E, per esempio, per non sapere che è inutile cercare di sminuire gli obiettivi o tentare di calmierare le aspettative. Sbandierare un quarto posto come obiettivo ha come duplice e pessimo risultato di irritare i tifosi e deresponsabilizzare i giocatori. Nelle ultime cinque stagioni, essere partiti con il ritornello della qualificazione Champions ha fatto sì che quando la squadra, tra gennaio e febbraio, si staccava in modo defi nitivo dalla testa della classifi ca, nessuno provasse vergogna o la necessità di ritornare su, ma iniziava un piccolo cabotaggio per centrare il quarto posto, a volte raggiunto in modo fortunoso, l’anno scorso fallito in modo sfortunato. E la Juve deve restare sempre la Juve.
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