Leao-Milan, ma quale rinnovo: frattura totale! Cessione in vista

A fine stagione si coglierà la prima offerta buona. L’unica speranza: rivalutarsi al Mondiale con il Portogallo

A metà della scorsa settimana Rafael Leao aveva postato sul suo profilo Instagram tre foto scattate durante un allenamento e aveva scritto: «Resetta, imposta, riparti!». Niente da fare. La gara contro l’Udinese non è stata una ripartenza, ma una sorta di resa. Quanto accaduto sabato durante la partita e al momento della sua sostituzione al 32’ della ripresa rischia di diventare un bivio sulla sua lunga esperienza in rossonero, arrivata alla settima stagione. La classica crisi del settimo anno. Leao ha giocato un tempo da punta senza riuscire a incidere e sbagliando molto. Il pubblico ha iniziato a rumoreggiare come solo quello di San Siro sa fare. I brusii, però, si sono trasformati via via in fischi, diventati sempre più fragorosi nel secondo tempo, quando anche nell’amato ruolo di ala sinistra, Rafa non è riuscito a fare il Leao. Colpa di una condizione fisica che non lo sostiene a dovere dall’estate e di un atteggiamento che negli ultimi tempi non è sembrato quello ideale (dentro e fuori dal campo). Poi, quando Allegri lo ha richiamato in panchina, San Siro non ha perdonato.

Malcontento Leao

Così tanti fischi per Leao, a memoria, non si ricordano. Non è stata e non è un’annata semplice per Leao che finora ha segnato 10 gol, il bottino più basso dal '21-22. La scelta di Allegri di puntare sul 3-5-2 lo ha immediatamente depotenziato, nonostante il tecnico abbia più volte difeso la sua scelta e promosso i progressi (?) del giocatore da prima punta. In particolare Leao è entrato in un vortice negativo nel 2026. Dopo l’infortunio all’adduttore destro del 9 dicembre, è subentrata la pubalgia che di fatto non lo ha mai abbandonato, limitandone esplosività e velocità, i suoi punti forti. Nel nuovo anno Rafa ha giocato 14 gare su 16, 11 da titolare e solo tre per 90 minuti. Mai ha dato la sensazione di essere a posto, ma il Milan e Allegri non hanno potuto farne a meno. Il problema è che Rafa col tempo non è migliorato, anzi. E nell’ultimo periodo è subentrato anche un certo nervosismo-malcontento a condizionare tutto. Il 15 marzo all’Olimpico contro la Lazio, lì dove è cominciato a sgretolarsi il sogno scudetto dei rossoneri, ha reagito malissimo al momento del cambio, una sceneggiata contro Pulisic (reo di non avergli passato la palla) e Allegri che non è piaciuta in particolare al club, già scocciato per altri comportamenti in quel di Milanello che hanno convinto i dirigenti a congelare i discorsi relativi al rinnovo del contratto in scadenza nel 2028 fino al 2030.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Milan

Leao è evidentemente un caso

Pochi giorni dopo ha alzato bandiera bianca nella rifinitura pre Torino, lamentando un rinnovato fastidio all'adduttore destro - scelta che ha fatto discutere nell'ambiente rossonero - e ha poi deciso, d'intesa con lo staff medico, di curarsi per una settimana in Portogallo durante la sosta per le nazionali. A Napoli era subentrato nel finale, quindi la debacle con l'Udinese. E adesso? Leao è evidentemente un caso, anzi, tolta la situazione generale della squadra, è il caso del momento in casa Milan. Ora bisogna arrivare alla meta, all'obiettivo Champions, ma poi andrà tirata una riga. La sensazione è che la storia di Leao in rossonero possa essere giunta ai titoli di coda, sia che Allegri lavori ancora sul 3-5-2 sia che imposti la stagione '26-27 col tridente. Però se nel 2022 il Milan rifiutava quasi 100 milioni dal Chelsea (fra cash e contropartite), oggi è difficile pensare che possa arrivare un club con più di 50 milioni. Il Barcellona (che ci ha pensato più volte grazie al feeling fra il presidente Laporta e l’agente Mendes), oggi è su altri obiettivi, idem il Psg e il Bayern Monaco, tutte squadre che avevano sondato l'attaccante in passato. Potrebbe spuntare qualcosa in Premier o magari dalla solita Arabia (ma Leao ci andrebbe a 27 anni?). Una discriminate, in senso positivo o negativo, potrebbe essere il Mondiale, che potrebbe rilanciare Rafa o eclissarlo ancora di più, complicando così i progetti rossoneri. Di certo, però, la frattura col mondo Milan si è creata e non sarà facile ricomporla, nonostante i compagni - con cui Rafa ha un ottimo rapporto - lo abbiano difeso dopo i fischi di domenica. Milan-Leao, dentro o fuori? Presto la sentenza.

 

 

 

Il dottor Max deve trovare la cura

Non basterà il più classico dei “calma”. Massimiliano Allegri oggi ritroverà la sua squadra a Milanello (pranzo tutti insieme e allenamento alle 15.30) e dovrà indossare il camice. Doppio, da psicologo e da dottore. Perché il Milan è un paziente malato, dalla testa alle gambe. Da quando il 15 marzo, una settimana dopo aver vinto il derby contro l’Inter ed essersi riportati a meno 7 a dieci giornate dal termine, riaccendendo quindi la fiammella dello scudetto, i rossoneri persero con la Lazio a Roma, la prime di tre sconfitte nelle ultime quattro gare che hanno segnato la caduta verticale della squadra. Dall’utopico - per certi versi - stimolo scudetto, alla paura che possa sfilare via anche la qualificazione Champions che un mese fa sembrava cosa certa, con il vantaggio di dieci punti sulla quinta. Oggi quel distacco si è dimezzato, così come sono calate drasticamente le certezze di una squadra che per otto mesi ha viaggiato sulle ali dell’entusiasmo, della concretezza e della solidità che gli aveva saputo dare il suo allenatore dopo una stagione da montagne russe.

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Allegri il punto di riferimento

Proprio Allegri resta in questo momento il punto di riferimento a cui tutti in casa rossonera si aggrappano. Il gruppo - che non avrebbe gradito le pressioni esterne che hanno spinto il tecnico a virare sul 4-3-3 contro l'Udinese - è con Max, la società pure, convinta che con la sua esperienza il livornese saprà trovare la via d'uscita per salvare la qualificazione alla Champions, meta obbligatoria per evitare un'estate di lacrime e sangue. E nuove rivoluzioni? Allegri da oggi dovrà lavorare su due fronti. Il più importante è certamente quello psicologico, perché la squadra, una volta persa di vista la “molla” scudetto, ha svanito la carica emotiva che teneva tutto unito: attenzione, garra, ardore. Soprattutto equilibrio, parola a cui Allegri si è aggrappato per mesi. Equilibrio in campo, perché l’allenatore era conscio che con questo organico fosse più importante mettere a posto la fase difensiva che pensare allo spettacolo. Equilibrio mentale: «Non siamo dei fenomeni se vinciamo, non siamo dei brocchi se perdiamo», il mantra ripetuto all'infinito e che la squadra sembra aver smarrito da qualche settimana e che andrà ritrovato.

Trascinatori in riserva

Perché la classifica - peggiorata nel girone di ritorno - dice che il Milan è ancora terzo, con il destino fra le proprie mani. Certo, ci saranno delle sfide chiave sulla strada - gli scontri diretti a San Siro con Juventus e Atalanta -, ma se il Milan farà il proprio dovere con Verona (domenica prossima, partita stra-stra-decisiva), Sassuolo, Genoa e Cagliari, l’obiettivo sarà agguantato. Per farlo, però, Allegri dovrà trovare la cura anche per ridare energie a giocatori che nell'ultimo periodo sono appannati. Al di là degli attaccanti, cronicamente giù di forma - tutti e cinque, nessuno escluso -, sono in riserva i trascinatori della stagione: Modric, Rabiot, Saelemaekers. Servirà un tonico e magari tornare al 3-5-2, la coperta di Linus di questo Milan. Un Milan vincente se operaio nell'animo.

 

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A metà della scorsa settimana Rafael Leao aveva postato sul suo profilo Instagram tre foto scattate durante un allenamento e aveva scritto: «Resetta, imposta, riparti!». Niente da fare. La gara contro l’Udinese non è stata una ripartenza, ma una sorta di resa. Quanto accaduto sabato durante la partita e al momento della sua sostituzione al 32’ della ripresa rischia di diventare un bivio sulla sua lunga esperienza in rossonero, arrivata alla settima stagione. La classica crisi del settimo anno. Leao ha giocato un tempo da punta senza riuscire a incidere e sbagliando molto. Il pubblico ha iniziato a rumoreggiare come solo quello di San Siro sa fare. I brusii, però, si sono trasformati via via in fischi, diventati sempre più fragorosi nel secondo tempo, quando anche nell’amato ruolo di ala sinistra, Rafa non è riuscito a fare il Leao. Colpa di una condizione fisica che non lo sostiene a dovere dall’estate e di un atteggiamento che negli ultimi tempi non è sembrato quello ideale (dentro e fuori dal campo). Poi, quando Allegri lo ha richiamato in panchina, San Siro non ha perdonato.

Malcontento Leao

Così tanti fischi per Leao, a memoria, non si ricordano. Non è stata e non è un’annata semplice per Leao che finora ha segnato 10 gol, il bottino più basso dal '21-22. La scelta di Allegri di puntare sul 3-5-2 lo ha immediatamente depotenziato, nonostante il tecnico abbia più volte difeso la sua scelta e promosso i progressi (?) del giocatore da prima punta. In particolare Leao è entrato in un vortice negativo nel 2026. Dopo l’infortunio all’adduttore destro del 9 dicembre, è subentrata la pubalgia che di fatto non lo ha mai abbandonato, limitandone esplosività e velocità, i suoi punti forti. Nel nuovo anno Rafa ha giocato 14 gare su 16, 11 da titolare e solo tre per 90 minuti. Mai ha dato la sensazione di essere a posto, ma il Milan e Allegri non hanno potuto farne a meno. Il problema è che Rafa col tempo non è migliorato, anzi. E nell’ultimo periodo è subentrato anche un certo nervosismo-malcontento a condizionare tutto. Il 15 marzo all’Olimpico contro la Lazio, lì dove è cominciato a sgretolarsi il sogno scudetto dei rossoneri, ha reagito malissimo al momento del cambio, una sceneggiata contro Pulisic (reo di non avergli passato la palla) e Allegri che non è piaciuta in particolare al club, già scocciato per altri comportamenti in quel di Milanello che hanno convinto i dirigenti a congelare i discorsi relativi al rinnovo del contratto in scadenza nel 2028 fino al 2030.

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Leao-Milan, ma quale rinnovo: frattura totale! Cessione in vista
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Leao è evidentemente un caso
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Allegri il punto di riferimento